abrdn : L’USAID è la principale agenzia civile di aiuti esteri degli Stati Uniti.
A cura di Kevin Daly, Investment Director, Emerging Market Debt, abrdn, e Leo Morawiecki, Associate Investment Specialist, Fixed Income, abrdn
USAID
Nel 2023, ha erogato aiuti per 64,7 miliardi di dollari, pari a circa un quinto degli aiuti globali dei paesi ad alto reddito. La decisione di Trump, presa al suo insediamento, di sospendere l’USAID per 90 giorni avrà un impatto sui mercati di frontiera, ma l’agenzia contribuisce generalmente con meno del 3% al PIL di questi paesi, fatta eccezione per l’Ucraina, che non è considerata un paese di frontiera a causa del conflitto in corso.
Durante il primo mandato di Trump, la Development Finance Corporation (DFC) ha visto un aumento significativo dei fondi, con i prestiti che sono passati da 29 a 60 miliardi di dollari nel 2019. Un esempio di progetto finanziato dalla DFC è il Corridoio Economico di Lobito, una ferrovia che collega la Repubblica Democratica del Congo, lo Zambia e l’Angola per l’esportazione di minerali. Sotto Trump, invece degli aiuti dell’USAID, è più probabile che vengano finanziati progetti con motivazioni economiche chiare e benefici per gli Stati Uniti.
African Growth and Opportunity Act (AGOA)
L’AGOA consente ai paesi africani di accedere ai mercati statunitensi senza dazi doganali. Con il rinnovo del patto previsto per settembre 2025, ci sono crescenti preoccupazioni a causa della sospensione dell’USAID. L’abolizione dell’AGOA potrebbe aumentare temporaneamente i premi al rischio in alcuni casi, ma le ripercussioni economiche complessive dovrebbero essere limitate. Negli ultimi venti anni, il commercio africano si è diversificato e molti paesi hanno intensificato gli scambi con la Cina. In prospettiva, gli Stati Uniti potrebbero considerare i rischi legati all’eventuale abbandono dell’AGOA, tra cui l’aumento dell’influenza della Russia e soprattutto della Cina in Africa. Per questo motivo, è possibile che l’AGOA venga riformato anziché abbandonato.
Sostegno multilaterale tramite FMI e Banca Mondiale
L’approccio dell’amministrazione USA nei confronti dei finanziamenti agevolati del FMI e della Banca Mondiale è ancora poco chiaro. Essendo il principale finanziatore di queste istituzioni, una riduzione del sostegno USA potrebbe aumentare i premi al rischio nei mercati di frontiera, riducendo la disponibilità di finanziamenti e minando la credibilità delle politiche. Vale la pena ricordare che uno dei maggiori benefici dei programmi del FMI è la percezione di poter attuare politiche più credibili, che aiutano a risolvere gli squilibri economici e a incoraggiare gli investimenti privati, anche sui mercati obbligazionari.
Dazi
A differenza di grandi paesi emergenti come la Cina, i mercati di frontiera non esportano massivamente verso gli Stati Uniti e non hanno surplus commerciali significativi. Pertanto, dovrebbero rimanere relativamente isolati dalle politiche tariffarie di Trump. Tuttavia, l’uso crescente dei dazi potrebbe avere conseguenze indirette: ad esempio, un aumento dell’inflazione negli Stati Uniti potrebbe far salire i rendimenti dei Treasury, con effetti negativi sugli asset rischiosi globali, comprese le obbligazioni sovrane di frontiera.
Conclusione
L’impatto delle politiche di Trump sui mercati di frontiera dovrebbe essere gestibile e non comprometterà i trend positivi che questi paesi stanno vivendo, come il consolidamento fiscale, il miglioramento dei fondamentali e l’aggiornamento dei rating di credito. Per gli investitori in obbligazioni di frontiera, sebbene i fattori esterni siano ancora rilevanti, i driver principali dei rendimenti rimarranno l’andamento interno delle economie e le politiche locali.
Fonte: InvestmentWorld.it
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