Capital Group: Tra i mercati globali si sta delineando una nuova realtà. Molti osservatori si concentrano sulla rotazione dai titoli growth a quelli value, ma riteniamo che questa view sia troppo semplicistica.
Matteo Astolfi, Head of Client Group di Capital Group
Introduzione – Matteo Astolfi, Head of Client Group di Capital Group
Una realtà nuova per gli investitori
Alcuni investitori potrebbero sperare in un ritorno alla normalità dopo che le banche centrali avranno smesso di aumentare i tassi di interesse e l’inflazione si sarà attenuata. A nostro avviso non è questa la strada da seguire, per via di diversi mutamenti radicali che plasmeranno probabilmente il prossimo decennio del settore degli investimenti, come il cambio dal calo all’aumento dei tassi, dalla leadership del mercato ristretto a quella del mercato generale e dalle filiere globali a quelle regionali. Potrei descrivere altri mutamenti che scuotono l’economia e i mercati, ma è sufficiente dire che stiamo vivendo in un periodo storico di cambiamenti. Si tratta di un momento ottimo per gli investitori che adottano un approccio bottom-up basato sui fondamentali (senza restrizioni geografiche, settoriali o di stile) e meglio equipaggiati per adattarsi a questa nuova realtà di investimento.
Le recessioni sono inevitabili, ma le difficoltà non dureranno per sempre
Le recessioni sono dolorose, questo è indubbio, ma sono necessarie per ripulire gli eccessi dei periodi di crescita precedenti, in particolare la crescita più o meno ininterrotta di cui hanno goduto gli investitori nell’ultimo decennio. Non si può avere un periodo di crescita così prolungato senza una flessione occasionale che bilanci le cose. È normale. È prevedibile. È utile. L’economia globale sembra certamente andare in quella direzione. L’Europa è probabilmente già in recessione, aggravata dalla guerra in Ucraina. La crescita della Cina si è sostanzialmente azzerata, sotto la pressione dei lockdown ricorrenti dovuti al COVID-19. Inoltre, l’economia statunitense, pur essendo più solida della maggior parte delle altre, sembra destinata a una significativa flessione a causa dell’elevata inflazione e dell’aumento dei tassi di interesse. Prevediamo una contrazione dell’economia statunitense di circa il 2% nel 2023, dato peggiore della recessione post bolla tecnologica e delle telecomunicazioni dei primi anni 2000, ma non così grave come la crisi finanziaria del 2008-2009. L’aspetto importante da ricordare, è che le recessioni gettano le basi per il successivo periodo di crescita. Oggi il mercato azionario riflette una visione più realistica dell’incombere di una recessione. Tuttavia, storicamente, le azioni tendono anche ad anticipare un futuro più roseo, molto prima che questo sia chiaro nei dati economici.
Prospettive per l’obbligazionario – Flavio Carpenzano, Investment Director per il reddito fisso di Capital Group
Le obbligazioni dovrebbero tornare a offrire una diversificazione rispetto alle azioni
Il 2022 passerà alla storia come uno dei periodi peggiori per i rendimenti obbligazionari mai registrati. Le ingenti perdite hanno indotto gli investitori a mettere in discussione il principio, da sempre sostenuto, secondo cui le obbligazioni offrono una relativa sicurezza in caso di flessione delle azioni. Raramente le azioni e le obbligazioni registrano un calo in parallelo nel corso di un anno, e il 2022 è stata l’unica eccezione in un periodo di 45 anni a partire dal 1977. La ragione risiede nel fatto che la Federal Reserve (Fed) statunitense, e le banche centrali di tutto il mondo, hanno aumentato i tassi di interesse in modo aggressivo per contenere l’elevata inflazione in un momento in cui i tassi erano prossimi allo zero. Nel 2023 le cose dovrebbero cambiare. Il calo dell’inflazione e le preoccupazioni per la crescita potrebbero consentire alla Fed di rallentare. Riteniamo che siamo vicini a quel momento. Non appena la Fed allenterà la propria politica monetaria, le obbligazioni di elevata qualità dovrebbero tornare a offrire una relativa stabilità e un reddito maggiore. I titoli obbligazionari potrebbero offrire un po’ di sollievo dalla volatilità dei mercati azionari, mentre i timori di recessione tornano in primo piano. Intravediamo maggiori opportunità in questo momento in cui le obbligazioni hanno registrato un repricing. Le valutazioni sono interessanti, motivo per cui sto inserendo in maniera selettiva titoli garantiti da mutui e obbligazioni corporate. Anche se i prezzi dovessero scendere ulteriormente, le obbligazioni offrono ora un flusso di reddito molto più solido, che dovrebbe contribuire a compensare eventuali cali dei prezzi.
Sui mercati obbligazionari è tornato il reddito
L’inflazione elevata e i pesanti rialzi dei tassi da parte della Fed hanno creato un contesto difficile per i mercati obbligazionari. Sebbene siano dolorose da sopportare sul momento, queste perdite possono creare le premesse per un reddito più elevato in futuro. A ottobre il rendimento dei Treasury USA a 10 anni è salito al 4,27%, il livello più alto da giugno 2008. I rendimenti, che aumentano quando scendono i prezzi delle obbligazioni, sono aumentati in tutti i settori. Nel tempo, i livelli di reddito dovrebbero aumentare, poiché il rendimento complessivo di un’obbligazione è composto dalle variazioni di prezzo e dagli interessi versati, e ora la componente degli interessi è molto più elevata. Il ritorno del reddito nel comparto obbligazionario ha portato una rinnovata attenzione verso questa asset class. Investire nelle obbligazioni in un periodo di inflazione elevata e tassi in aumento può sembrare preoccupante. Tuttavia, gli odierni rendimenti iniziali offrono un punto di ingresso interessante per gli investitori. I rendimenti complessivamente più elevati significano che gli investitori hanno la possibilità di ottenere un reddito maggiore dalle obbligazioni. Nel tempo ciò può fornire un cuscinetto più consistente per i rendimenti complessivi, anche nell’eventualità in cui i prezzi rimangano volatili. Per un gestore attivo il mercato potrebbe offrire interessanti opportunità per trovare valore, anche se nell’attuale contesto la selettività resta fondamentale.
Il credito investment grade è sostenuto dai fondamentali e dalla forte domanda
Dopo un significativo sell-off all’inizio del 2022, i rendimenti iniziali del credito investment grade statunitense potrebbero rappresentare un punto di ingresso interessante. In un contesto di rallentamento della crescita e di recessione, questi asset potrebbero registrare un ulteriore calo, fornendo l’opportunità di acquistare crediti investment grade (IG) a valutazioni più interessanti. Il credito IG scambia in linea con le azioni e potrebbe continuare a risentire di un eventuale ulteriore indebolimento del contesto degli asset rischiosi. Ulteriori rialzi dei tassi di interesse potrebbero inoltre avere un impatto sul settore, dato che la duration media delle obbligazioni corporate IG è superiore a quella dell’indice Bloomberg US Aggregate. Tuttavia, l’IG dispone di una base di acquirenti fidelizzata, in grado di sostenerlo e che tendono a investire in questi asset quando i prezzi diventano più interessanti. Anche il prezzo medio in dollari dell’indice IG appare interessante, intorno agli 85 USD, e molte obbligazioni scambiano in un intervallo ancora più interessante di 60-70 USD. Molte obbligazioni IG di elevata qualità e a basso costo offrono un profilo di rischio interessante. Questa parte del mercato è stata e potrebbe rimanere una fonte di forza. I titoli finanziari rappresentano circa un quarto dell’universo IG e sono gli emittenti più frequenti. Nel complesso, si trovano in buone condizioni in vista di una flessione, grazie alla struttura normativa in vigore dalla crisi finanziaria globale del 2007-2008.
I mercati emergenti offrono rendimenti reali positivi
Il contesto globale è stato il principale responsabile della performance del debito dei mercati emergenti (DME) nel 2022, e la situazione sembra destinata a protrarsi anche nel 2023, con le condizioni finanziarie degli Stati Uniti, il dollaro, la crescita globale e le preoccupazioni geopolitiche in primo piano. Sebbene questi fattori continueranno probabilmente a pesare sull’asset class, i rendimenti offerti sono maggiori sia in termini nominali che reali e gli elevati rendimenti iniziali possono compensare la successiva volatilità dei prezzi. La differenza dei tassi di interesse reali offerti dai mercati emergenti rispetto a quelli sviluppati è stata leggermente erosa, ma rimane positiva e interessante rispetto ad altre asset class, mentre i tassi di cambio dei ME rimangono molto sottovalutati data la continua forza del dollaro. Al momento intravediamo il maggior valore nei Paesi dell’America Latina che hanno aumentato i tassi di interesse in anticipo, come Brasile, Messico e Colombia. Questo ha aiutato a tenere sotto controllo l’inflazione e a supportare i tassi di cambio. Inoltre, l’America Latina ha beneficiato dell’aumento dei prezzi delle materie prime ed è stata meno esposta alla guerra in Ucraina. Potrebbero profilarsi all’orizzonte diverse opportunità in Europa centrale. Il contesto di bassi tassi d’interesse vigente nel vecchio continente da anni sta per finire; negli ultimi tempi, infatti, le banche centrali di tutta l’area hanno rivisto aggressivamente al rialzo i tassi per riportare sotto controllo l’inflazione. Sia la Repubblica Ceca che la Polonia hanno mantenuto i tassi di interesse invariati di recente e potrebbero ora aver raggiunto il termine dei loro cicli di rialzo.
High yield: è nuovamente ad alto rendimento
Dopo un periodo difficile, per l’high yield si intravede la luce in fondo al tunnel. Il mercato high yield statunitense sembra più solido e stabile di quanto non lo sia stato negli ultimi anni. All’inizio del 2022, gli spread del credito high yield statunitense erano vicini ai minimi storici, a circa 300 punti base. I rendimenti erano appena del 4,3%. All’inizio di novembre, gli spread sono saliti a circa 500 punti base e i rendimenti sono più che raddoppiati, superando il 9%. In breve, l’high yield torna a offrire rendimenti elevati. Anche i fondamentali sono migliorati. Molte società high yield hanno approfittato dei tassi di interesse estremamente ridotti degli ultimi anni per rinegoziare le scadenze dei propri debiti. Durante la pandemia, molti degli emittenti high yield più deboli sono andati in default. Le società sopravvissute sono in genere molto più solide. Questo ridimensionamento del mercato ha contribuito ad aumentare la qualità creditizia complessiva dell’indice. Come mostra il grafico riportato sopra, il 50% dell’indice US High Yield presenta ora un rating BB (la qualità creditizia più elevata per l’high yield). In prospettiva futura, anche se gli ostacoli macroeconomici potrebbero portare a un aumento dei tassi di default rispetto agli attuali livelli bassi, non sembra probabile un aumento netto. Ci sono ancora sfide da affrontare e il potenziale di volatilità a breve termine rimane. Tuttavia, l’aumento dei rendimenti dovuto al sell-off di quest’anno dovrebbe garantire un margine di protezione da un ulteriore peggioramento. Come sempre, la selezione dei titoli e una rigorosa due diligence rimarranno fattori fondamentali.
Fonte: BONDWorld.it
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