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UBS WM : Trump e l’Europa

UBS WM : Il risultato netto delle elezioni presidenziali statunitensi introduce una serie di incertezze per l’Europa.

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Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia


In termini di politiche economiche, Trump ha condotto la sua campagna elettorale proponendo una riduzione delle tasse, la deregolamentazione, una posizione più dura sull’immigrazione e l’introduzione di dazi.

Tra queste misure, i dazi rappresentano l’elemento più rilevante per l’economia europea. Gli Stati Uniti sono infatti il più grande partner commerciale dell’Unione europea (UE) in termini di valore aggiunto, poiché rappresentano circa il 15% delle esportazioni dell’UE.

La portata è difficile da valutare, poiché dipende dall’implementazione e dalle negoziazioni, che probabilmente saranno lunghe e complesse, con la possibilità di misure di ritorsione a breve termine. Inoltre, non si tratta solo di dazi diretti.

La Cina sarà infatti il primo bersaglio della politica commerciale della nuova amministrazione, con l’introduzione di dazi potenzialmente fino al 60%.

Questo potrebbe portare a una domanda di prodotti europei più debole da parte della Cina, che oggi rappresenta circa il 10% delle esportazioni dell’UE.

Guardando la questione dal punto di vista dei mercati azionari, circa un quarto dei profitti generati dalle società europee quotate sono realizzati negli Stati Uniti, quindi una escalation delle tensioni commerciali avrebbe certamente un impatto tangibile sugli utili.

Tuttavia, gran parte del fatturato ottenuto oltreoceano delle società europee è costituito da servizi che non saranno soggetti a dazi, mentre la maggior parte dei beni venduti negli Stati Uniti è prodotta localmente anziché esportata dal vecchio continente. Pertanto, almeno per le società quotate, la quota effettiva delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti è inferiore a quella apparente.

Resta il rischio di una guerra commerciale su larga scala. Nel 2018-19 le azioni europee sono scese in media del 7% durante i tre episodi di escalation commerciale tra Stati Uniti e Cina, mentre i settori ciclici esposti alla Cina, come i materiali e i beni di consumo discrezionali, sono scesi di oltre il 10%.

Oltre agli impatti diretti, ci potrebbero essere riflessi in termini di perdita di fiducia da parte delle aziende. Minori investimenti aziendali in conto capitale potrebbero rappresentare un freno significativo per l’economia, che è già prevista crescere a un ritmo ridotto, inferiore all’1% nei prossimi anni.

Inoltre, in questo nuovo contesto i Paesi europei dovranno destinare più risorse alla propria difesa nei prossimi anni, poiché il supporto a lungo termine degli Stati Uniti non può più essere garantito. I vincoli di spesa militare per la partecipazione alla NATO dovranno essere rispettati in maniera più rigorosa ma, in considerazione della riduzione dei deficit di bilancio richiesta dal nuovo Patto di stabilità, questi impegni potrebbero sottrarre ulteriori risorse agli investimenti per la crescita.

La fine del conflitto tra Russia e Ucraina, come indicato in precedenza da Trump, potrebbe invece avere impatti economici positivi. Sebbene le implicazioni siano incerte, per esempio riguardo i dazi nei confronti della Russia, tale evento potrebbe ridurre la volatilità dei prezzi delle materie prime energetiche e, a lungo termine, riaprire un mercato attualmente chiuso alle aziende europee.

Per sostenere i tagli fiscali a favore delle imprese, il nuovo governo americano potrebbe poi ridimensionare alcuni degli incentivi per la transizione energetica inclusi nell’Inflation Reduction Act. Questo rappresenta un rischio per le utility e le case automobilistiche europee, che negli ultimi anni, hanno beneficiato di questi piani.

Per quanto riguarda l’inflazione, una crescita più debole in Europa potrebbe accentuare le tendenze disinflazionistiche già in corso. In tal caso, la Banca centrale europea (BCE) potrebbe tagliare ulteriormente i tassi d’interesse rispetto all’aspettativa attuale che li riporti al 2% già a giugno 2025.

In conclusione, l’esito delle elezioni presidenziali statunitensi introduce un periodo di incertezza per l’Europa, con potenziali implicazioni economiche significative. Mentre i dazi rappresentano una minaccia immediata per le esportazioni europee, l’impatto complessivo dipenderà dalle negoziazioni e dalle politiche attuate dalla nuova amministrazione, oltre che dai possibili riflessi geopolitici.

Molto dipenderà anche dalla capacità di negoziare e di trovare iniziative di rilancio su scala europea, due aree che però vedono oggi l’Europa politicamente debole, anche per via della delicata situazione politica di Francia e Germania, e ancora lontana dal varare progetti condivisi e di ampio respiro.

Fonte: InvestmentWorld.it


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