FOMC: conto alla rovescia per QE3

Il FOMC apre a nuovo stimolo: la disoccupazione è prevista al di sopra del livello di equilibrio fino a fine 2014….


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con l’inflazione al, o sotto il, livello coerente con la stabilità dei prezzi. La distanza di prezzi e disoccupazione dal mandato della Fed dovrebbe determinare nuovi interventi. Anche il consenso nel Comitato si è spostato in questa direzione: probabile un QE3 entro inizio 2012.
La riunione del FOMC si è conclusa con indicazioni di apertura per un eventuale nuovo programma di acquisto titoli. Nella conferenza stampa Bernanke ha dichiarato che anche se l’economia ha dato segni di miglioramento, la disoccupazione rimane “davvero troppo elevata” e i miglioramenti attesi saranno probabilmente “lenti in modo frustrante”. Bernanke ha affermato che se la Fed ritenesse di essere “sufficientemente lontana dai suoi obiettivi” in termini di inflazione e di crescita e se giudicasse che un ulteriore stimolo monetario potrebbe essere utile, “allora il Comitato ovviamente proverebbe a intraprendere un’azione correttiva”.
Ecco qui le condizioni per un ulteriore intervento, in parte già evidenti anche dalla revisione delle proiezioni (vedi sotto). Il Chairman ha ribadito che la Fed “è pronta a fare di più e ha gli strumenti per farlo”, aggiungendo che l’acquisto di MBS per sostenere il mercato immobiliare è “un’opzione possibile” ed è “sul tavolo”.
I punti cruciali del comunicato sono in linea con quanto espresso da Bernanke. 1) La crescita riaccelera, ma persiste la “debolezza delle condizioni generali del mercato del lavoro”, il tasso di disoccupazione rimane elevato e si prevede che scenda “solo lentamente”. 2) Sulla crescita ci sono “rischi significativi verso il basso”, anche per via delle tensioni sui mercati finanziari globali.
3) Il Comitato prevede che l’inflazione sarà nei prossimi trimestri su livelli “uguali o inferiori a quelli coerenti con il doppio mandato del Comitato”. 4) Il consenso si è mosso in direzione espansiva. Le decisioni del Comitato sono state prese con voti favorevoli di tutti i membri tranne Evans (Chicago Fed), che avrebbe voluto maggiore stimolo monetario a questa riunione.
Pertanto si registra un netto spostamento degli equilibri del Comitato verso un maggiore stimolo monetario, visto che i tre falchi che avevano dissentito ad agosto e settembre si sono allineati al resto del FOMC, mentre inizia a farsi sentire dissenso per una maggiore espansione.
Le proiezioni macroeconomiche includono ora anche il 2014. Lo scenario della Fed vede una crescita più bassa e una disoccupazione più alta rispetto a quanto previsto a giugno. Nel 2012 la crescita prevista è fra il 2,5% e il 2,9%, da 3,3-3,7% di giugno. Il tasso di disoccupazione è visto a 8,5-8,7% a fine 2012 e ancora ben al di sopra del livello di equilibrio a fine 2014 (fra 6,8% e 7,7%). Il tasso di disoccupazione di lungo termine è stimato fra 5,2% e 6% (da 5,2-5,6% di giugno). L’inflazione è prevista in calo con il deflatore core a 1,5-2% nel 2012 e all’1,4-1,9% nel 2013. La stabilità dei prezzi rimane definita fra 1,7% e 2%: pertanto l’inflazione è attesa al di sotto del centro dell’intervallo per tutto il periodo previsivo.
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Con questo scenario, che ricalca la caratterizzazione data da gran parte dei discorsi recenti dei membri del FOMC, ci sono le condizioni per nuovi interventi, anche se Bernanke ha sottolineato che la politica monetaria attuale è già estremamente espansiva. Il Comitato dà importanza anche alle decisioni di politica fiscale, che saranno al centro dell’attenzione nelle prossime settimane e possono influenzare in modo determinante lo scenario del 2012. Entro il 23 novembre il “super comitato” istituito ad agosto dovrebbe dare un piano di riduzione del deficit 2013-21 per almeno 1,2 trilioni di dollari. Il CBO, per stimare gli effetti di nuova legislazione sulle variabili fiscali, richiede almeno 10 giorni per tali stime. Il tempo stringe, ma in Congresso per ora non c’è alcun segnale di compromesso che possa generare un piano accettabile.

Nel caso in cui la Fed ritenesse opportuno intervenire ancora per dare un effettivo stimolo, l’unico strumento con qualche efficacia rimane un programma Large Scale Asset Purchase (LSAP). In diversi commenti la Fed ha sottolineato che in questa fase di crisi sui mercati finanziari globali, a fronte di un calo marcato dei rendimenti dei titoli “sicuri” si è osservato un andamento divergente dei rendimenti dei titoli più rischiosi: il deteriorarsi delle condizioni finanziarie sulla scia della crisi del debito europeo può tornare a richiedere misure di credit easing, come nella prima parte del periodo post-Lehman. Secondo la San Francisco Fed, anche se l’epicentro della crisi è in Europa, “ora sembra una crisi globale” (“it looks like a global crisis now”). Inoltre, secondo la Fed è la crescita troppo debole a penalizzare il mercato del lavoro, ed è evidente che il settore immobiliare è la chiave principale della mancata crescita in questo ciclo. Un primo passo compiuto dalla Fed nella direzione di interventi su titoli collegati all’edilizia residenziale è stato fatto a settembre, con la decisione di spostare il reinvestimento di titoli in scadenza da Treasury a titoli della stessa tipologia. MBS e GSE nel portafoglio della Fed sono calati fra marzo 2010 e settembre 2011, dal picco di circa 1,3 trilioni di dollari a poco sotto 1 trilione di dollari.
Sulla base del nuovo programma di reinvestimenti, la Fed stima che nel 2012 vengano acquistati fra 200 e 300 miliardi di dollari, per mantenere l’ammontare di MBS e GSE costante intorno a 1 trilione di dollari. L’annuncio a settembre della nuova politica di reinvestimento è stato seguito da una decisa chiusura dello spread MBS-Treasury e da un calo dei tassi sui mutui. Nel mese di ottobre i tassi sui mutui sono tornati a salire e si sono stabilizzati sui livelli immediatamente precedenti la riunione di settembre, rendendo difficile interpretare l’effetto della nuova politica sul reinvestimento. La dimensione degli acquisti è limitata e prevista intorno a 20-30 miliardi di dollari al mese. Al contrario, in seguito all’introduzione di QE1, che vedeva un ammontare molto ampio di acquisti (1,2 trilioni di dollari di MBS e 200 miliardi di dollari di titoli delle agenzie), i tassi sui mutui e lo spread con i Treasury avevano segnato un calo significativo e duraturo.
In conclusione, manteniamo la previsione che fra dicembre e gennaio il FOMC introduca un nuovo programma di acquisto titoli, che potrebbe includere titoli diversi dai Treasury, più legati al mercato immobiliare.
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Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

 

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

 

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

 

Venerdì 13 maggio

 

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

 

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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