Vontobel – Dall’annuncio del cessate il fuoco del 30 marzo, i mercati azionari hanno registrato continui rimbalzi.
A cura di Jean-Louis Nakamura, Head of Conviction Equities e Dan Scott, Head Multi Asset di Vontobel
Per molti osservatori, questo recupero appare prematuro, se non addirittura avventato. È infatti interessante mettere a confronto le aspettative estremamente elevate di crescita degli utili per azione (EPS) attualmente incorporate nelle valutazioni — +17% per le azioni statunitensi nel 2026 (dopo un +13% nel 2025) e un notevole +40% per l’Asia ex-Giappone — con i dati macroeconomici piuttosto deludenti degli ultimi mesi. L’economia statunitense ha chiuso il 2025 con una crescita annualizzata di appena lo 0,5% e potrebbe essere rimbalzata a non più dell’1,25% nel primo trimestre del 2026, mentre una composizione decisamente meno favorevole tra volumi e inflazione è, a nostro avviso, destinata a pesare ulteriormente sull’attività nelle prossime settimane e mesi.
Questa dinamica di mercato rimanda a una duplice realtà. Innanzitutto, il “TACO” all’inizio del conflitto ha contribuito a contenere le perdite su azioni, credito e tassi, forse prolungando le ostilità oltre l’orizzonte inizialmente previsto. L’accelerazione del calo degli indici statunitensi a partire dal 25 marzo, unita al rapido aumento dei prezzi dei carburanti per gli automobilisti americani, sembra tuttavia aver favorito una pausa nelle ostilità. Per quanto precario, il cessate il fuoco è stato comunque sufficiente a riportare l’attenzione dei mercati sui fattori più fondamentali alla base delle valutazioni azionarie nei prossimi mesi.
La seconda realtà a cui rimandano i mercati è che l’attuale shock macroeconomico, pur essendo concreto, non ha un’intensità tale da interrompere il potente ciclo espansivo industriale in atto dal 2024. Il motore di questo ciclo è rappresentato dalla spesa in conto capitale (capex) legata all’intelligenza artificiale, che non mostra segni di rallentamento.
Gli impegni di investimento dei grandi hyperscaler statunitensi viaggiano a un ritmo annualizzato aggregato superiore ai 250 miliardi di dollari, con revisioni finora esclusivamente al rialzo. Esiste quindi una soglia (molto elevata) di sostegno alla domanda di semiconduttori, hardware di rete, infrastrutture energetiche e un’ampia gamma di input industriali — una soglia che, finora, le turbolenze geopolitiche non sono riuscite a intaccare.
Alla luce di quanto sopra, manteniamo un sovrappeso su semiconduttori e tecnologie abilitanti l’intelligenza artificiale. La nostra maggiore convinzione resta negli abilitatori infrastrutturali: fornitori degli hyperscaler, packaging avanzato e chip custom in silicio.
Siamo inoltre sovrappesati su elettrificazione, infrastrutture energetiche e materiali per la transizione. Paradossalmente, lo shock geopolitico ha rafforzato il tema della sovranità energetica. Si tratta di un tema strutturale pluriennale, con un numero crescente di policy in Europa e in Asia che servono da catalizzatori. Quello che inizialmente era un tema guidato principalmente dai consumi energetici legati all’IA ha acquisito un secondo driver, altrettanto duraturo. Riteniamo che questa forte combinazione sia destinata a rendere l’elettrificazione uno dei temi più interessanti all’interno dei mercati azionari.
Inoltre, manteniamo un sovrappeso selettivo sui beni strumentali e sul comparto industriale. Le aziende con un’esposizione diretta alla costruzione di data center, alle apparecchiature elettriche e alle catene di fornitura di infrastrutture critiche stanno beneficiando in misura sproporzionata dell’espansione legata all’intelligenza artificiale. Restiamo sovrappesati in modo selettivo anche su società che combinano potere di determinazione dei prezzi e portafogli ordini consistenti, che a nostro avviso possono offrire un livello di visibilità sugli utili raro nell’attuale contesto macroeconomico.
Infine, abbiamo un sovrappeso nei mercati emergenti, in particolare in alcune aree dell’Asia e dell’America Latina, rispetto ai mercati sviluppati, soprattutto gli Stati Uniti. Il conflitto ha ulteriormente eroso la fiducia nei pilastri istituzionali statunitensi. La diversificazione è quindi destinata a favorire quei mercati emergenti e quei settori che possono beneficiare dei temi legati all’intelligenza artificiale, all’elettrificazione e alla sovranità energetica.
Al di là del ciclo rialzista legato all’AI e al comparto industriale, la nostra convinzione è più selettiva, con il settore healthcare e quello finanziario che a nostro avviso offrono attualmente opportunità tattiche di breve periodo. Manteniamo invece un posizionamento da neutrale a sottopeso sulla maggior parte degli altri segmenti di mercato.
Una visione tatticamente rialzista non ignora però i rischi; individuiamo in particolare tre aree che meritano un attento monitoraggio, nessuna delle quali riteniamo rappresenti una minaccia materiale per i mercati su un orizzonte di sei-nove mesi.
Mercati del credito privato. In caso di un deterioramento delle condizioni economiche più marcato rispetto al nostro scenario base, le pressioni sul rifinanziamento e potenziali violazioni dei covenant potrebbero generare loop di feedback negativi che potrebbero intaccare la propensione al rischio generale.
Mercato del lavoro. I dati sull’occupazione negli Stati Uniti appaiono al tempo stesso resilienti e “anemici”. Un deterioramento significativo ci porterebbe a rivedere le prospettive sugli utili dei settori ciclici legati ai consumi e a mettere in discussione la sostenibilità del percorso di crescita degli utili per azione attualmente prezzato dal mercato.
Velocità di adozione dell’IA e sostenibilità strutturale del ciclo. Il ritmo di adozione dell’intelligenza artificiale solleva interrogativi legittimi sulla capacità di assorbimento del sistema: in particolare, se le imprese saranno in grado di monetizzare la tecnologia con sufficiente rapidità da giustificare gli attuali livelli di spesa infrastrutturale, e se gli effetti di sostituzione della forza lavoro inizieranno a generare tensioni sociali o regolatorie. Questo potrebbe tradursi in un eccesso di capitale e in una distruzione del capex, oppure semplicemente in una normalizzazione della domanda di apparecchiature, con il rischio di creare importanti eccessi di capacità in diversi settori industriali. A nostro avviso, si tratta di un tema rilevante a partire dal 2027, non nel 2026 — ma merita di essere segnalato come possibile fonte di volatilità una volta che l’attuale ciclo di investimenti sarà maturo.
Nel frattempo, la crescita degli utili per azione, sia dei leader tecnologici sia delle società cicliche e industriali trainate dalla domanda legata all’IA, si sta avviando verso uno degli anni più solidi del ciclo. Non vediamo, nel breve termine, elementi in grado di chiudere prematuramente questa finestra di opportunità.
Nel contesto attuale, pur riconoscendo che qualsiasi scenario è possibile, non riteniamo che il conflitto possa evolvere in una direzione tale da compromettere la forte dinamica sostenuta dagli investimenti nell’IA e dalla transizione accelerata verso una nuova economia.
Fonte: InvestmentWorld.it
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