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Intesa Sanpaolo : Germania: nuovo calo dell’IFO in settembre

Intesa Sanpaolo – L’indice IFO è sceso a 84,3 da 88,6 precedente in settembre: è il quarto calo mensile di fila, che porta l’indice ai minimi da maggio 2020.

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Il calo è stato guidato dal deterioramento delle aspettative (75,2 da 80,5, la lettura più bassa da aprile 2020) penalizzate dall’elevata incertezza legata al contesto internazionale e alle preoccupazioni di tenuta della domanda sia domestica che estera. La situazione economica attuale del Paese è peggiorata a 94,5 da 97,5 precedente (un minimo da aprile dello scorso anno).

Il calo dell’indagine IFO non è isolato: anche in Francia la fiducia delle imprese ha perso ancora quota. Venerdì l’indagine PMI aveva segnalato un nuovo rallentamento dell’attività sia nel manifatturiero che nei servizi dell’Eurozona. Questa settimana l’indagine Istat e l’indice di fiducia economica (ESI) elaborato dalla Commissione UE completeranno il quadro.

La flessione coinvolge tutti i principali comparti ma rimane la manifattura il settore più penalizzato. L’indice manifatturiero scende infatti a -14,2 da -6,8 di agosto, con indicazioni di calo della produzione e di rallentamento della domanda; la componente aspettative e l’accumulo di scorte di merce invenduta anticipa una contrazione della produzione industriale nel 2° semestre. La flessione più ampia è stata però registrata nei servizi (-8,9 da 1,4) e nel commercio al dettaglio (-39,8 da -31,9) anche in questo caso dovuta soprattutto al crollo delle aspettative, segnale che le imprese iniziano ad anticipare una frenata della domanda esaurita oramai la spinta delle riaperture. Infine, cala anche il morale nelle costruzioni (-21,6 da -14,8) e nel commercio all’ingrosso (-26,4 da -21,6).

In sintesi, l’indagine IFO conferma la fase di forte debolezza dell’economia tedesca, aggravata dal rallentamento della domanda globale. Ci attendiamo ora una contrazione del PIL tra -0,2% t/t e -0,3% t/t nel 3° trimestre. Sui prossimi mesi pesa la minaccia di interruzione completa delle forniture di gas dalla Russia, anche se l’elevato livello delle scorte (che hanno superato il 90% della capacità) e il possibile aumento di produzione dell’impianto olandese di Groningen potrebbero impedirebbe uno scenario di “hard rationing”. Rispetto a tre mesi fa, rivediamo le nostre stime di crescita per il 2022 a 1,6% (da un precedente 1,7%) e per il 2023 ad appena 0,1% da 2,8%. Ad ogni modo, il nostro scenario per il 2023 rimane più ottimistico di quello prospettatodall’istituto IFO e pubblicato a metà settembre, che prevede una contrazione del PIL di -0,3% nel prossimo anno.

Fonte: BondWorld.it


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