Inbona Clément La Financière de l'Echiquier

La Financière de l’Echiquier – Debito pubblico: un fardello con cui fare i conti

La Financière de l’Echiquier – Mentre eravamo immersi nel torpore agostano Fitch Ratings, suscitando stupore e polemiche, abbassava il rating AAA, quello più sicuro, del credito US.


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A cura di Clément Inbona, Gestore di La Financière de L’Èchiquier


Eppure, a distanza di due mesi, i fatti sembrano dare ragione all’agenzia: per la 22° volta in meno di 50 anni, gli Stati Uniti sono nuovamente sull’orlo dello shutdown, la paralisi delle attività governative per via del mancato accordo sul bilancio al Congresso. È stato, del resto, uno dei principali argomenti alla base della decisione dell’agenzia di rating, motivata tra l’altro dall'”erosione della governance negli ultimi due decenni, che si è manifestata attraverso ripetuti scontri sul tetto del debito e decisioni dell’ultimo minuto“.

Descritta come “bizzarra” e “sciocca” dall’ex segretario al Tesoro Larry Summers, questa decisione appare tuttavia oggi logica e lucida. Logica perché il sistema politico americano è insolito visto che i negoziati sul bilancio e quelli sul tetto del debito sono spesso usati come ostaggi politici in assenza di una maggioranza al Congresso. Lucida perché nonostante una crescita più robusta del previsto nella prima metà del 2023, il disavanzo potrebbe raggiungere il 6% quest’anno e nei due anni successivi, un percorso difficilmente sostenibile a lungo termine. Un altro motivo è che i tassi di interesse, già alti all’inizio di agosto, non hanno smesso di aumentare nelle ultime settimane e hanno persino raggiunto il 4,65% nel caso del decennale US, appesantendo ulteriormente l’onere del debito degli Stati Uniti.

Uno shutdown comporterebbe un duplice rischio per l’economia statunitense: il primo consiste in un ulteriore declassamento del profilo creditizio da parte di Moody’s, l’ultima agenzia di rating che continua a valutare gli Stati Uniti al livello più sicuro per un emittente. Il secondo, invece, riguarda la Fed poiché in caso di shutdown la banca centrale sarebbe colta da cecità. In effetti, senza finanziamenti, le agenzie governative cesseranno di produrre statistiche ufficiali sull’inflazione o su altri indicatori quali il mercato del lavoro. In un momento in cui la Fed dichiara più che mai la sua dipendenza dai dati, come potrà prendere decisioni informate se viene accecata in questo modo?

I rialzi dei tassi da parte della Fed e della Banca Centrale Europea hanno posto fine alla lieta parentesi dei tassi di interesse praticamente a zero per i Paesi considerati solidi. Si è così aperta una nuova era, quella dei tassi d’interesse più alti, che richiede politiche di bilancio più rigorose perché, con il tempo e i rifinanziamenti, l’onere del debito aumenterà gradualmente. A differenza di altri agenti economici, lo Stato ha teoricamente una durata di vita infinita. Non è quindi il livello del debito a determinare il costo dell’indebitamento – il tasso di interesse – ma la sostenibilità della traiettoria di bilancio. Questa traiettoria anticipata non deve tendere all’infinito, con il rischio di produrre un tasso di interesse proibitivo e di accelerare questa corsa a perdifiato. Sia negli Stati Uniti che sull’altra sponda dell’Atlantico, gli Stati devono abituarsi a questo nuovo contesto di tassi positivi e affrontare un onere del debito più pesante e costoso che mai, pena incorrere nell’ira delle agenzie di rating e dei mercati.

Fonte: BondWorld.it


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