Bienvenu Alexis La Financière de l'Echiquier

La Financière de l’Echiquier – Banche centrali, è guerra ai mercati?

La Financière de l’Echiquier – Come si è potuto notare anche all’apice della pandemia da Covid-19, le banche centrali hanno assunto il ruolo di salvatore supremo del mercato e, per i più ottimisti, dell’economia in generale.


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A cura di Alexis Bienvenu, gestore di La Financière de l’Echiquier


Di recente però, quasi tutte hanno adottato un approccio bellicoso nei confronti dello stesso, combattendo – addirittura – le conseguenze delle loro azioni! Come non ipotizzare quindi episodi di turbolenza sui mercati azionari mondiali?

La Banca d’Inghilterra ne è l’ultimo esempio.  Dopo aver iniziato ad alzare i tassi di riferimento a partire dalla fine del 2021, in anticipo rispetto alla Banca Centrale Europea e persino alla Federal Reserve (Fed) statunitense, annuncia il 28 settembre scorso – cogliendo tutti di sorpresa – un programma di acquisto di titoli di Stato britannici a lunga scadenza per un importo di 65 miliardi di sterline (quasi 75 miliardi di euro). Benché si stesse preparando a ridurre le dimensioni del suo bilancio, decisione che è stata posticipata, intende in questo modo contrastare l’aumento dei tassi di interesse a lungo termine.  Cerca, così facendo, di attenuare l’impatto estremamente negativo sui tassi provocato dall’annuncio delle misure fiscali propugnate dal nuovo Primo Ministro, Liz Truss, che ha pianificato l’assunzione di un debito pubblico massiccio per finanziare le misure di tutela delle famiglie contro i costi dell’energia e per rilanciare la crescita, suscitando sfiducia sul mercato.

Meno entrate, più spese: il mercato non poteva gradire e la sterlina si è deprezzata in modo spettacolare, toccando i minimi storici rispetto al dollaro. Per combattere la sfiducia del mercato, la Banca centrale ha invertito la rotta della politica di rialzo dei tassi abbassando i rendimenti delle scadenze a lungo termine. Eppure, i rialzi dei tassi dovrebbero calmare l’inflazione contro cui il governo sta lottando! Si sta mettendo in questo modo i bastoni tra le ruote, già danneggiate, così come tra quelle del governo, alle cui lacune sta cercando di rimediare…

Non è l’unica banca centrale ad agire contro il mercato. La Banca del Giappone non arretra di un centimetro sui suoi tassi d’interesse prossimi allo zero, mentre l’inflazione sta lentamente prendendo piede e lo yen sta perdendo quota contro il dollaro a un ritmo vertiginoso. Si vede di conseguenza costretta a vendere dollari contro lo yen al fine di sostenerlo benché questa manovra non porti a nulla in assenza di una politica monetaria meno accomodante. Nella sua lotta contro il mercato dei cambi sembra disporre, per ora, di un arsenale piuttosto limitato.

Tutta l’Asia deve, infatti, lottare contro un dollaro troppo forte. Taiwan sta introducendo dei controlli sui cambi e Indonesia e India stanno intervenendo per sostenere le loro valute. A livello più sistemico, lo yuan si sta indebolendo nei confronti del dollaro raggiungendo livelli che non si vedevano dal 2008 e la Banca centrale cinese è costretta, per la venticinquesima volta consecutiva, a fissare un tasso di cambio superiore alle aspettative del mercato. Ma vendendo obbligazioni statunitensi contro lo yuan per moderare la pressione al ribasso che si esercita sulla sua valuta, contribuisce ad aumentare il rendimento delle obbligazioni statunitensi, incrementando ulteriormente il differenziale di tasso a favore del dollaro! Anche in questo caso, l’arma monetaria si rivela in parte essere un autogoal.

I rapporti sono ormai tesi tra le banche centrali e il mercato dove la principale aggressione arriva ovviamente dalla Fed che, inesorabile, prosegue nella sua politica di rialzo dei tassi, e quindi del dollaro, per rallentare l’economia e far scendere l’inflazione. Ci riuscirà: l’inflazione è certamente ancora ai massimi anche se si profilano alcuni segnali di tregua, in particolare nel mercato immobiliare statunitense. Ma i risparmiatori stanno soffrendo, le imprese difficilmente riusciranno a rifinanziarsi, e più in generale il mondo non statunitense sta soffrendo per via di un dollaro molto forte, che penalizza gli importatori di materie prime e sostiene l’inflazione in questi Paesi, nell’Eurozona in particolare.

Ma se la Fed sta facendo la guerra al mercato, afferma di farlo per il bene di quest’ultimo a lungo termine, perché l’inflazione distrugge il reddito reale da lavoro e da asset finanziari. L’orizzonte lungo dà un senso alla crociata della Fed. Potrebbe quindi, suo malgrado, continuare a essere l’ancora di salvezza del mercato!

Fonte: BondWorld.it


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