La Fed avvisa i mercati che nei prossimi mesi lo stimolo quantitativo sarà probabilmente ridimensionato, e che potrebbe essere sospeso entro metà 2014. La svolta è subordinata alla conferma dello scenario macroeconomico e reversibile, tanto che la Banca centrale ha scelto di segnalarla durante la conferenza stampa e non nel comunicato scritto….
Le conseguenze per le aspettative sono state ugualmente notevoli, perché ora il rialzo dei tassi ufficiale, per quanto ancora lontano, non appare più estraneo allo scenario previsivo..
La riunione del 18-19 giugno del FOMC si è rivelata più importante del previsto. Certamente non per il contenuto del comunicato ufficiale: l’obiettivo sul fed funds è invariato a 0-0,25%, il ritmo degli acquisti è confermato a 85 miliardi di dollari al mese e non si fa alcun cenno a decisioni su future revisioni dello stesso. C’è, questo sì, il riconoscimento che i rischi al ribasso per lo scenario economico si sono ridotti e che le condizioni del mercato del lavoro sono migliorate ulteriormente. Inoltre, le previsioni hanno subito alcune revisioni migliorative. In particolare, la crescita 2014 è stata alzata di un decimo, a 3,0-3,5%, e la stima della disoccupazione a fine 2014 è stata tagliata di 2 decimi a 6,5-6,8%.
Le vere novità, però, sono state preannunciate da Bernanke oralmente, in una forma meno impegnativa, durante la sua conferenza stampa. Bernanke ha affermato che potrebbe risultare opportuno ridurre la dimensione dello stimolo quantitativo nel corso del 2° semestre, con l’obiettivo di eliminarlo gradualmente entro la fine del 1° semestre 2014. Il Presidente della Fed ha rimarcato che il piano di uscita è condizionato alla realizzazione delle previsioni macroeconomiche, e che la sospensione sarà probabilmente associata a un calo del tasso di disoccupazione sotto il 7%. In altre parole, non è esclusa una marcia indietro, e questo sarebbe da intendersi come un preavviso, non una decisione ufficiale.
Riguardo ai tempi dell’abbandono dei tassi zero, le condizioni necessarie rimangono invariate. Il documento che raccoglie le previsioni dei membri del FOMC mostra che la grande maggioranza dei membri del Comitato reputa che il rialzo dei tassi dovrà iniziare nel 2015, anche se convivono idee molto diverse sull’entità dei rialzi necessari (in tre si aspettano di arrivare al 3% entro fine 2015, uno di non alzare affatto i tassi).
Come valutare l’annuncio di Bernanke? La reazione dei mercati mostra che in molti sono stati sorpresi dai tempi e dai contenuti dell’annuncio. Rispetto alle nostre considerazioni di una settimana fa, i punti fondamentali risultano confermati: (i) avvio del processo probabile entro fine anno, (ii) gradualità, (iii) intenzione di non ridurre la dimensione del bilancio, che è ancora ritenuto dalla Fed la vera misura dello stimolo. La scelta di non includere l’annuncio nello statement ufficiale, per alcuni aspetti curiosa, sottolinea che tempi e modalità rimangono flessibili e dipendenti dai dati, un’altra caratteristica della svolta che si riteneva probabile. D’altro canto, la volontà di indicare un periodo di tempo preciso per l’esaurimento del programma di acquisti (un anno da oggi, seppure con molte condizioni) controbilancia la mancata inclusione del cambiamento di linea nel comunicato scritto, perché indica che la discussione interna è già abbastanza avanzata. In questo modo, si da un sostanziale via libera ai mercati per rivedere le proprie aspettative sui tassi di interesse, cominciando a preparare la normalizzazione degli stessi.
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