BCE: il valore del tempo

Dopo la seconda asta a 36 mesi, riteniamo che la BCE vorrà prendere tempo per valutare gli effetti della massiccia iniezione di fondi sulle condizioni di mercato. La BCE non farà quindi nessun annuncio, ma manterrà aperte tutte le opzioni e segnalerà la disponibilità ad ulteriori interventi in caso di rinnovate pressioni. Un taglio del refi al di sotto dell’1,0% è improbabile, dati i segnali di stabilizzazione ciclica ed il netto miglioramento del bilancio dei rischi che si è innescato con le aste a tre anni. Dopo aver comprato tempo con le aste a 36 mesi …


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La seconda asta straordinaria triennale della BCE si è conclusa con un risultato superiore alla prima: sono stati allocati 529,5 miliardi contro i 489,2 dell’asta del 21 dicembre (e contro i 470 attesi dalla media degli analisti secondo il consensus Bloomberg); tenuto conto della minor richiesta alle altre operazioni di questi giorni, la creazione netta di liquidità è stata di circa 310 miliardi di euro, circa 120 miliardi in più che a dicembre (193 miliardi di euro). Da notare che all’asta hanno aderito ben 800 istituzioni finanziarie (più di un terzo delle 2267 totali) contro le 523 di dicembre, un dato che potrebbe riflettere i tempi di adattamento del sistema all’allentamento dei criteri di stanziabilità. L’operazione dello scorso mercoledì lascia l’ammontare di fondi immessi con le OMO oltre i mille miliardi di euro; a questi vanno aggiunti i 219 miliardi del SMP e i 64,6 miliardi dei programmi sui covered bonds. Gli asset detenuti dalla BCE sono difatti raddoppiati da settembre del 2008 ad oggi e alcuni cominciano ad essere timorosi della dimensione del bilancio BCE e delle misure adottate per fronteggiare la crisi. Vale la pena ricordare che la Fed ha circa sestuplicato il proprio bilancio sullo stesso arco di tempo, anche se dopo numerose misure di credit easing (CE) è passata a programmi di quantitative easing (QE). Tuttavia, la dimensione del bilancio di una Banca centrale pone dei rischi per la dinamica inflazionistica di medio termine solo se l’aumento di base monetaria genera, tramite il credito, una crescita di domanda e offerta al di sopra del potenziale. Ma non ci troviamo in una situazione di questo tipo.

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Continuiamo a ritenere che le operazioni a 36 mesi abbiano cambiato in meglio il bilancio dei rischi anche sul medio periodo, come sostenuto nel Weekly Economic Monitor del 24/02/2012.
Le argomentazioni che le operazioni sono servite soltanto a comprare tempo, spostando il problema in avanti ci sembrano poco convincenti. In questa crisi, difatti, il tempo potrebbe rivelarsi il miglior investimento. Se è vero che le aste non hanno ridotto le passività delle banche, non è escluso che le banche utilizzino parte della liquidità per operazioni di buyback e che, con il graduale ritorno a condizioni di raccolta accettabili sul mercato all’ingrosso, possano prendere meno a prestito dalla BCE nelle operazioni ordinarie nei prossimi mesi per arrivare poi a rimborsare parte dei fondi dopo un anno. Se la liquidità netta verrà in parte reinvestita in titoli pubblici nei Paesi periferici, vi saranno comunque benefici per il conto economico e per la posizione di liquidità. E se è vero che tale scelta potrebbe rendere la posizione di bilancio delle banche maggiormente dipendente dalla dinamica del rischio Paese, è evidente che le operazioni hanno alleviato il rischio di rifinanziamento per i Governi dei Paesi periferici, e quindi l’urgenza e l’entità della ricapitalizzazione dei bilanci bancari – quanto meno in quei paesi, Italia e Spagna in particolare, in cui il peggioramento dei capital ratios é in larga misura riconducibile al contagio da rischio sovrano. Con il tempo, le misure di austerità fiscale daranno i loro frutti ed il quadro di finanza pubblica nei Paesi periferici migliorerà, riportando fiducia e ridimensionando ulteriormente il rischio Paese.

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La BCE si prenderà una pausa sulle misure straordinarie

Riteniamo, quindi, che la BCE dopo le ultime misure straordinarie, vorrà prendersi una pausa per verificare gli sviluppi di mercato. Tuttavia, dal momento che la crisi non è rientrata del tutto, ci aspettiamo che la BCE mantenga aperte tutte le opzioni e segnali la disponibilità ad intervenire nel caso di rinnovate pressioni. La BCE manterrà il full allotment ancora a lungo, anche se è assai improbabile che annunci a breve altre aste straordinarie.

Inoltre, il SMP rimarrà attivo, anche se gli interventi variano molto in ragione dell’andamento del mercato. Secondo indiscrezioni di stampa, nei giorni scorsi la BCE è intervenuta a sostegno dei titoli portoghesi dopo due settimane di inattività. Il SMP rimane uno strumento cardine per fronteggiare il rischio di rinnovate pressioni sul debito dei Paesi periferici. Secondo alcuni, il fatto che la BCE abbia potuto evitare le perdite imposte ai creditori privati può ridurre l’efficacia del programma, inducendo gli investitori a ridurre l’esposizione nei Paesi a rischio; tuttavia, il meccanismo consente comunque di agevolare l’assestamento dei portafogli degli investitori esteri, soprattutto quando risulta troppo concentrato temporalmente.

Le nuove stime dello staff BCE saranno coerenti con tassi fermi

Per quanto concerne le misure convenzionali, non ci aspettiamo un calo dei tassi sotto l’1,0%. Le nuove previsioni dello staff BCE porteranno la proiezione centrale per il 2012 circa in linea con la stima di consenso di una lieve recessione (-0,5%). La previsione per il 2013 sarà rivista al ribasso, appena sotto l’1,0%, dall’1,3% di dicembre scorso. Le stime d’inflazione saranno ritoccate al rialzo sia quest’anno che il prossimo, dal momento che la dinamica delle esogene potrebbe essere meno favorevole. Il prezzo del petrolio greggio implicito nei futures ( è sostanzialmente più alto di quello sottostante l’esercizio di previsione di dicembre (109,4 dollari nel 2012 e 104,0 nel 2013) ed il cambio più debole (1,36 nel 2012 e nel 2013). Le nuove stime dello staff BCE giustificheranno quindi tassi fermi. Draghi ha, del resto, posto l’enfasi su segnali di stabilizzazione ciclica, sia pure su livelli modesti. Inoltre, il calo dei rendimenti e il miglioramento del clima di fiducia avranno effetti positivi sulle prospettive economiche, così come nel 2011 ne avevano avuti di negativi. La massiccia iniezione di liquidità ha ridotto il rischio di una stretta sul credito e, quindi, di una più severa risposta del ciclo economico alla crisi sul debito sovrano. Già alla riunione di febbraio la BCE valutava i rischi per lo scenario verso il basso ma non più “sostanziali”. La persistenza dell’inflazione europea sopra il 2,0% anche nei primi mesi del 2012 è interamente riconducibile alle pressioni sul prezzo del greggio che riflettono le tensioni geopolitiche. La probabilità che l’inflazione da energia inneschi effetti di seconda battuta è trascurabile in particolare nei Paesi periferici, dove la bassa crescita ed il netto deterioramento delle condizioni sul mercato del lavoro metteranno piuttosto pressioni verso il basso sulla dinamica di costi e prezzi interni.

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Tasso sui depositi a zero non può escludersi, ma è difficile sia annunciato a breve.

Il processo virtuoso innescato dalle aste a tre anni deve ancora trasferirsi in una maggiore circolazione di fondi tra gli operatori e, successivamente, al sistema produttivo. Un modo per favorire la circolazione della liquidità all’interno del sistema potrebbe essere un taglio del tasso di remunerazione delle riserve. Ci sembra improbabile che segnali in tal senso possano arrivare già alla prossima riunione. La BCE vorrà verificare gli sviluppi sul mercato interbancario, prima di adottare misure radicali e probabilmente controverse all’interno del Consiglio direttivo. Se la situazione tornasse a preoccupare, la BCE potrebbe preferire la via normale, cioè quella di tagliare il refi di 25 punti base e di traslare tutto il corridoio, piuttosto che muovere il solo tasso sui depositi.

Quali i rischi? La recessione nei Paesi periferici potrebbe essere più profonda e durare più a lungo. Non è escluso che in una simile circostanza si vedano rinnovate pressioni su Italia e Spagna. In quel caso i bilanci bancari risentirebbero dell’aumento del rischio Paese e del probabile aumento di incagli e sofferenze. Va però considerato che almeno in Italia, anche nel caso di una contrazione dell’attività economica più severa di quella assunta dal Governo (-0,4%), vi è margine perché il debito scenda comunque (si veda a riguardo la Sostenibile pesantezza del debito italico nel Weekly Economic Monitor del 10/02/2012). Nel caso di un evento avverso, il debito di Italia e Spagna è comunque meno sensibile alle scelte di portafoglio degli investitori esteri di quanto non lo fosse un anno fa, dal momento che la quota si è ridotta in Italia al 40% del totale ed è scesa fino a circa il 39% in Spagna a fine 2011. In caso di rinnovate pressioni, la BCE potrebbe sempre intervenire con il SMP per assorbire il potenziale deflusso di investitori esteri ed alleggerire i bilanci delle istituzioni finanziarie che avessero aumentato l’esposizione ai governativi. In aggiunta, la BCE potrebbe annunciare nuove misure straordinarie: un’altra asta a 36 mesi e /o un programma di acquisto di altre tipologie di asset.

In conclusione riteniamo che, se il miglioramento di morale e delle condizioni di mercato sarà confermato, la BCE rimarrà ferma sulle misure convenzionali e sui tassi d’interesse. Per favorire il processo di circolazione della liquidità, la BCE potrebbe portare a zero il tasso di remunerazione sulle riserve o tagliando solo il tasso sui depositi di 25pb o riducendo il refi di 25 punti base e traslando simmetricamente il corridoio.

Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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