Benetti Carlo GAM

GAM: Fenomenologia della “disruption”

GAM : Formidabile quell’anno! Il 1979 fu l’anno delle Quattro Rivoluzioni, quattro episodi tra loro distinti, e distanti, che furono vere e proprie “disruption” che cambiarono il corso della storia contemporanea.

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A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR


Il 1° febbraio di quell’anno, alle 9:27, atterrava a Teheran un aereo dell’Air France con a bordo l’Ayatollah Khomeini e un folto gruppo di giornalisti di tutto il mondo. La rivoluzione religiosa degli sciiti aveva cacciato lo Scià e stava consegnando l’Iran a una teocrazia ottusa e fuori dalla storia.

Ebbe carattere religioso anche un’altra rivoluzione di quell’anno straordinario. Il 2 giugno il Papa Giovanni Paolo II atterrava a Varsavia per la prima visita di un Pontefice in Polonia, “nove giorni che sconvolsero il mondo” e sconvolsero soprattutto la Polonia e i polacchi. Da quella visita prese avvio un processo che trasformò il Paese e concorse in modo decisivo allo sgretolamento dell’Unione Sovietica.

Le altre due “disruption” del 1979 furono di natura politica. In Gran Bretagna l’elezione di Margaret Thatcher a premier segnò una cesura radicale con il passato, il suo stile non convenzionale, poi imitato da Ronald Reagan, segnò un cambio di paradigma nella prassi politica e l’avvio della stagione liberista nella società e nell’accademia.

Ma la rivoluzione più importante, quella che interessa L’Alpha e il Beta di oggi, fu la visita negli Stati Uniti di Deng Xiaoping, la prima di un leader comunista cinese.

Fu un passo determinante nella normalizzazione dei rapporti tra i due paesi. Soprattutto, quella visita pose le basi della trasformazione del modello economico, cominciava l’esperimento del “socialismo con caratteristiche cinesi” che nel giro di quarant’anni ha trasformato la poverissima Cina in potenza economica globale.

Deng aveva presentato la svolta in un celebre discorso al Plenum del Partito Comunista nel dicembre 1978, ma già nel marzo precedente, in un altro discorso meno noto, Deng presentò il progetto della Cina che aveva in mente. Il leader procedeva con prudenza, erano necessari piccoli passi per non scuotere il corpaccione del Partito Comunista ancora alle prese con l’ingombrante eredità di Mao, ma in quel discorso Deng parlò senza infingimenti dell’urgenza della modernizzazione del paese.

Dopo gli obbligatori omaggi al pensiero di Mao, citato più volte, Deng disse che i professori universitari e gli intellettuali accusati pochi anni prima di “simpatie per l’imperialismo borghese” andavano riabilitati, sconfessò apertamente la Rivoluzione Culturale e il comunismo radicale della Banda dei Quattro. La nuova parola d’ordine del partito doveva essere “modernizzazione”, dell’agricoltura, dell’industria, della difesa nazionale e, soprattutto, modernizzazione della scienza e della tecnologia. Tutte le energie dovevano essere impiegate per colmare il divario con le economie avanzate.

La Cina ha sorpreso il mondo, in pochi decenni è passata da economia agricola a leader globale, ha smentito quanti pensavano che alle libertà economiche avrebbero fatto seguito le libertà politiche e i diritti civili: il partito è riuscito a conservare una presa ferrea sul paese senza impedirne lo sviluppo economico.

La Cina continua a sorprendere il mondo.

La settimana scorsa la notizia di DeepSeek, un sistema di AI a basso costo, ha scosso la tecnologia americana, ha sollevato il velo di Maya dell’illusione della linearità, ha ricordato che anche nell’industria i processi sono evolutivi.

La notizia è che il sistema di AI generativa DeepSeek R1 abbia addestrato modelli di intelligenza artificiale a basso costo, i suoi ideatori sostengono di poter ottenere alte prestazioni senza utilizzare i chip più costosi. Inoltre, DeepSeek ha rilasciato il suo modello come “open source”, altre aziende potranno adattarlo alle proprie finalità, aprendo di fatto la porta ad alternative di AI economiche. Gli analisti di Wall Street hanno immediatamente avvertito il rischio che i modelli open-source possano sopravanzare quelli proprietari.

Non ne sappiamo ancora abbastanza, non sappiamo se lo sviluppo di DeepSeek R1 sia stato davvero così economico come è stato detto, o se abbia violato diritti di proprietà, ma che i sistemi di AI generativi possano fare a meno dei chip più costosi costituisce una disruption, una ferita al monolite tecnologico americano.

Se si tratti di ferita superficiale o una lesione grave lo dirà il tempo, per il momento la novità porta con sé almeno tre grandi dubbi:

  1. il primato degli Stati Uniti non è scritto sulla pietra, DeepSeek mostra come americani e cinesi siano testa a testa nella competizione per la primazia tecnologica, esiste la possibilità che la Cina possa avere la meglio;
  2. le aziende impegnate nello sviluppo delle applicazioni dell’AI possono fare a meno di componenti molto costose;
  3. il dubbio che gli investimenti nell’avanzamento digitale, come quelli annunciati sul progetto Stargate, debbano davvero essere così ingenti.

Dubbi che hanno investito la comunità finanziaria e fatto crollare i titoli della tecnologia.

A nostro parere, la reazione immediata del mercato è stata quella tipica a una novità inattesa, il tempo porterà ponderatezza e giudizi più avveduti; noi siamo del parere che il fenomeno DeepSeek sia “disruptive” ma, alla fin fine, resti un epifenomeno se messo in relazione alle prospettive degli investimenti e dello sviluppo tecnologico negli Stati Uniti e in Cina.

Lo ha scritto il Wall Street Journal, lo hanno ribadito Jensen Huang di Nvidia e Satya Nadella di Microsoft, i semiconduttori sono un esempio del paradosso di Jevons, economista inglese del XIX secolo, secondo il quale il miglioramento tecnologico dell’efficienza di una risorsa ne fa aumentare il consumo. L’arrivo di DeepSeek, al netto delle discussioni, resta un evento positivo per l’intero settore tecnologico e per le sue prospettive, è un esempio da manuale della “distruzione creatrice” di Schumpeter, può danneggiare singole aziende ma concorre al miglioramento complessivo del sistema. Nuove società prevalgono fino a quando soccomberanno a loro volta a nuove innovazioni.

In ogni caso, le prestazioni elevate e l’innovazione nell’architettura del software sono l’effetto della più ampia strategia delle aziende tecnologiche cinesi che hanno fatto di necessità virtù. I controlli americani sulla vendita della tecnologia d’avanguardia rendono difficile l’acquisto dei chip di ultima generazione, per cui delle due l’una, o i controlli sulle esportazioni sono aggirabili, oppure certe applicazioni possono fare a meno dei chip più costosi.

L’esortazione di Deng Xiaping alla modernizzazione è stata presa molto sul serio, la Cina è arrivata a sfidare il primato degli Stati Uniti e può farlo anche grazie all’imponente serbatoio di talenti di cui dispone, il numero degli ingegneri cinesi è circa nove volte quello degli ingegneri americani, i laureati in scienze e tecnologia superano i giovani americani di quasi quindici volte, cresce in misura considerevole il numero degli studenti cinesi e asiatici che si iscrivono ai corsi di laurea STEM e sono sempre di più gli studenti cinesi all’estero che alla fine del corso di studi rientrano in patria.

A queste nuove disruption, ai cambiamenti epocali che stanno trasformando il mondo, gli Stati Uniti rispondono con i dazi, l’offensiva è cominciata con gli annunci di sabato 1° febbraio.

Le barriere commerciali sono uno strumento anacronistico, di retroguardia, eredità velenosa del mercantilismo del XVIII secolo il cui principio teorico asserisce che la ricchezza di un paese si misura con gli avanzi commerciali (spoiler: non è vero).

Nessun dazio e nessuna barriera commerciale arresteranno l’espansione delle aziende di maggiore successo, cinesi o americane che siano, l’Intelligenza Artificiale e le sue applicazioni sono la frontiera più avanzata della conoscenza, la dimensione del progresso è la globalità. Il paradosso semmai, altro che quello di Jevons, è che un paese fondato sulla diversità e sulla libertà, l’economia di riferimento globale, si chiuda nelle ridotte del protezionismo e, nel secolo della post-globalizzazione, teorizzi gli inesistenti vantaggi dell’economia autarchica.

Gli Stati Uniti stanno alimentando instabilità mentre le valutazioni di Wall Street hanno fatto crescere enormemente il valore della posta sul tavolo, qualsiasi segnale che riguardi la crescita o faccia intravedere un rallentamento viene attentamente scrutinato per i suoi immediati riflessi sui valori di borsa.

Nelle scorse settimane l’Alpha e il Beta ha invitato l’investitore ad attenuare il rischio diversificando il portafoglio azionario. Tra le aree interessanti c’è anche la Cina, che si sta spostando dal settore manifatturiero alle piattaforme tecnologiche. La Cina e la regione asiatica hanno popolazione sufficiente per alimentare la crescita e i più alti tassi di produttività aiutano ad affrontare la questione dell’invecchiamento.

I grandi punti di svolta nei mercati non sono quasi mai singoli eventi ma processi che si sviluppano nel tempo, DeepSeek è la disruption che cambia parametri e prospettive, dimostra al mondo che la Cina ha le credenziali per sfidare il primato tecnologico americano.

Dopo tre anni di vaghe stelle dell’orso, nel 2024 l’indice MSCI China ha messo a segno un risultato di quasi il 20%, sostenuto dagli acquisti dei fondi domestici, dal massiccio riacquisto di azioni delle società cinesi e dal ritorno degli investitori nazionali. Ciò nonostante, i valori di borsa sono ancora sotto di quasi il 40% al massimo registrato nel 2021. Inseguire il timing è vano, il vero alleato è il tempo, le fasi negative del mercato sono quelle che preparano le fasi positive, un argomento che dovrebbe fare giustizia dei dubbi sull’opportunità di stare investiti o meno nella seconda maggiore economia del mondo.

Da tempo la Cina è sotto lo scrutinio degli analisti e dei commentatori e anche nei giorni scorsi, alla Convention di una delle maggiori Case di distribuzione in Italia, il timore percepito tra i Consulenti è che i dazi di Trump possano danneggiare l’economia cinese e scoraggiare gli investitori.

Ma questa volta i governi sono preparati, non si lasceranno prendere di sorpresa come nel 2018 (con l’eccezione del governo colombiano di Gustavo Petro). Nei prossimi giorni conosceremo le misure ritorsive di Canada, Messico e della stessa Cina ai dazi che entreranno in vigore martedì 4 febbraio.

Nel caso di nuovi freni all’economia, è possibile che il governo cinese rafforzi le misure anticicliche per sostenere la crescita e non disperdere gli sforzi già avviati lo scorso anno a favore del mercato immobiliare e del mercato azionario.

La borsa cinese presenta valutazioni attraenti rispetto al listino americano e alla sua stessa storia, Jian Shi Cortesi di GAM Investments ritiene che questo “sia un ottimo momento per gli stock picker che cercano di acquistare buone aziende a prezzi stracciati … le valutazioni, le politiche interne e il posizionamento degli investitori creano una configurazione asimmetrica dei rendimenti dei titoli cinesi e offrono una rara opportunità agli investitori. A nostro avviso, l’indice azionario cinese ha un potenziale di rialzo molto elevato e un potenziale di ribasso molto più ridotto”.

Fonte: InvestmentWorld.it


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