Il risultato delle elezioni del 2012 mantiene invariati gli equilibri politici pre-elettorali: Presidente e Senato ai Democratici, Camera ai Repubblicani……..
Tutti i problemi spinosi, rimandati in attesa della tornata elettorale, sono di nuovo sul tavolo. Nel prossimo mese, il Congresso uscente deve affrontare il fiscal cliff e il limite del debito. Nel 2013, si profila una maratona difficile per determinare un piano di consolidamento fiscale di medio termine. Lo scenario non è diverso da quello previsto prima delle elezioni. Prevediamo che il fiscal cliff e il limite del debito siano superati senza traumi con rinvii temporanei di 3-6 mesi per il primo, di tre mesi per il secondo. Sul fronte del consolidamento fiscale il conflitto sarà duro, ma prevediamo una faticosa strada di compromesso. L’implicazione principale è che la politica fiscale nel 2013 e oltre sarà restrittiva, lasciando alla Fed il compito di sostenere una ripresa fragilissima.
Le elezioni negli Stati Uniti si sono concluse con una vittoria di Obama su Romney e una conferma degli equilibri parlamentari precedenti. Obama ha ricevuto il 50,4% del voto popolare e ha a suo favore 303 delegati. Romney raccoglie il 48,1% del voto popolare e 203 delegati. Il risultato conferma una spaccatura dell’elettorato fra i due candidati, anche se per i collegi elettorali il margine di Obama è più netto. Per la vittoria di Obama è stato determinante il voto di Ohio, Iowa e Wisconsin. Romney ha fatto il suo concession speech e ha sottolineato la necessità di evitare spaccature lungo linee di partito per affrontare i problemi del Paese. Per quanto riguarda il Congresso, le previsioni di divisione fra i due rami e di mantenimento delle maggioranze attuali si sono realizzate. La Camera rimane in mano ai Repubblicani (236 seggi, contro 191 dei Democratici, 8 seggi ancora da determinare). Al Senato, i Democratici vedono un marginale miglioramento della precedente maggioranza (55 seggi, includendo 2 Indipendenti che voteranno con i Democratici, contro 45 dei Repubblicani). I risultati delle elezioni in sostanza riproducono la situazione esistente: Presidente e Senato democratici, Camera repubblicana.
Quali sono le implicazioni per lo scenario statunitense? Il punto centrale riguarda la politica fiscale:
prima di tutto il fiscal cliff e il limite del debito, poi il consolidamento di medio termine. Per quanto riguarda il breve termine, la nostra previsione è che tutte le questioni spinose vengano rimandate almeno fino a marzo 2013: questa previsione ha una probabilità a nostro avviso vicina al 99%. Su altre questioni, la rielezione di Obama garantisce continuità.
– Sul limite del debito, il Tesoro ha già annunciato di avere iniziato le procedure straordinarie per dilazionare il momento in cui il limite “morde” vendendo titoli detenuti dai fondi previdenziali: il margine di manovra disponibile su questo fronte può portare al massimo fino a febbraio, ma in ogni caso permette di evitare lo scontro frontale con il Congresso uscente.
– Per quanto riguarda il fiscal cliff, il mantenimento dello status quo con il voto del 6 novembre non migliora le condizioni per accordi bi-partisan. Tuttavia, la nostra previsione è che si decida di estendere temporaneamente i tagli di imposta dell’era Bush (aliquote sui redditi, inclusi quelli alti, sui dividendi, sui capital gains, su successione e donazione) con un orizzonte che potrebbe essere marzo, poi nuovamente estendibile. Un argomento per questa scelta è che deve essere il nuovo Congresso a modificare le politiche vigenti, soprattutto visto che entrambi i partiti hanno fatto la campagna elettorale parlando di riforma tributaria e non semplicemente di modifiche alle aliquote. Manteniamo comunque la previsione che non tutte le misure in scadenza vengano bloccate e che nel 2013 ci sia restrizione fiscale per circa 1,5% del PIL.
– Nel caso estremo in cui lo scontro in Congresso resti insanabile e si arrivi a ridosso di fine dicembre senza un accordo, riteniamo che sia possibile un intervento del Presidente. Il Presidente può emanare “ordini esecutivi” con cui assume decisioni che hanno valore di legge, in generale usati per interventi militari, ma negli ultimi decenni anche per questioni di politica economica, in una zone of twilight al confine fra i poteri legislativi del Congresso e quelli esecutivi dell’Amministrazione. In particolare, Obama potrebbe emettere un ordine esecutivo temporaneo giustificato da mancanza di azione del Congresso: ci sono alcuni precedenti di interventi di questo tipo.
– Pertanto, a nostro avviso ci sono gli strumenti per scavalcare l’anno senza una rovinosa caduta verticale giù dal fiscal cliff. Va però rilevato che molti previsori e anche il mercato attribuiscono una probabilità più elevata rispetto alla nostra alla realizzazione dell’evento estremo di mancato blocco del fiscal cliff: questo potrà portare a volatilità e ad ampi cali dei rendimenti su notizie o evoluzioni conflittuali in Congresso nel prossimo mese, in aspettativa di una possibile recessione traumatica a inizio 2013.
– Per quanto riguarda i problemi di controllo del deficit nel medio termine, il mantenimento della situazione di Congresso diviso che ha caratterizzato gli ultimi due anni rende ancora estremamente difficile il raggiungimento di un accordo. Ora però c’è maggiore consenso sulla necessità di agire nel 2013 per contenere i deficit, attuare una riforma tributaria e ridurre la dinamica della spesa. Il nuovo Congresso inizierà una discussione sulla riforma tributaria, sia per la tassazione delle famiglie sia per quella delle imprese e potrebbe esserci qualche passo avanti sul tema della stabilizzazione del debito (v. Scenario macroeconomico Trimestrale, settembre 2012). Inoltre quest’anno la pressione del mercato potrebbe farsi più pesante in assenza di un piano credibile, spingendo il Congresso ad agire.
– Su altri fronti la rielezione di Obama riduce la volatilità perché mantiene lo status quo. Romney aveva annunciato che in caso di elezione avrebbe abrogato la riforma sanitaria e definito la Cina un currency manipulator. Inoltre, Romney aveva anche segnalato l’intenzione di imprimere una svolta alla Fed in direzione contraria a quella attuale, non rinnovando il mandato di Bernanke. A parte il fatto che un singolo individuo, anche se nominato chairman, difficilmente modifica la rotta di un organo collegiale come il FOMC, la vittoria di Obama rende probabile o una riconferma di Bernanke o la nomina di Yellen alla scadenza del mandato di Bernanke (1/2014).
– Il mantenimento di enorme incertezza sulla politica fiscale di breve e medio termine lascia poco spazio alla previsione di trend chiari per i mercati nel 2013. Il mercato azionario potrebbe essere frenato nei prossimi mesi da 1) timori di rialzo di imposte su dividendi, capital gains e redditi alti; e 2) preoccupazione per un potenziale forte rallentamento della crescita. In caso di forte conflittualità in Congresso nel 2013, anche il mercato obbligazionario potrebbe reagire negativamente alla prospettiva di mancato consolidamento dei conti federali, con rialzi dei rendimenti; questi però restano limitati dagli interventi della Fed e dalla mancanza di asset sicuri a livello globale.

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