Raiffeisen C.M. Fondamentali solidi in un contesto ancora favorevole, tra rischi e opportunità
A cura di Karin Kunrath, Chief Investment Officer, Raiffeisen Capital Management
Il 2026 si apre con uno scenario macroeconomico che rimane complessivamente favorevole per i mercati azionari. La crescita economica globale è attesa su livelli moderati ma stabili, con gli Stati Uniti che dovrebbero continuare a beneficiare di una dinamica più robusta rispetto ad altre aree, sostenuta da politiche fiscali espansive, da una politica monetaria più accomodante e dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Anche in Europa si intravedono segnali di sostegno alla crescita, grazie a impulsi fiscali che rappresentano un potenziale rischio al rialzo per le attuali stime di consenso.
Contesto ancora positivo per l’azionario dei mercati sviluppati
Per il 2026, una crescita economica robusta (soprattutto negli Stati Uniti), un’inflazione bassa, ulteriori tagli dei tassi USA, possibili riduzioni dei dazi e programmi di stimolo per il mercato immobiliare dovrebbero creare un contesto nuovamente positivo per le azioni. Anche in Europa vediamo impulsi fiscali che rappresentano un potenziale rischio al rialzo per le attuali stime di consenso sulla crescita del PIL, attualmente basse. Gli utili delle imprese sono inoltre attesi in crescita a due cifre sia in Europa sia negli Stati Uniti, a supporto delle attuali valutazioni.
Il principale trend resterà quello dell’intelligenza artificiale, destinata a estendersi ben oltre il settore tecnologico, coinvolgendo un numero crescente di settori e sottosettori.
Esiste il rischio di una bolla dell’IA?
Recentemente, il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca d’Inghilterra e anche la Banca Centrale Europea hanno sottolineato sempre più spesso la vulnerabilità dei mercati finanziari alle correzioni. Ciò è dovuto, tra l’altro, alle elevate valutazioni dei titoli tecnologici statunitensi e alla forte concentrazione del mercato in questo settore. Un cambiamento di umore sui mercati azionari potrebbe portare a perdite dei corsi. Tuttavia, al momento non vediamo un aumento massiccio dei rischi, anche se nel corso di un trend rialzista, non sono insoliti cali temporanei dei corsi o una maggiore volatilità.
I tagli dei tassi d’interesse dovrebbero garantire una leggera crescita in Europa, gli investimenti infrastrutturali dovrebbero avviarsi lentamente nel 2026 e avere anch’essi un effetto stimolante, e una possibile pace in Ucraina sarebbe naturalmente un ulteriore fattore positivo. In linea di principio, i tagli dei tassi d’interesse o i tassi bassi sono positivi per le small cap, perché queste hanno un maggiore fabbisogno di finanziamento e con tassi d’interesse più bassi i costi sono inferiori. Negli Stati Uniti il ciclo di riduzione dei tassi d’interesse non è ancora avanzato, quindi non si osserva ancora una sovraperformance delle small cap rispetto alle large cap. Tuttavia, con ulteriori tagli dei tassi d’interesse e uno sviluppo economico positivo, le small cap potrebbero diventare molto interessanti nel 2026.
Ottimismo in aumento sui mercati emergenti
A sostenere l’ottimismo verso i mercati emergenti contribuiscono la prolungata fase di sottoperformance e valutazioni ancora nettamente più favorevoli rispetto ai mercati sviluppati, in particolare agli Stati Uniti. Al tempo stesso, il crescente consenso su una possibile sovraperformance nel 2026 invita alla cautela: non è infatti chiaro se si tratti solo di aspettative dichiarate o di posizionamenti già concreti. In ogni caso, non emergono segnali di euforia né flussi di capitale significativi. L’attuale miglioramento del sentiment sembra quindi riflettere soprattutto prospettive di rendimento relativamente più interessanti tra gli investitori istituzionali, fermo restando che né le valutazioni né le performance passate consentono di formulare previsioni affidabili.
I mercati emergenti nel dettaglio
Sulla scia dei mercati tecnologici in Corea e Taiwan, prevediamo che il 2026 sarà un altro anno forte per le azioni dei mercati emergenti. Il boom dei semiconduttori e delle infrastrutture di intelligenza artificiale gioca a favore di questi paesi, in quanto fornitori leader di tecnologie chiave, soprattutto perché il livello di valutazione è notevolmente più conveniente rispetto a quello degli Stati Uniti. Il mercato cinese rimane attraente nonostante i conflitti commerciali con gli Stati Uniti, poiché la Cina ha diversificato i suoi flussi di esportazione e potrebbe compensare le debolezze del mercato statunitense aumentando le esportazioni verso altre regioni. Inoltre, il Paese sta promuovendo la creazione di un ecosistema di IA indipendente e rafforzando politicamente il settore privato per promuovere la crescita e l’innovazione. Un possibile rallentamento dell’economia, che non può essere del tutto escluso, sarebbe probabilmente attenuato da misure volte a sostenere la domanda interna. L’India è uno dei mercati azionari più promettenti in Asia nel medio-lungo termine, nonostante le valutazioni attualmente elevate che limitano il rapporto rischio/rendimento. I principali motori della crescita sono le riforme strutturali globali, una classe media giovane in forte crescita con un aumento dei consumi e massicci investimenti nelle infrastrutture. Non da ultimo, l’India beneficia della tendenza globale alla diversificazione delle catene di approvvigionamento, che sta portando molte aziende a trasferire la loro produzione in questo Paese, rendendolo un luogo di produzione attraente.
I fattori di rischio da monitorare per il 2026
Allo stesso tempo, è importante non perdere di vista alcuni rilevanti fattori di rischio. In primo luogo, le valutazioni elevate di alcuni segmenti di mercato incorporano aspettative ambiziose, che potrebbero essere disattese e dar luogo a correzioni, anche temporanee. Un aumento inatteso dell’inflazione potrebbe inoltre limitare o annullare ulteriori tagli dei tassi, rendendo necessaria una revisione delle valutazioni.
Ulteriori elementi di attenzione riguardano il riemergere del dibattito sulla sostenibilità del debito pubblico globale, con il rischio di curve dei rendimenti più ripide e pressioni sulle valutazioni azionarie, e le incertezze legate alla leadership e alla credibilità della FED, che potrebbero innescare deflussi dagli asset in dollari USA. Un marcato indebolimento del mercato del lavoro statunitense o una recessione negli Stati Uniti rappresenterebbero infine scenari negativi per gli asset rischiosi. Sullo sfondo, i rischi geopolitici restano elevati anche nel 2026, in particolare nei dossier Ucraina/Russia e Cina/Taiwan, i cui sviluppi continuano a essere difficili da valutare.
Pur non essendo scontata la materializzazione di tali rischi, resta fondamentale mantenere un approccio vigile e adattare, se necessario, la valutazione dei mercati e il posizionamento di portafoglio.
Fonte: InvestmentWorld.it
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it




