Scenario 2013: crescita globale moderata, all’insegna di una maggiore propensione al rischio

Il Stati Uniti :L’incertezza fiscale rende le previsioni per gli Stati Uniti soggette ad ampi margini di errore; il raggiungimento di un accordo manterrebbe la crescita sui livelli del 2012. Nell’Eurozona, occorrerà tempo perché i progressi nella gestione della crisi del debito si traducano in ripresa economica…..

Le principali novità potrebbero arrivare dall’Estremo Oriente, dove il cambio di governo in Giappone condurrà all’adozione di politiche economiche aggressive. Una marginale riaccelerazione è attesa in Cina e India.

Le prospettive di crescita negli Stati Uniti sono rimaste invischiate nella rete dell’incertezza fiscale. Prevediamo che il 2012 si chiuda con un accordo sul fiscal cliff e sul limite del debito, caratterizzato da una correzione complessiva di circa 2 tln di dollari su 10 anni, con rialzi di entrate per circa 1,2 tln di dollari e tagli di spesa per 1 tln. Nel prossimo biennio, il freno della politica fiscale verrà in parte controbilanciato dalla politica monetaria super-espansiva della Fed, dal graduale riequilibrio dei bilanci delle famiglie e dalla ripresa del settore dell’edilizia residenziale.

Lo scenario è quindi di crescita intorno al 2% nel 2013-14 (1,7% nel 2013, 2,2% nel 2014). I rischi per la crescita nel 2013 sono verso il basso. La chiusura del 2012 è molto debole, anche per via dell’incertezza fiscale. Inoltre, dopo il probabile accordo sul fiscal cliff, il sospiro di sollievo per avere evitato il baratro sarà seguito dagli effetti reali di una politica fiscale restrittiva su un arco di tempo prolungato, con conseguenti aggiustamenti dei programmi di spesa di famiglie e imprese colpite da rialzi di imposizione tributaria e riduzioni di trasferimenti.

L’aspettativa che l’accordo sul fiscal cliff si chiuda con un piano di restrizione fiscale i cui dettagli dovranno essere definiti nel 2013 manterrà consumatori e imprese su posizioni caute fino a quando non saranno diffusi i contorni delle riforme su spesa programmatica e imposizione tributaria. La crescita debole e il lentissimo aggiustamento del mercato del lavoro manterranno la politica monetaria sull’attuale sentiero super-espansivo. I programmi di acquisto titoli senza tetti e senza scadenza contribuiranno a mantenere sui minimi storici i rendimenti e i tassi sui mutui a lungo termine, favorendo i due settori frenati dagli effetti dell’eccesso di debito: settore pubblico e settore immobiliare residenziale.

Ci aspettiamo il proseguimento dei programmi aperti almeno fino alla fine del 2013, e il mantenimento del tasso sui fed funds a zero almeno fino a metà 2015. Nel medio termine, tuttavia, ci sono forze strutturali positive che permetteranno all’economia americana di accelerare su un orizzonte temporale prolungato, indipendentemente dalle fluttuazioni cicliche: ripresa dell’edilizia residenziale, rilocalizzazione delle imprese manifatturiere, rimpatrio di utili prodotti all’estero da imprese multi-nazionali, aumento della produzione di petrolio e conseguente riduzione delle importazioni energetiche, apertura della possibilità di esportazione di gas naturale. Pertanto ci aspettiamo un contributo positivo (non triviale) alla crescita dagli investimenti fissi, residenziali e non, e dal canale estero.

Area Euro

Il 2013 sarà ancora un anno difficile per la zona euro, nonostante la svolta nella strategia di gestione della crisi avutasi con l’annuncio del Piano di azione congiunto BCE/ESM, l’introduzione di regole uniformi per il consolidamento delle finanze pubbliche e l’individuazione di un’agenda per la creazione di un meccanismo di supervisione comune per le istituzioni creditizie. Il processo di consolidamento fiscale nella periferia è destinato a proseguire e il grado di restrizione fiscale è atteso ridursi solo marginalmente rispetto al 2012, dall’1,4% all’1% del PIL. Soltanto nel 2014 il freno al ciclo derivante dalla politica fiscale dovrebbe allentarsi significativamente.

Al deleveraging del settore pubblico in Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda si aggiunge quello del settore privato. Inoltre, non ci aspettiamo, quindi, grosse novità sul fronte delle misure non convenzionali di politica monetaria in corso d’anno, al di là di quanto già predisposto. Un taglio del refi (ma non del tasso sui depositi) nei primi mesi dell’anno è possibile, dati i recenti segnali di rallentamento ciclico, ma servirebbe ad abbattere il costo della liquidità presa a prestito nelle aste triennali, più che a stimolare l’economia reale.

In questo contesto, è difficile che l’economia dell’area euro possa tornare a tassi di crescita positivi già il prossimo anno anche perché, sulla base dei dati più recenti, una recessione tecnica in Germania a cavallo del nuovo anno non può più escludersi. Abbiamo tagliato significativamente le nostre stime per l’economia tedesca (a 0,5% da un precedente 0,9%). Di riflesso, ci aspettiamo ora una contrazione per la zona euro di -0,3%, solo in lieve miglioramento rispetto al -0,4% del 2012. Nel 2013, le esportazioni nette rimarranno il solo motore di crescita, mentre la domanda interna continuerà a scendere anche se a un ritmo (-0,8%), meno severo che nel 2012 (-1,4%). Rispetto all’anno in corso, si chiuderanno, in parte, le divergenze tra paesi del centro, che contribuiranno per +0,1% alla crescita della zona euro, e paesi della periferia che in media dovrebbero sottrarre uno 0,4%. La dinamica occupazionale continuerà a risentire del rallentamento ciclico in particolare nei Paesi della periferia, ma prevediamo un peggioramento anche nei paesi core. Ci aspettiamo che la disoccupazione nell’area euro possa salire fino al 12,1% per fine 2013, dato l’usuale ritardo rispetto al ciclo.

I rischi sullo scenario rimangono ancora verso il basso. I progressi attuati quest’anno andranno consolidati per evitare ricadute della crisi sul debito e a tal fine è fondamentale che il piano BCE venga implementato in modo ordinato e in tempi rapidi in caso di necessità; che i lavori per l’istituzione di un’autorità di vigilanza europea avanzino senza eccessivi ritardi e che gli appuntamenti elettorali in Italia e Germania non portino a un ripensamento delle scelte di politica economica nazionale ed europea. Ci aspettiamo, inoltre, che la domanda globale acceleri già da fine inverno, dando nuovo impulso alle economie europee. Se il 2013 trascorrerà senza grossi scossoni, l’economia area euro potrà tornare a crescere (all’1%) nel 2014. L’inflazione è attesa tornare sotto il 2% già da febbraio del prossimo anno, grazie al calo delle pressioni da energia e alimentari. Sull’orizzonte di previsione l’inflazione rimarrà ampiamente sotto controllo e le uniche pressioni inflative deriveranno da aumenti di tassazione indiretta e
prezzi amministrati.

Giappone

L’economia giapponese è in recessione. La contrazione del PIL dovrebbe essere di breve durata: nel 2013 la crescita dovrebbe essere in ripresa, con una variazione annua di 0,9%. La ripresa del 2013 dovrebbe essere trainata dalle esportazioni e da un modesto miglioramento della domanda domestica privata, ma dovrebbe anche essere sostenuta da un aumento degli investimenti pubblici e da maggiore stimolo monetario, soprattutto se le elezioni si concluderanno con l’atteso cambiamento di maggioranza alla Camera bassa (da DPJ a LDP). I conti pubblici sono su un sentiero sempre più insostenibile: la correzione degli squilibri fiscali richiede interventi di dimensioni enormi anche solo per stabilizzare il debito sui livelli attuali (230% del PIL). Lo scenario di politica fiscale è reso più incerto dall’atteso cambiamento di governo dopo le elezioni del 16 dicembre.

Il Governo uscente aveva approvato un piano di rientro fiscale con misure strutturali per circa il 5% del PIL, grazie all’aumento dell’imposta sui consumi dall’attuale 5% al 10% entro ottobre 2015 e ad altre misure ancora da attuare. Il budget 2013 e l’indirizzo della politica fiscale del nuovo Governo saranno cruciali per vedere se verrà mantenuta la moderata restrizione fiscale di medio termine annunciata nel 2012. Il sentiero del PIL nel prossimo triennio sarà influenzato dal rialzo dell’imposta sui consumi, che dovrebbe raddoppiare dal 5% attuale al 10% entro ottobre 2015. L’inflazione è di nuovo in territorio negativo.

La previsione è di deflazione moderata nella prima metà del 2013, con un ritorno verso lo zero a fine anno. Nel 2014-15, il sentiero dei prezzi sarà estremamente volatile per via del rialzo dell’imposta sui consumi. La Banca centrale ha modificato in direzione più espansiva la strategia di politica monetaria, aumentando il programma di acquisto titoli, introducendo prestiti a lungo termine, e segnalando che la politica monetaria resterà espansiva fino a quando non sarà finita la deflazione, con una svolta verso programmi illimitati, nel tempo e nella dimensione, sullo stile della Fed. Prevediamo ulteriori incrementi del programma di acquisto titoli in tutte le classi di attività, dai JGB ai titoli più rischiosi.

Cina

I dati del trimestre settembre-novembre di vendite al dettaglio, produzione industriale, investimenti e commercio estero indicano che l’economia ha superato il punto di minimo anche se la ripresa appare debole.

Ci aspettiamo che la National Development and Reform Commission (NDRC) continui ad accelerare l’approvazione di nuovi progetti infrastrutturali e il completamento dei progetti esistenti, mantenendo tuttavia in piedi le misure amministrative anti-speculazione sul mercato immobiliare. Gli investimenti saranno dunque solo in moderato recupero nel 2013, sostenuti anche da un contenuto allentamento della politica monetaria, i cui effetti saranno maggiormente visibili nel 2014.

Rivediamo marginalmente al ribasso la crescita del 2013 da un precedente 8,1% a 7,9% a causa di una minore crescita dei consumi privati e delle esportazioni rispetto allo scenario precedente. I rischi sullo scenario rimangono al ribasso per gli impatti negativi che potrebbe avere un ulteriore rallentamento del mercato immobiliare sia sulle finanze dei Governi locali sia sulla performance del settore bancario; esternamente, per un ulteriore rallentamento della crescita negli Stati Uniti e nell’area euro, associato al rallentamento delle altre economie asiatiche, con un impatto negativo sulle esportazioni.

India

Le indagini di clima del 3° trimestre 2012 mostrano ancora un quadro di rallentamento dell’attività economica e di calo della fiducia delle imprese, sebbene le aspettative per il 4°
trimestre dell’anno siano in miglioramento. L’analisi dei piani di investimento del 3° trimestre del 2012 prospetta una dinamica degli investimenti più moderata nei prossimi trimestri. Considerato l’andamento degli indicatori mensili, le deboli prospettive degli investimenti e il rallentamento dei consumi privati, rivediamo al ribasso la crescita da 5,7% a 5,3% nel 2012 e da 6,5% a 5,7% nel 2013.

Nonostante il rallentamento dell’attività economica, l’inflazione rimane ancora elevata. L’inflazione dei prezzi al consumo è scesa marginalmente dal picco del 10% in agosto al 9,8% in ottobre ed è risalita a 9,9% in novembre. I rischi sull’inflazione rimangono al rialzo e limitano lo spazio di allentamento dei tassi da parte della Banca centrale. Riteniamo che la RBI, fino a che l’inflazione non darà maggiori segnali di svolta, continuerà ad agire fornendo liquidità più che utilizzando i tassi. Ci aspettiamo dunque che la RBI attenda il 1° trimestre dell’anno per ritoccare i tassi al ribasso.

Gli sforzi del Governo per implementare le riforme strutturali necessarie al paese, apprezzati dagli investitori internazionali, continueranno ad essere ostacolati dalla mancanza di una forte maggioranza parlamentare della coalizione di Governo in un anno che precede le elezioni politiche che si terranno nel maggio del 2014, con rischi al rialzo sulla traiettoria del deficit pubblico.


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