Il Punto: Il panico degli investitori complica la risoluzione della crisi greca

Il Punto: La riunione del FOMC del 27-28 aprile non dovrebbe modificare le indicazioni sulla strategia di politica monetaria della Fed. …..

– Il panico degli investitori in titoli di stato greci rischia di alzare ancora i paletti per il salvataggio. La cifra annunciata, da 40 a 45 mld di euro, è più o meno equivalente all’incremento prevedibile del debito pubblico greco se il governo riuscisse a conseguire un avanzo primario di almeno il 3% del PIL entro il 2012 (una correzione di sei punti rispetto
all’esito prevedibile di quest’anno).

Ma se gli investitori cogliessero l’occasione delle scadenze per ridurre la propria esposizione verso la Grecia e (nello scenario più pessimistico) non sottoscrivessero nessuna emissione, il fabbisogno da finanziare nel periodo 2010-12 salirebbe fino a un massimo ipotetico di 130 mld di euro.

In pratica, l’impegno sarebbe minore sia perché si può ragionevolmente assumere che le banche locali debbano rinnovare i titoli in loro possesso, e che a febbraio ammontavano a 38 mld di euro, sia perché un adeguato sostegno multilaterale potrebbe facilitare la riapertura dei mercati.

In ogni caso, il rischio che l’impegno finanziario richiesto agli Stati membri dell’eurozona sia molto più alto dei 30 mld annunciati è, evidentemente, concreto. La velocità degli eventi è tale che i governi dell’eurozona devono rapidamente adattare la propria strategia: primo, accelerando l’attivazione del credito già deliberato in modo da scongiurare il rischio di default forzato; secondo, valutando seriamente la fattibilità delle opzioni sul tappeto.

L’opzione del sostegno finanziario a oltranza, che rimane quella principale, è ragionevole sotto due condizioni: la prima è la capacità della Grecia di conseguire entro pochi anni un adeguato avanzo primario; la seconda, che i governi europei (che nei prossimi anni dovranno loro stessi realizzare tagli di bilancio) possano permettersi gli stanziamenti richiesti.

Se si concludesse che le ipotesi non sono credibili, sarebbe opportuno discutere un piano ‘B’, predisponendo quanto serve per una ristrutturazione ordinata del debito. Gli interventi dovrebbero riguardare anche la sfera della liquidità, in quanto dovrebbe essere evitato che le banche greche rimangano tagliate fuori dalle operazioni BCE. Fermo restando che anche in questo caso la Grecia dovrà effettuare nei prossimi anni una severa restrizione fiscale, visto lo squilibrio nei suoi flussi fiscali strutturali.

– La riunione del FOMC di aprile non dovrebbe modificare in modo rilevante la strategia di politica monetaria della Fed. In attesa di maggiori informazioni dai verbali, che conterranno anche la revisione delle previsioni macroeconomiche, il comunicato sarà poco variato.

Il testo dovrebbe segnalare un ulteriore miglioramento congiunturale: a febbraio il comunicato riportava che l’attività “ha continuato a rinforzarsi e il mercato del lavoro si sta stabilizzando”.

Questa volta si sottolineerà il proseguimento del trend positivo dell’attività e il rafforzamento della domanda per consumi e investimenti, insieme a una ripresa della crescita occupazionale, anche al netto delle assunzioni legate al censimento 2010.

Il comunicato comunque ribadirà che rimangono freni ai consumi, dalla crescita debole del reddito, dalla restrizione del credito e dall’elevato tasso di disoccupazione. Il continuo calo della spesa in costruzioni, sia residenziale sia commerciale, e la persistente contrazione dei prestiti verranno ancora citati come elementi di fragilità della ripresa.

Sull’inflazione potrebbe esserci qualche indicazione di maggiore preoccupazione rispetto a quanto detto nel comunicato di marzo, alla luce dei segnali emersi dai verbali, dai discorsi e dai dati del CPI. Sulla strategia di uscita non dovrebbero emergere novità.

Gli ultimi dati del bilancio della Fed mostrano una quasi stabilizzazione dell’attivo, con la fine del programma di acquisti di MBS. Dal lato del passivo, le operazioni di drenaggio restano modeste a 55 mld di dollari.

Come atteso, il passivo mostra un incremento del Supplementary Financing Account del Tesoro (a 175 mld di dollari) a cui corrisponde una riduzione delle riserve in eccesso delle banche, dai picchi di febbraio a circa 1 tln di dollari.

La Fed manterrà la strategia di wait and see in attesa di informazioni sull’evoluzione congiunturale. Da segnalare la partecipazione di Bernanke alla prima riunione della Commissione nazionale per la riforma fiscale.

Il chairman sottolineerà i rischi derivanti dai conti federali, attualmente su un sentiero insostenibile che potrebbe portare, secondo la Fed, a rialzi dei rendimenti e freni alla crescita in assenza di ampie misure correttive.

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