Anche la BCE si unisce al coro che domanda all’Eurogruppo atti sostanziali che dimostrino l’impegno a garantire la continuità dell’Unione Monetaria. Ma potrebbe trovarsi in mano le sorti dell’euro prima che i governi riescano a decidere. Negli Stati Uniti, mercato del lavoro deludente.…
– Nella sua audizione davanti alla Commissione per gli affari economici del Parlamento Europeo, il Presidente della BCE ha esortato i governi a chiarire il progetto di evoluzione dell’Unione Monetaria nei prossimi anni. L’unico punto esplicitamente menzionato è stato quello dell’unione bancaria, costituita da un meccanismo centralizzato di supervisione e da un sistema comune di garanzia dei depositi e di risoluzione delle crisi bancarie. Qualche vago cenno è stato fatto rispetto alla necessità di limitare il contagio fra Stati membri e di “promuovere una strategia macroeconomica che, assieme al consolidamento fiscale, promuova la crescita”. Ma come va interpretata questa esortazione? Si tratta di una condizione necessaria perché le Autorità monetarie intervengano, o si crede che questi passi da soli renderebbero inutile quell’azione decisa della Banca centrale che in tanti, invece, riteniamo necessaria? A tale riguardo, Draghi ha fatto cenno al fatto che l’ESM potrebbe funzionare meglio dell’EFSF. Lo stesso tema è stato sollevato dal governatore della Banca d’Italia, Visco, secondo il quale è necessario che l’ESM possa ricapitalizzare le banche direttamente e intervenire sul mercato dei titoli “con procedure che siano più flessibili e meno penalizzanti per i paesi beneficiari”. Pochi giorni prima, anche il presidente della Bundesbank, Weidmann, aveva sostenuto che siamo arrivati al punto cruciale di doverci chiedere dove vogliamo arrivare con l’Unione Monetaria; in particolare, “c’è una tendenza alla condivisione dei rischi, ma nessuna volontà di rinunciare alla sovranità fiscale a favore dell’Europa”.
– Tirando le somme, non sembra che la BCE sia sul punto di attuare rapidamente quella terapia shock che la maggior parte di noi vorrebbe. Piuttosto, sembra voler forzare l’Eurogruppo a far funzionare il Meccanismo Europeo di Stabilità e a dimostrare nei fatti un impegno di lungo termine al mantenimento dell’Unione Monetaria, fornendo così copertura politica alle sue stesse scelte. Richieste ragionevoli, anche perché dovrebbe essere evidente che la percezione di un rischio di disgregazione dell’unione monetaria sta distruggendo, pezzo dopo pezzo, il mercato unico. Peccato, però, che tale strategia significhi almeno un mese di sofferenza e tensioni: il processo di ratifica del trattato ESM è ancora in alto mare, il Consiglio Europeo è in agenda a fine giugno e le procedure stabilite per il funzionamento dell’ESM sembrano disegnate più per scoraggiare l’accesso che per garantire il successo delle operazioni di sostegno. Ciò considerato, è possibile che, volente o nolente, la BCE si trovi ancora obbligata a decidere le sorti dell’Unione Monetaria prima che le Autorità politiche abbiano indicato con chiarezza che la strada scelta è quella dell’approfondimento dell’unione.
– Negli Stati Uniti, i dati del mercato del lavoro di maggio sono stati peggiori delle attese. I nuovi occupati non agricoli sono pari a 69 mila e per aprile si registra una revisione verso il basso a 77 mila, da 115 mila: la variazione media a 3 mesi è di 96 mila. Gli occupati privati aumentano di 82 mila; si osserva ancora una dinamica positiva nel manifatturiero (+12 mila); i servizi registrano un aumento di 97 mila (media 3 mesi: 100 mila), mentre costruzioni e altra industria segnano -15 mila e -28 mila rispettivamente. Il settore pubblico elimina 13 mila posti, circa in linea con i mesi precedenti. Gli occupati rilevati con l’indagine presso le famiglie (più volatile di quella presso le imprese), finalmente segnano un aumento, con +424 mila (media 3 mesi: 74 mila). Il tasso di disoccupazione sale a 8,2% da 8,1% di aprile, tornando sul livello di marzo. La forza lavoro aumenta di 642 mila, dopo due mesi ampiamente negativi. L’aumento della partecipazione di 2 decimi, a 63,8%, spiega l’incremento del tasso di disoccupazione. Il tasso di disoccupazione allargato, ed esteso alle persone occupate part-time per motivi economici, aumenta di 3 decimi a 14,8%. Le ore lavorate sono in calo (-0,2% m/m) e i salari orari aumentano di solo 0,1% m/m, 1,7% a/a. L’indagine presso le famiglie mitiga in parte la negatività dell’indagine presso le imprese. Una parte della debolezza di aprile-maggio può essere una correzione di dati gonfiati dal clima favorevole di inizio 2012. Tuttavia, i dati sono innegabilmente deboli e indicativi di ulteriori rischi verso il basso sulla crescita. La Fed è vigile.
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