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Nuveen – Resa dei conti per le politiche fiscali: quando reagiranno i mercati obbligazionari e valutari?

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Nuveen: L’aumento del debito non è più solo teoria. Sta generando volatilità, facendo lievitare i costi del capitale e riducendo gli investimenti pubblici.


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A cura di Laura Cooper, Head of Macro Credit di Nuveen


Con l’aumento dei costi di servizio del debito, i mercati stanno attivamente riprezzando il rischio fiscale a lungo termine. Le conseguenze sono curve dei rendimenti più ripide, un dollaro statunitense più vulnerabile e una maggiore sensibilità agli errori politici.

Negli Stati Uniti, la “Big Beautiful Bill” proposta potrebbe innalzare di migliaia di miliardi il debito nazionale. Anche una sua versione ridimensionata alimenterebbe la spesa e spingerebbe il deficit di bilancio dall’attuale 6% circa del PIL a oltre il 7% entro il 2028 – un livello elevato rispetto agli standard storici per un periodo non caratterizzato da una recessione.

Le previsioni di bilancio si basano sulla scadenza dei tagli fiscali per migliorare la traiettoria del deficit oltre il 2028. Ma se questi tagli venissero prorogati, come sembra probabile, il deficit potrebbe salire oltre l’8% – un livello molto più alto della media annuale prevista dal Congressional Budget Office di circa il 6% del PIL nei prossimi dieci anni.

Gli investitori obbligazionari stanno reagendo di conseguenza. Il premio a termine decennale statunitense è tornato decisamente in territorio positivo, riflettendo la crescente incertezza sul percorso a lungo termine della politica fiscale.

La divergenza fiscale spinge i premi a termine e le oscillazioni valutarie

Mentre gli investitori elaborano i crescenti rischi fiscali degli Stati Uniti, confrontano queste dinamiche anche a livello globale. Nei mercati obbligazionari interconnessi di oggi, i premi a termine non sono uniformi: gli investitori possono passare da un titolo sovrano all’altro con facilità, rendendo la credibilità fiscale un elemento di differenziazione fondamentale.

Negli ultimi anni, i paesi con i maggiori aumenti del debito pubblico hanno registrato i più forti incrementi dei premi a termine. Ciò riflette la crescente preoccupazione per la sostenibilità fiscale a lungo termine piuttosto che le aspettative di crescita o di inflazione a breve termine. Questo crescente premio per il rischio fiscale influenza non solo i rendimenti obbligazionari, ma anche le dinamiche valutarie: gli investitori sono sempre più sensibili al modo in cui la politica fiscale influenza la domanda di asset di riserva e i tassi di cambio.

L’impatto di queste dinamiche fiscali è evidente in tutti i principali mercati sviluppati, dal Regno Unito al Giappone, dove i fattori locali amplificano le pressioni globali e, a loro volta, si ripercuotono sui flussi valutari e di capitale mondiali.

Nel Regno Unito, il mercato dei gilt è stretto tra le pressioni globali di riprezzamento e le incertezze fiscali interne. Altamente correlati con i Treasury statunitensi e i bund tedeschi, i gilt sono vulnerabili alle variazioni del sentiment globale. Ma le sfide locali – tra cui la riduzione dello spazio di manovra fiscale e i segnali di cautela della Banca d’Inghilterra in presenza di persistenti pressioni salariali – aumentano il rischio di un irripidimento della curva e di una volatilità sostenuta. A nostro avviso, un ulteriore deterioramento dei dati economici dovuto agli aumenti dei contributi dei datori di lavoro potrebbe far passare in secondo piano i timori fiscali, facendo scendere i rendimenti dei gilt entro la fine del 2025.

Il mercato obbligazionario giapponese, stabilizzato da tempo dalla forte domanda interna e dagli interventi della banca centrale, sta mostrando delle fragilità. La debolezza dell’asta dei titoli a 20 anni e le speculazioni sulla normalizzazione della Banca del Giappone evidenziano le tensioni emergenti. Nonostante le rassicurazioni dei responsabili politici, la pressione combinata dell’aumento dei premi a termine a livello globale e del cambiamento della politica fiscale nazionale introduce nuovi rischi per gli investitori che si concentrano sulla duration. Tuttavia, l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi ha stimolato l’interesse degli investitori stranieri e il Ministero delle Finanze ha segnalato che probabilmente ridurrà l’emissione di obbligazioni in risposta alle recenti mosse del mercato, nonostante la direzione fiscale rimanga poco chiara.

Prospettive per il dollaro: non una crisi, ma un graduale riprezzamento

Queste dinamiche fiscali e di mercato spiegano perché il dollaro americano, pur rimanendo la valuta di riserva globale, sta vivendo un graduale riprezzamento. L’aumento del debito e dei twin deficit degli Stati Uniti ha da tempo alimentato le preoccupazioni sulla sostenibilità del dollaro. Anche se sembra improbabile una crisi improvvisa, le pressioni fiscali stanno erodendo il premio di valutazione del dollaro.

La domanda estera di Treasury è rimasta stabile. I continui acquisti da parte di Giappone, Regno Unito e altri paesi hanno compensato la riduzione dell’esposizione della Cina.

Tuttavia, la ricerca di alternative appare evidente. Sebbene la forza del dollaro sia sostenuta da mercati ampi e liquidi, i guadagni futuri saranno probabilmente più limitati. Un lento e secolare indebolimento – piuttosto che una brusca crisi – sembra il percorso più plausibile, dato che gli investitori riequilibreranno i portafogli nel tempo con altri asset di riserva.

Sebbene il ritorno all’austerità non sia imminente, i mercati obbligazionari iniziano a prezzare una maggiore disciplina nei rendimenti sovrani a lungo termine e a riflettere l’evoluzione dei rischi valutari. Asset di qualità, gestione attiva e un’attenta diversificazione globale sono essenziali per navigare in questa nuova fase, in cui la politica fiscale e la sostenibilità del debito sono in primo piano e influenzano sia il reddito fisso sia i mercati valutari.

Fonte : InvestmentWorld.it


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