Il Punto: Il rallentamento del PIL Eurozona rispetto al dato precedente è dovuto all’affievolimento della ripresa nei due maggiori Paesi dell’area.

I dati di contabilità nazionale relativi al 3° trimestre per l’Eurozona mostrano che: 1) la ripresa continua, ma ad un ritmo molto lento e senza segnali di significativa accelerazione, almeno per ora; 2) va attenuandosi la divergenza ciclica tra Paesi del centro e della periferia…..

L’area euro si conferma in una fase di ripresa dopo una recessione durata un anno e mezzo. Tuttavia, dopo il balzo (+0,3% t/t) visto in primavera, il ritmo di espansione dell’attività è rallentato nel trimestre estivo (+0,1% t/t), in linea con le attese. La crescita annua è migliorata lievemente a -0,4% da -0,6%.

Il rallentamento del PIL Eurozona rispetto al dato precedente è dovuto all’affievolimento della ripresa nei due maggiori Paesi dell’area. In Germania, dove il PIL è cresciuto di 0,3% t/t, comunque in rallentamento dopo il +0,7% t/t del trimestre precedente. La frenata sembra dovuta al venir meno degli effetti climatici e di calendario che avevano “gonfiato” il dato primaverile. Secondo l’Ufficio federale di statistica la crescita è venuta esclusivamente dalla domanda interna; in particolare, viene segnalato un incremento degli investimenti delle imprese e delle costruzioni e un lieve aumento dei consumi privati e pubblici, a fronte di un contributo negativo degli scambi con l’estero (dovuto a una stagnazione dell’export in presenza di una crescita dell’import). Ciò significa che la Germania sta svolgendo un blando ruolo trainante in questa fase. L’unica sorpresa è venuta dalla Francia, dove il PIL è calato inaspettatamente di -0,1% t/t dopo il +0,5% t/t precedente. La flessione è spiegata dagli investimenti e dal contributo negativo degli scambi con l’estero. Viceversa, si è registrato un incremento dei consumi privati e pubblici.

Viceversa, Italia e Spagna hanno mostrato una performance in miglioramento. In Italia il PIL è rimasto in territorio negativo per il nono trimestre consecutivo (un record per il periodo in cui sono disponibili le serie trimestrali), ma il calo è stato pari ad appena -0,1% t/t dopo il -0,3% t/t primaverile; non è ancora disponibile il dettaglio, ma l’Istat ha comunicato che il valore aggiunto è diminuito nell’agricoltura e nei servizi e viceversa aumentato nell’industria; come da noi atteso, il ritorno a una modesta crescita su base congiunturale è rimandato al trimestre corrente. Viceversa, la Spagna è già tornata a espandersi, anche se di appena un decimo, dopo nove trimestri consecutivi di flessione. Anche in questo caso non è ancora disponibile il dettaglio, ma dovrebbe essersi verificato un lieve aumento dei consumi privati a fronte di un ulteriore calo degli investimenti; diversamente che per Germania e Francia, sono proprio le esportazioni nette a trainare la ripresa. In moderata crescita (0,3% e 0,1% t/t rispettivamente) Belgio e Olanda. Tra gli altri Paesi periferici, anche il Portogallo è in crescita (per il secondo trimestre consecutivo, a 0,2% da 1,1% t/t precedente) mentre per la Grecia è disponibile solo il dato annuo, in miglioramento a -3% da -3,7% a/a, coerente con un’altra contrazione del PIL.

In sintesi

(1) la ripresa continua, ma ad un ritmo molto lento, e

(2) la divergenza ciclica tra Paesi del centro e della periferia va attenuandosi; in particolare, i periferici (soprattutto Spagna e Portogallo) sembrano aiutati dagli effetti sull’export della svalutazione interna.

In prospettiva, la ripresa è vista continuare nel trimestre corrente, quando stimiamo che il PIL possa riaccelerare ma solo marginalmente, ad un ritmo di due/tre decimi dopo aver poco più che ristagnato in estate. In sostanza, dopo essere uscita dalla recessione, l’area euro viaggia ad una velocità di crociera di circa 0,2% t/t, e per ora non vi sono segnali di significativa accelerazione. Il livello dell’indice anticipatore della Commissione Europea e dell’indice PMI composito relativo al mese di ottobre sono coerenti con il mantenimento di un ritmo di crescita di due decimi su base congiunturale a cavallo d’anno, e con un ritorno in territorio significativamente positivo della crescita annua, in un intorno dell’1%. Il fatto che gli indici anticipatori siano già oggi coerenti con il valore di PIL medio annuo che ci attendiamo per il 2014 (1%) significa che non ci attendiamo una significativa accelerazione del ritmo di crescita congiunturale nel corso del prossimo anno: stimiamo uno 0,3% t/t nel 2014 rispetto allo 0,2% t/t medio degli ultimi tre trimestri del 2013.

In sintesi:

1) da un lato riteniamo che la flessione di alcune indagini di fiducia (PMI, IFO, BNB) a ottobre non rappresenti un’inversione di tendenza ma solo una pausa “fisiologica” all’interno di un trend di ripresa cominciato nei mesi primaverili;

2) dall’altro, la ripresa resta molto modesta e non esente da rischi, non ultimo il recente apprezzamento del tasso di cambio, più pericolo a causa del basso ritmo di espansione della domanda mondiale. Nelle nostre stime, un apprezzamento permanente del tasso di cambio effettivo dell’euro di oltre il 6% avrebbe un impatto negativo sul PIL di -0,3% dopo un anno.


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