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DJE Kapital: I titoli europei del settore alimentare sfidano dazi e incertezza

DJE Kapital  : Dal cosiddetto “Liberation Day” proclamato dal Presidente degli Stati Uniti, gli investitori stanno concentrando maggiormente l’attenzione sulla fiducia dei consumatori americani.


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A cura di Jörg Dehning, Analista presso DJE Kapital AG


I timori di una recessione – innescati dalle recenti scorribande tariffarie dell’amministrazione Trump – potrebbero rivelarsi una profezia che si autoavvera se molti consumatori modificheranno le proprie abitudini di spesa a causa dell’incertezza sulla loro futura situazione reddituale.

Il cambiamento del comportamento dei consumatori costringe i produttori a ripensare le strategie

Gli aumenti massicci dei prezzi degli ultimi anni stanno ponendo crescenti sfide finanziarie, in particolare per le famiglie a basso reddito. Non sorprende quindi che i fornitori di prodotti alimentari relativamente economici stiano soffrendo a causa della riluttanza di questo gruppo di consumatori a spendere. Ad esempio, le più grandi catene di fast food statunitensi stanno attualmente registrando perdite maggiori delle attese.

La crescente attenzione ai prezzi sta spingendo molte aziende del settore food & beverage a offrire formati di imballaggio più economici. Le famiglie a reddito più elevato tendono a preferire confezioni più grandi – come club pack o offerte online – mentre i consumatori a basso reddito spesso riducono i consumi all’essenziale e scelgono soprattutto confezioni più piccole. Di conseguenza, il posizionamento nel segmento di prezzo base sta diventando più importante. In quest’ottica, i produttori di cioccolato e snack sono stati particolarmente attivi in questo ambito, poiché non solo si trovano di fronte a una clientela più sensibile ai prezzi, ma anche ai forti aumenti dei prezzi del cacao. Per compensare i maggiori costi delle materie prime, i rivenditori hanno recentemente accettato la maggior parte degli adeguamenti di prezzo richiesti dai produttori. Il fattore decisivo ora sarà la misura in cui i consumatori accetteranno effettivamente tali incrementi. Finora, l’elasticità della domanda per i prodotti di cioccolato si è dimostrata piuttosto limitata.

Dazi all’importazione e costi delle materie prime pesano sui produttori di caffè

Anche la categoria del caffè mostra generalmente una minore sensibilità ai prezzi. Tuttavia, l’entità degli adeguamenti di prezzo attualmente necessari a causa dell’incremento dei prezzi delle materie prime probabilmente influenzerà anche in questo caso i consumi, almeno temporaneamente. L’esperienza dimostra che i consumatori hanno bisogno di un certo tempo per abituarsi a livelli di prezzo più elevati. Catene di caffè di alta gamma come Starbucks probabilmente sentiranno gli effetti di questo sviluppo in modo più acuto con un calo dell’affluenza dei clienti.

Se i dazi all’importazione annunciati dagli Stati Uniti sul caffè vietnamita Robusta saranno effettivamente implementati, sarà probabile che emergano ulteriori pressioni sui prezzi: i torrefattori di caffè statunitensi sarebbero quindi costretti ad aumentare nuovamente i loro listini. Tenendo conto delle strategie di copertura abitualmente adottate nel settore, è improbabile che i produttori di cioccolato e caffè vedano una ripresa dei margini lordi prima del 2026. Gli investitori in questo segmento dovranno quindi armarsi di pazienza. Tuttavia, se il governo statunitense concedesse inaspettatamente esenzioni per i chicchi di cacao e caffè, il rischio di ulteriori delusioni in termini di profitti probabilmente diminuirebbe di conseguenza.

Se si esclude la produzione di caffè e cioccolato e l’industria degli alcolici, il comparto del Food&Beverage è stato finora colpito in misura minore dalla disputa tariffaria rispetto ad altri settori. Gli alimenti sono per lo più prodotti localmente o rientrano ancora nell’accordo commerciale USMCA tra Canada e Messico. Di conseguenza, le aziende alimentari europee come Nestlé e Unilever con siti produttivi negli Stati Uniti sono colpite solo in misura limitata dai nuovi dazi.

Fonte: InvestmentWorld.it


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