Come abbiamo più volte sottolineato l’andamento del franco svizzero e ancor di più le variazioni mensili delle riserve valutarie estere detenute dalla SNB (Swiss National Bank) rappresentano un ottimo termometro, oltre al consueto spread, in grado di interpretare la fiducia del mercato nei confronti dell’euro e dei paesi dell’eurozona.…….
Jacopo Ceccatelli – Amministratore Delegato di JC & Associati SIM
Lo scorso 7 novembre la banca centrale svizzera ha rilasciato i dati relativi all’ammontare di riserve valutarie estere che rispetto al mese di settembre hanno subito una variazione al ribasso, passando da 429 a 424 miliardi di franchi svizzeri. Questo lieve calo è sostanzialmente da considerarsi come una stabilizzazione rispetto alla notevole crescita avvenuta a partire dallo scorso maggio, in concomitanza con l’aumento delle incertezze sul rischio Europa e quindi delle pressioni sul franco svizzero, considerato un “safe haven” per definizione.
Ricordiamo che dall’inizio di settembre 2011 la SNB ha imposto un limite inferiore alle oscillazioni del cambio euro-franco svizzero, che da quel momento non può scendere al di sotto di 1.20. A fronte di una domanda elevata di franchi quindi la SNB interviene acquistando euro; una valuta troppo forte infatti deteriorerebbe ulteriormente il saldo della bilancia commerciale svizzera, a causa di una drastica riduzione del livello delle esportazioni.
Nel corso dell’estate del 2011, in concomitanza con il coinvolgimento di Spagna e Italia nella crisi del debito, la divisa svizzera ha raggiunto il massimo del rafforzamento contro euro, in seguito al quale è stato poi annunciato l’intervento attivo da parte della banca centrale. Come si vede dal grafico sottostante la fluttuazione libera del cambio aveva provocato un rafforzamento del franco di grande portata: dall’inizio del 2010 al settembre 2011 il tasso eur-chf era sceso del 30%.
Fonte: Bloomberg. Andamento del tasso di cambio euro-franco svizzero negli ultimi due anni.
Il grafico successivo invece riporta l’andamento delle riserve valutarie estere detenute dalla SNB, ed evidenzia la corrispondenza tra i picchi della crisi del debito europeo e un aumento delle riserve valutarie.
Nei mesi recenti balza all’occhio infatti l’impennata del secondo trimestre del 2012 che ha portato le riserve da 237 miliardi di franchi di aprile agli attuali 424, realizzando un incremento di quasi 80 punti percentuali. Il periodo coincide infatti con la fine degli effetti positivi del LTRO2, quindi con le incertezze sul default greco e l’aumento delle pressioni su Spagna e Italia.
Fonte: Bloomberg. Andamento delle riserve valutarie estere della SNB negli ultimi sei anni.
Dal mese di luglio, ovvero dal discorso di Draghi in merito alla difesa della valuta unica ad ogni costo, la forza relativa dell’euro ha provocato una sostanziale stabilizzazione della crescita delle riserve estere elvetiche, a dimostrazione di un affievolimento delle pressioni sul franco, per cui non sono stati necessari ulteriori massicci acquisti di euro da parte della SNB.
Vogliamo inoltre far notare che dal settembre 2011, in corrispondenza della crescita delle riserve valutarie estere, si è assistito ad un generalizzato deprezzamento dell’euro nei confronti di tutte le principali valute difensive (dollaro americano, dollaro canadese, yen, sterlina, corona norvegese e svedese), come dimostra il seguente grafico.
Fonte: Bloomberg. Andamento dell’euro contro dollaro americano, canadese, sterlina, corona norvegese e svedese da settembre 2011, serie normalizzate.
Nella composizione delle riserve valutarie estere della SNB infatti l’euro rappresenta la quota maggiore, ma la variazione del terzo trimestre 2012 rispetto al secondo, dimostra l’intento della SNB di aumentare la diversificazione. I dati evidenziano una riduzione delle riserve in euro, passate dal 60% al 48%, in favore di un aumento di quelle in dollari americani (da 22% a 28%), sterlina inglese (da 3% a 7%), dollaro canadese (da 3% a 4%) e yen (da 8% a 9%).
Dopo le dichiarazioni di settembre, in cui la BCE ha confermato il sostegno alle economie più a rischio attraverso l’OMT (Outright Monetary Transactions) l’euro si è rafforzato nei confronti del franco svizzero per più di un punto percentuale, un movimento di rara “ampiezza” da quanto la banca centrale svizzera lo ho di fatto ingabbiato. Attualmente però questa forza sta perdendo via via vigore e negli ultimi due mesi il cambio sta ritornando verso area 1.2040, dai massimi dell’area 1.2170 e, come evidente nel grafico che qui sotto abbiamo allegato, sta seguendo un trend discendente che conferma un nuovo ritorno delle pressioni sull’euro e sull’eurozona.
Fonte: Bloomberg. Andamento Euro-Franco svizzero degli ultimi 5 mesi.
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