A poche settimane di distanza dallo stop programmato al piano di sostegno quantitativo confermato da Bernanke dopo un quinquennio di manovre non convenzionali volte a sostenere l’economia a stelle e strisce, seguendo il modello FED, nonostante i numerosi vincoli imposti alla propria azione dallo Statuto,…
RBS
il Presidente Draghi ha annunciato di voler lasciare i tassi d’interesse ai livelli attuali, o di ridurli ulteriormente, per un lungo periodo di tempo in modo da proteggere la zona euro. Nonostante ciò, il quadro europeo permane ancora piuttosto incerto con i Periferici, in particolare Portogallo e Grecia, che tornano ad essere il vero spauracchio dell’Eurozona.
In questo contesto il mercato obbligazionario sta vivendo una fase di transizione che sta conducendo ad una sostanziale stabilizzazione degli spread. Ma date le questioni ancora non risolte, unite ai preoccupanti dati che gettano ombre sulla presunta ripresa dell’UE, i rischi per l’investitore sono dietro l’angolo. Se da un lato le scelte di politica monetaria continuano a muovere verso tassi eccezionalmente molto bassi ancora per lungo tempo, è pur vero che i tassi di mercato attuali forse non compensano adeguatamente i rischi cui implicitamente l’investitore si espone, anche alla luce dei rendimenti raggiunti all’apice della crisi finanziaria.
Analogamente, il fermento delle principali Banche Centrali Mondiali, si è riversato anche sul comparto valutario, con l’investimento in valuta estera, sia “core” che high yield, storicamente più remunerativo, che presenta oggi una dose di rischio molto maggiore.
In tale contesto pertanto l’ottimizzazione del portafoglio obbligazionario non può non prescindere dall’abbassamento della duration complessiva, nonché soprattutto da un’adeguata ponderazione tra tasso fisso e variabile.
Si comprende quindi come l’attenzione debba tornare proprio sul tasso variabile, ovvero verso l’Euribor, il principale indice di mercato per tale tipologia di indicizzazione.
Nonostante un settore bancario dove, secondo gli ultimi dati, le sofferenze sono in costante aumento e quindi a seguito di ciò si evidenzia un drastico calo della qualità dell’attivo, e con i tassi di riferimento annunciati su livelli accomodanti ancora per lungo tempo, la crescita delle attese sui valori futuri dell’Euribor prosegue costante, con la curva forward che ha accentuato progressivamente la sua inclinazione.
Come sempre, infatti, ad incidere sui prezzi odierni dei bond a tasso variabile, non sono tanto i livelli correnti del tasso interbancario di riferimento dell’area Euro, quanto quelli attesi. Partendo dalle aspettative degli analisti, si registra oggi in tal senso un’attesa di crescita del tasso interbancario verso area 0,4% nel terzo trimestre 2014.
Prendendo invece a riferimento la curva a termine, la misura ovviamente più significativa, il cui andamento nel tempo è sintetizzato dal grafico denominato Euribor Forward, proviamo ora a fare qualche simulazione di rendimento inerente i migliori prodotti agganciati all’Euribor dell’emittente RBS Plc. Come spesso accade, sono le obbligazioni strutturate, ovvero quelle dal payoff non lineare, a garantire la massimizzazione del rendimento in un determinato scenario, a discapito ovviamente di un’esposizione al rischio tassi maggiore. Tralasciando le canoniche obbligazioni del tipo Euribor più spread, in virtù del tasso di crescita del tasso interbancario, oggi a livelli che non si vedevano da più di un semestre, ci concentriamo su due obbligazioni strutturate che sebbene siano penalizzate nel breve-medio termine, garantiscono potenzialmente ritorni superiori alla media di mercato nel lungo periodo, rispetto alle più comuni obbligazioni a tasso variabile.
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