Oddo BHF AM : Pur non essendo chiaro il perché, molti periodi di turbolenza sui mercati sono iniziati nei mesi estivi, quando la liquidità è scarsa.
A cura di Laurent Denize, Global Co-Cio ODDO BHF
Vale quindi la pena restare all’erta mentre siamo sulla sdraio (tra una nuotata e l’altra), pronti a verificare l’elenco di ciò che potrebbe far deragliare i mercati finanziari in estate.
Dagli USA continuano ad arrivare nuove lettere sui dazi, la scadenza è stata spostata – dal 2 aprile al 9 luglio e infine al 1° agosto – per una lista sempre più lunga di paesi. La situazione è ancora dominata dall’incertezza. In particolare per l’UE il tasso proposto di “dazi reciproci” del 30%, insieme ai dazi settoriali già esistenti (acciaio, alluminio, auto) potrebbe ridurre il PIL di un 1,2% cumulativo da qui alla fine del 2026.
Con l’inizio della stagione delle trimestrali sul secondo trimestre, l’Europa va tenuta particolarmente d’occhio. Il consenso prevede un calo degli utili per azione (EPS) del 2% su base annua, il livello più basso degli ultimi cinque trimestri, dovuto a vendite più deboli e alla forza dell’euro. Ci sono due aspetti da considerare: uno è tenere sotto controllo i settori maggiormente esposti alle vendite statunitensi (servizi al consumo, farmaceutici, media, software, edilizia) e l’impatto del cambio su quei settori, l’altro è monitorare la tendenza di revisione dei guadagni per il 2025. Da aprile a questa parte le previsioni di crescita dell’utile per azione nel 2025 si sono dimezzate e prevediamo ulteriori tagli nei mesi a venire. Non ci sorprenderebbe vedere una crescita negativa dell’EPS in Europa nel 2025 (il consenso è ancora a +2%), il che metterebbe a rischio la diversificazione degli investitori esteri verso l’Europa.
L’economia USA sorprende per la sua resilienza, con dati “hard” (che guardano al passato) migliori del previsto, ma dati “soft” (che indicano la fiducia nell’economia) in peggioramento. Il rischio maggiore è l’inflazione dovuta ai dazi, che le aziende intendono scaricare sui clienti. Se l’impatto inflazionistico dei dazi dovesse diventare evidente, i mercati potrebbero scontare tagli nei tassi d’interesse (il consenso sconta già altri 48 pb per il 2025). Il “One Big Beautiful Bill” di Trump è stato approvato e aumenterà il deficit statunitense di 3-5 mila miliardi di USD in dieci anni. Ora che il tetto del debito degli Stati Uniti è stato innalzato, il Tesoro può nuovamente emettere debito e grandi volumi di titoli a scadenza breve potrebbero quindi inondare i mercati nelle prossime settimane. La chiave sta nel monitorare come saranno accolte le diverse aste, dato che le obbligazioni a lunga scadenza sono sempre più vulnerabili alle sorprese dell’inflazione, alle ricalibrazioni della Fed e ai cambiamenti nei flussi di capitale.
Quanto alla svolta fiscale della Germania, investitori dovrebbero monitorare l’attuazione delle misure concrete dei decisori politici. Nella prima metà di luglio, le più grandi aziende tedesche hanno promesso un investimento domestico storico di 300 miliardi di EUR entro il 2028 (7% del PIL). Per formalizzare questo riavvio pubblico-privato, il cui impegno è condizionato a riforme strutturali, si terrà un vertice con Friedrich Merz il 21 luglio. Sostenuta da un pacchetto di sgravi fiscali da 46 miliardi di EUR, quest’iniziativa potrebbe segnare una svolta strategica che porterà dalla stagnazione al rinnovo. Tuttavia, qualsiasi delusione su questo fronte potrebbe far diffondere il sentiment che la sua effettiva e rapida realizzazione sia improbabile.
Gli investitori su entrambe le sponde dell’Atlantico mantengono un posizionamento neutrale sulle azioni. Ciò significa che il mercato è ancora vulnerabile a catalizzatori negativi. La possibilità che le azioni raggiungano massimi record giustifica la nostra posizione cauta. In particolare, negli USA esiste un elevatissimo livello di sovraffollamento nei Magnifici 7 e nei titoli legati all’intelligenza artificiale (soprattutto i semiconduttori). Anche se ciò è giustificato da una crescita dell’EPS relativamente resiliente, gli investitori dovrebbero rimanere vigili su questo fronte.
L’IA è una corsa agli armamenti in termini di spese in conto capitale (capex). Pertanto, il fulcro della narrazione sull’IA è rappresentato dalle capex e dalla loro monetizzazione. Amazon, Microsoft, Google e Meta hanno annunciato piani d’investimento per 300 mld di USD in capex per l’IA nel 2025. Durante la pausa estiva, gli investitori dovrebbero monitorare i commenti del management riguardo alle capex per l’IA durante la stagione delle trimestrali, dato che una riduzione degli sforzi di investimento sarebbe considerata un segnale negativo, e i commenti sull’impatto dell’IA sui margini aziendali. Morgan Stanley stima che la produttività legata all’IA potrebbe aumentare i margini netti delle aziende che compongono l’S&P 500 di 30 punti base nel 2025.
Un potenziale elemento scatenante per le turbolenze estive potrebbe essere un aumento significativo dei prezzi del petrolio. Una nuova impennata nei prezzi del petrolio aggraverebbe l’inflazione e potrebbe costringere le banche centrali a riconsiderare eventuali altri tagli nei tassi. Non vediamo motivi per un’impennata nel prezzo del petrolio, ma non riteniamo che scenderà sotto i 60 dollari al barile, dato che l’attuale prezzo di pareggio per i produttori di shale oil statunitensi è 65 dollari al barile.
Il deprezzamento del dollaro USA del 15% rispetto all’euro dal 10 gennaio sta iniziando a mettere pressione sugli esportatori europei. È quindi probabile che nei prossimi mesi ci si avvii verso una fase di consolidamento. Nel frattempo, la crescente pressione sui profitti degli esportatori europei deve essere monitorata, così come l’impatto di un dollaro più debole sull’inflazione importata negli USA.
Come posizionarsi?
Manteniamo un leggero sovrappeso sulle azioni, ma raccomandiamo di ridurre il tracking error e di avvicinarsi a una posizione neutrale. Preferiamo conservare una posizione leggermente sottopeso sulle azioni statunitensi, preferendo le azioni europee e aumentando la nostra esposizione alle small cap fino a raggiungere un leggero sovrappeso. Abbiamo ridotto la nostra esposizione alle azioni britanniche a un leggero sottopeso, per via delle maggiori incertezze politiche.
Sui tassi abbiamo deciso di adottare una posizione con duration leggermente lunga. Per l’Europa Core, questa scelta è supportata dal continuo processo di riduzione dell’inflazione e da una BCE. Poiché sono migliorati i fondamentali e il sentiment dell’Europa periferica, manteniamo un leggero sovrappeso su quest’area. La posizione con duration leggermente lunga nei titoli di stato USA funge da copertura tattica contro il posizionamento azionario, considerando la previsione di dati macroeconomici meno consistenti nella seconda metà del 2025. Siamo consapevoli del fatto che deficit fiscali e un’inflazione più alta rappresentano rischi di lungo termine per gli USA.
Restiamo positivi sul rischio di credito, poiché sono svaniti i timori di una recessione globale. Anche se gli spread sono relativamente contratti, i livelli generali di rendimento offrono ancora opportunità di carry investment. Dal punto di vista rischio-rendimento, continuiamo a preferire investment grade e high yield a duration breve, dato che le possibilità di cali sono basse.
Lato valute, manteniamo l’opinione che l’euro si rafforzerà nei confronti del dollaro, poiché gli indicatori di lungo termine come la parità dei poteri d’acquisto e la bilancia delle partite correnti indicano un apprezzamento dell’euro. Inoltre, un rallentamento nella crescita USA potrebbe indebolire il dollaro.
CONCLUSIONE
L’estate sarà anche sinonimo di bassa liquidità e lunghi pomeriggi a far niente, ma la storia ci insegna che i mercati possono rapidamente diventare turbolenti, quando meno ce l’aspettiamo. La lista di potenziali catalizzatori di volatilità è lunga, dalle incertezze commerciali alle delusioni sui guadagni, passando per la fragilità dei mercati obbligazionari e i rischi geopolitici. Anche se, preso da solo, nessuno di questi fattori è in grado di innescare una correzione importante, la combinazione di dati economici in flessione, sorprese politiche e posizionamento degli investitori potrebbe amplificare le reazioni del mercato. Ecco perché l’investitore prudente dovrebbe godersi l’estate, ma restare all’erta, monitorando gli indicatori chiave, rivalutando l’esposizione al rischio e restando pronto ad agire repentinamente. Dopo tutto, la calma estiva si è spesso rivelata essere la quiete prima della tempesta.
Fonte: InvestmentWorld.it
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