Giappone: il dissoluto (im)punito

L’economia giapponese tornerà a crescere nel 2012, grazie alla domanda domestica spinta dall’attività di ricostruzione. I conti pubblici restano su un sentiero esplosivo. Il piano di risanamento proposto dal Governo è troppo timido e potrebbe essere bloccato dalla Dieta. Un contributo positivo allo scenario viene dalla BoJ che ha aumentato considerevolmente il programma di acquisto di JGB e contribuito a invertire il trend di apprezzamento del cambio…


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L’economia giapponese dovrebbe tornare a crescere nel 2012, dopo la contrazione di -0,7 % nel 2011. L’effetto terremoto deprime la performance del 2011 e dà un sostegno in parte artificiale al 2012. I dati recenti segnalano un miglioramento nel 1° trimestre rispetto a un 4° trimestre 2011 marginalmente negativo (-0,2% t/t). Rivediamo verso il basso la nostra previsione per il 2012 a 1,6% dal precedente 2,2% sull’aspettativa di un contributo più negativo del canale estero e di un effetto restrittivo del rialzo del prezzo del petrolio. La dinamica trimestrale quest’anno dovrebbe essere positiva e sostenuta da tutte le componenti della domanda domestica. Dal punto di vista dei rischi, prezzo del petrolio e cambio sono le variabili principali.

Un aumento del 10% del prezzo del petrolio (circa quanto osservato nell’ultimo mese) avrebbe un effetto restrittivo diretto sulla crescita contenuto (-0,1/-0,2pp). Un deprezzamento del cambio del 10% avrebbe un effetto espansivo di circa +0,5pp sulla crescita con un ritardo di un anno. Sulla base delle nostre previsioni per il cambio USD/JPY, si potrebbero avere effetti positivi sulla crescita da questo canale solo dalla seconda metà del 2013 in poi.

Tuttavia, guardando ai trend sottostanti di medio termine, il quadro di bassa crescita e modesta deflazione è invariato e aggravato progressivamente dall’invecchiamento della popolazione e dal calo del risparmio delle famiglie. L’incapacità del Giappone di uscire da una situazione di crescita nominale minima aumenta i rischi legati a un quadro di politica fiscale insostenibile e sempre più esplosivo. I pericoli derivanti da un debito delle pubbliche amministrazioni previsto al 220% del PIL a fine 2012 sono esacerbati da due fattori di rischio: 1) la fine dello status di esportatore commerciale netto; 2) l’impasse politica che si trascina, e si deteriora, ormai da anni.

Probabilmente, con l’inizio dell’a.f. 2012 arriverà una nuova tornata di declassamenti dei rating.

Lo scenario del Giappone è dunque in mano alle politiche economiche. Nel breve termine la politica fiscale è alle prese con la discussione del budget 2012, che dovrebbe essere approvato entro fine marzo. In tale data dovrebbe essere anche presentato il piano di medio termine per la riduzione del deficit attraverso, in particolare, il rialzo dell’imposta sui consumi dall’attuale 5% al 10% entro il 2015. La strada del Governo è in salita e il fallimento dei negoziati nella Dieta potrebbe portare a esercizio provvisorio e a elezioni anticipate (v. sotto).

Un elemento positivo è la recente svolta della politica monetaria. La BoJ ha cambiato marcia a febbraio, avviando una fase di interventi più incisivi rispetto al recente passato, in particolare aumentando in modo drastico gli acquisti di JGB (v. sotto). La maggiore risolutezza della banca centrale ha impresso una svolta al trend del cambio, che si è indebolito. Lo yen è l’unico strumento disponibile per sostenere la crescita nominale, sia attraverso l’export, sia attraverso il contenimento della deflazione.

1. L’economia reale: graduale ripresa dopo il terremoto, ma le cicatrici restano

Lo scenario per l’economia reale deve separare gli effetti transitori del terremoto da quelli permanenti. I primi sono legati alla ricostruzione, e nel 2012 saranno positivi. I secondi riguardano il commercio estero, ed eserciteranno un freno alla crescita per molti anni. Come evidente dalla fig.1, il commercio estero è la principale causa del risultato negativo del 4° trimestre 2011, mentre la domanda domestica privata è stata positiva.

Produzione e investimenti – La ripresa della produzione industriale post-terremoto aveva subito un’interruzione per via delle alluvioni in Tailandia. Da dicembre 2011 si è nuovamente instaurato un trend positivo (v. fig. 3): la dinamica prevista dal METI è pari al 5,4% t/t nel 1° trimestre. Le indagini, tuttavia, restano miste nel settore manifatturiero, per via della debolezza della domanda internazionale e della persistente forza del cambio. A febbraio, il PMI a febbraio è rimasto sopra 50 per il terzo mese consecutivo, con un aumento degli ordini domestici a fronte di un ulteriore indebolimento di quelli dall’estero. Il Reuters Tankan e l’indagine delle piccole imprese sono in territorio marginalmente negativo e riflettono anche timori legati agli effetti del rialzo dei prezzi delle materie prime. Nel 2012 il fattore positivo per gli investimenti resta la ricostruzione post-terremoto, che contribuirà a far crescere la spesa in conto capitale sia nel settore privato, sia in quello in quello pubblico (+7%).

Consumi – I dati di inizio 2012 per i consumi sono stati positivi, con una dinamica sostenuta soprattutto dalle vendite di auto (+24,3% a/a) spinta dalla riattivazione degli incentivi statali.
Anche al netto delle auto il trend è verso l’alto (consumi reali ex auto +0,9% m/m a gennaio) e segnalano una probabile accelerazione dei consumi nel 1° trimestre 2012. Per il 2012, i consumi dovrebbero accelerare, segnando una crescita vicina all’1%, dopo un risultato nullo nel 2011. Sulle prospettive dei consumi pesano fattori contrastanti: occupazione in crescita da un lato, aspettative di restrizione fiscale e rialzo dei prezzi dall’altro. Il mercato del lavoro dovrebbe gradualmente tornare a migliorare grazie all’intensificazione dell’attività di ricostruzione e alla ripresa degli investimenti pubblici: a gennaio il tasso di disoccupazione è risalito, ma il jobs to applicant ratio è in costante aumento da inizio 2010, mentre prosegue il calo della forza lavoro.

Commercio estero e bilancia dei pagamenti – La svolta del commercio estero avvenuta dopo il terremoto è destinata a durare e a pesare sullo scenario di crescita complessivo del Giappone per qualche anno. Il saldo della bilancia commerciale è stato negativo nel 2011 per la prima volta dal 1980, complici una serie di fattori. Il calo delle esportazioni (-3% in valore rispetto al 2010), inizialmente dovuto agli effetti diretti del terremoto sulla capacità produttiva, è ora legato alla forza dello yen e all’indebolimento della domanda estera. L’export nel 2011 era pari al 14% del PIL giapponese. Il calo dell’ultimo anno dovrebbe invertirsi, ma il recupero dei livelli pre-2011 potrebbe essere lento anche per via del trend di delocalizzazione da parte delle case automobilistiche verso gli Stati Uniti. Dal lato delle importazioni, il forte aumento visto nel 2011 non rientrerà: la distruzione di capacità produttiva nel settore energetico ha generato un forte aumento della dipendenza dall’estero (v. fig. 7): le importazioni di combustibili minerali sono aumentate dal 28,6% del totale nel 2010 al 32% (4,7% del PIL) nel 2011. Le implicazioni per il 2012 sono di un altro anno di deficit commerciale, con un contributo negativo alla crescita complessiva. Un punto cruciale è la dimensione del deficit commerciale rispetto alle altre voci della bilancia dei pagamenti. Come evidente dalla fig. 6, i flussi netti di reddito sono molto elevati: nel 2011 il conto dei redditi era in avanzo di 14,1 tln di yen, a fronte di un deficit dei beni e dei servizi di -1,6 tln ciascuno e dei trasferimenti di -1,28 tln. Il trend è verso il basso per il conto dei redditi e aumenta i rischi per il finanziamento del deficit pubblico.

Risparmio – La tendenza dei conti con l’estero è l’altra faccia del trend del risparmio. Il risparmio nazionale ha oscillato fra il 20 e il 26% del PIL fra inizio anni Ottanta e il 2008. L’aumento dei deficit pubblici iniziato da metà anni Novanta è stato controbilanciato da un incremento del risparmio privato. Il risparmio pubblico resterà negativo nel futuro prevedibile, anche se in modesto calo rispetto al -7% del PIL del 2009. Come sottolinea il Japan Sustainability Report del FMI (nov. 2011), il risparmio privato, a circa 23% del PIL nel 2009, nasconde due facce: un trend calante da più di un decennio del risparmio delle famiglie, dal 10% del 1981 a poco sotto il 3% del PIL nel 2009, dovuto al persistente calo del reddito disponibile; un trend in aumento del risparmio delle imprese, dal 13% del PIL nel 1981 al 21% nel 2009. Il risparmio delle famiglie potrebbe calare ancora in seguito all’invecchiamento della popolazione. La sostenibilità dei flussi di risparmio dipende quindi dal mantenimento di un elevato risparmio delle imprese. Il netto rialzo visto nell’ultimo decennio è la reazione agli anni di eccessi di indebitamento e investimento durante la bolla degli anni Ottanta, accompagnati da tassi di risparmio negativi fra il 1980 e il 1995. Nell’ultimo decennio le imprese hanno mantenuto un livello record di profitti non investiti. Il proseguimento di questa tendenza è cruciale per mantenere l’indipendenza del finanziamento del debito pubblico dal ricorso a capitali esteri, ma non è garantita. Fra il 2005 e il 2008, infatti, il risparmio delle imprese in % del PIL è stato solo marginalmente positivo.

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2. Rischi per la politica fiscale: gravi nel breve, fatali nel medio-lungo termine
Lo scenario dei conti pubblici giapponesi si aggrava costantemente e le prospettive di correzioni sono molto incerte, alla luce della spaccatura politica della Dieta. Le scadenze nelle prossime settimane sono cruciali. Entro fine marzo dovrebbe essere approvato il budget 2012 (l’anno fiscale inizia il 1° aprile) e presentata la riforma tributaria e previdenziale. La riforma dovrebbe definire i dettagli dell’aumento della tassa sui consumi: secondo le indicazioni del Governo l’aliquota dovrebbe raddoppiare dall’attuale 5% al 10% entro il 2015, con aumenti distribuiti a partire dal 2013. Il Cabinet Office mira a un deficit primario delle Amministrazioni pubbliche a -3,2% del PIL nel 2015 (da -6,4% del 2010), per arrivare a un pareggio di bilancio nel 2020. Il Governo indica però che anche con lo scenario di riduzione del deficit primario previsto dal piano fiscale il rapporto debito/PIL continuerebbe a crescere anche dopo il 2020. Nel breve termine gli obiettivi del Governo sono a rischio. In mancanza di un budget approvato, si potrebbe aprire uno scenario di esercizio provvisorio e elezioni anticipate in estate. A fine febbraio un ampio numero di parlamentari del DPJ, partito di maggioranza relativa, ha dichiarato di essere contrario al rialzo della tassa sui consumi.

Budget 2012 – Il Governo si propone di attuare un programma di risanamento su un orizzonte pluriennale, congelando sui livelli del 2011 la spesa primaria (a 68,4 tln di yen) e il deficit (44 tln di yen) nel triennio 2012-14. Il budget 2012 si propone di controllare il deficit, mantenendo invariate le emissioni nette a 44,2 tln di yen. Questo obiettivo nell’a.f. 2012 verrebbe raggiunto con una riduzione delle spese di 2 tln di yen (-2,4 tln per la spesa primaria), a fronte di una contrazione delle entrate di pari entità. Le spese per la ricostruzione dal terremoto sono stimate in 3,56 tln di yen: il Governo prevede di finanziare 2,6 tln con “construction bonds” e 550 mld con imposte speciali. La spesa primaria è pari al 75,7% delle spese totali (servizio del debito 24%, diviso in 13,4% scadenze, 10,9% interessi). Nonostante il tentativo di correzione, i numeri restano agghiaccianti. Per il quarto anno consecutivo le entrate sarebbero inferiori alle emissioni
nette, con una differenza pari a -22,3 tln (4,8% del PIL). Il rapporto emissioni nette/entrate continua ad aumentare e dovrebbe toccare il 49% nel 2012. Il deficit totale previsto nel 2012 è stimato a 9,4% del PIL; il costo del debito è in aumento in termini nominali, a 9,8 tln di yen, e in rapporto al PIL (a 2,1%). Il rapporto debito delle pubbliche amministrazioni/PIL è previsto a 219% nel 2012; in termini nominali, il debito delle P.A., a 1024,2 tln di yen, supererebbe il “quadrilione” di yen.

Queste cifre confermano che è inderogabile un piano di correzione. Il livello relativamente basso di entrate e spese del Governo centrale sottostima la dimensione del problema. Le spese delle P.A. in % del PIL sono pari al 41,7% del PIL, le entrate al 31,4% del PIL nel 2011 (stime FMI). Queste cifre segnalano che il risanamento è possibile, purché ci sia la volontà di agire soprattutto attraverso rialzi di imposte, per esempio attraverso l’aliquota della tassa sui consumi. Il costo crescente degli interessi, nonostante la curva dei tassi in discesa, è un chiaro campanello di allarme. Secondo i dati del MoF, a settembre 2011 i non residenti detenevano il 6,3% dei JGB, la BoJ l’8,5%, le famiglie il 3,9%; la restante parte era detenuta da banche, assicurazioni, fondi pensione e altri fondi domestici. La BoJ ha segnalato che aumenterà in misura significativa la propria quota, finanziando gran parte del disavanzo previsto per il 2012. I rischi di crisi per ora sono contenuti, ma crescono a vista d’occhio.

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3. Politica monetaria – La BoJ cambia marcia e accelera sulla strada dello stimolo monetario La BoJ alla riunione di febbraio ha introdotto tre significative novità in termini di strategia di politica monetaria, affermando la volontà di “chiarificare la propria stance di politica monetaria e di aumentare ulteriormente lo stimolo monetario” per combattere la deflazione e sostenere la crescita. 1) La BoJ introduce un obiettivo di inflazione di medio termine definito come un
intervallo positivo del 2% o inferiore al 2% della variazione del CPI a/a; per il momento l’obiettivo viene fissato all’1%; 2) la politica monetaria verrà condotta attraverso tassi “virtualmente a zero” e l’implementazione del programma di acquisto titoli con lo scopo di raggiungere l’obiettivo di inflazione dell’1%; 3) la BoJ aumenta il programma di acquisto titoli di 10 tln di yen, da 55 tln a 65 tln, con l’obiettivo di acquistare JGB per un totale di 19 tln di yen. Il programma di acquisto titoli dovrebbe essere completato entro la fine del 2012. Le decisioni di febbraio danno sostegno rilevante alla politica fiscale: sommando gli acquisti annuali “regolari” di JGB (21 tln di yen) ai nuovi acquisti del programma di stimolo (per un totale di 19 mld), si raggiunge un livello molto vicino alle emissioni nette previste dal Governo per l’anno in corso (44 tln di yen). I ritmi degli acquisti potrebbero accelerare e non si esclude che il programma venga aumentato ulteriormente nella seconda metà dell’anno. Alla riunione del 12-13 marzo, la Banca centrale dovrebbe estendere la durata temporale della parte di programma di prestiti a 3/6 mesi, la cui scadenza è fissata al 31 marzo, in modo da mantenere in essere, almeno fino a fine 2012, tutte le componenti del programma di stimolo non convenzionale (v. tabella qui sotto).

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Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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