Ramenghi Matteo UBS WM Italy

UBS WM : Stati Uniti sotto i riflettori

UBS WM : L’ultimo trimestre dell’anno sta per cominciare tra sentimenti contrastanti per le borse che, di settimana in settimana, oscillano tra l’ottimismo riguardo alla discesa dei tassi e le preoccupazioni per una possibile (anche se non probabile) recessione statunitense, mentre le elezioni presidenziali si avvicinano e la situazione geopolitica rimane confusa in attesa del nuovo inquilino della Casa Bianca.

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Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia


Con tutta probabilità, nei prossimi mesi i mercati finanziari saranno principalmente concentrati sugli Stati Uniti, che, del resto, sono la più grande economia del mondo e rappresentano oltre la metà dei mercati finanziari e delle riserve valutarie globali, oltre a essere la maggior potenza militare.

Nel complesso si registrano molteplici segnali di rallentamento dell’economia statunitense, a partire dal mercato del lavoro. Alcune statistiche mettono in relazione vari dati sull’occupazione con una possibile recessione, ma in realtà non emergono indicazioni particolarmente sinistre.

Del resto, molti indicatori economici, come le vendite al dettaglio di agosto, restano su livelli positivi. Per questo rimaniamo dell’idea che l’economia americana decelererà senza entrare in recessione.

Questa convinzione è rafforzata dalla decisione della Federal Reserve (Fed) di avviare con determinazione un ciclo di riduzione dei tassi. Complessivamente i tassi statunitensi dovrebbero scendere di due punti percentuali entro la fine del prossimo anno.

A poco più di sei settimane al giorno delle elezioni, le differenze tra i sondaggi negli stati in bilico sono all’interno del margine di errore statistico. Le previsioni online di Polymarket attribuiscono a ciascun candidato il 50% di probabilità di vittoria, mentre PredictIt valuta le possibilità di Harris al 56%.

Le politiche fiscali proposte dai due candidati sono pressoché opposte, ma le previsioni sulla composizione del Congresso indicano che probabilmente nessun partito avrà il controllo di entrambe le Camere. Ciò implica la necessità di trovare compromessi e, all’atto pratico, diluirà la possibilità di modificare radicalmente l’attuale assetto fiscale.

La borsa americana potrebbe inizialmente risentire della vittoria di Harris per via della maggior tassazione sulle imprese, tuttavia i titoli legati alla transizione energetica probabilmente sarebbero avvantaggiati. La deregulation proposta da Trump potrebbe beneficiare in particolar modo le banche e l’energia. In ogni caso, in questa fase evitiamo di prendere decisioni drastiche sui portafogli sulla base delle aspettative sulle elezioni.

Un ulteriore vincolo da questo punto di vista è il debito. La scorsa settimana il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo dal titolo emblematico: «Il debito federale è in aumento. Ecco perché Trump e Harris non ne parlano. Entrambi i candidati hanno fatto parte di amministrazioni che hanno prodotto deficit crescenti. Presumibilmente nessuno dei due invertirà questa tendenza se eletto».

Rispetto alle principali valute il dollaro ha recentemente perso circa il 5%, ma questa discesa potrebbe continuare per via del deficit degli Stati Uniti, che potrebbe pesare sul biglietto verde una volta terminate le elezioni statunitensi.

Senza voler sminuire il rallentamento economico degli ultimi mesi, le nostre stime suggeriscono comunque una crescita dell’11% per gli utili delle società appartenenti all’indice statunitense S&P 500, che dovrebbero continuare a crescere, seppur a un ritmo più lento, anche nel 2025.

In un contesto di crescita degli utili, inflazione in raffreddamento e continuo allentamento delle politiche monetarie, ci aspettiamo che l’indice S&P 500 possa presentare ulteriore potenziale nonostante le valutazioni raggiunte. Del resto, in assenza di una recessione, storicamente l’indice è aumentato significativamente dopo il primo taglio dei tassi della Fed.

D’altra parte la volatilità è destinata a rimanere più alta rispetto alla prima metà dell’anno e le valutazioni del settore tecnologico sono elevate. Non vediamo segni preoccupanti di rallentamento degli investimenti delle principali aziende tecnologiche nell’intelligenza artificiale (IA) ma, pur restando ottimisti, riteniamo che una fase di maggior volatilità potrebbe creare opportunità d’ingresso più vantaggiose.

Nel complesso, rimaniamo neutrali sul mercato azionario e favoriamo le azioni di qualità, cioè quelle di società con posizioni competitive forti, poco debito e flussi di cassa resilienti, che presentano quindi una connotazione difensiva. Per quanto riguarda i settori, le utility ci sembrano ben posizionate in un contesto di tassi in discesa e forte domanda di elettricità, anche per via dell’IA e dell’elettrificazione dei trasporti.

La discesa dell’inflazione e tassi più bassi dovrebbero creare un contesto ampiamente favorevole per le obbligazioni. Detto ciò, dopo il recente calo dei rendimenti crediamo che il potenziale di apprezzamento per i rating più elevati sia limitato.

Siamo complessivamente neutrali sul mercato obbligazionario, ma rimaniamo positivi sulle obbligazioni corporate investment grade con scadenze medio-lunghe per bloccare rendimenti interessanti e per il potenziale di apprezzamento in caso di un rallentamento economico più marcato.

Fonte: InvestmentWorld.it


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