Credit Mutuel AM – Prima di esplorare quale potrebbe essere l’andamento del dollaro, è necessario analizzare le ragioni alla base del deprezzamento della valuta negli ultimi 12 mesi.
A cura di François Rimeu, Senior Strategist, Crédit Mutuel Asset Management
Secondo la teoria economica, l’andamento dei tassi di cambio è determinato da diversi fattori la cui importanza varia nel tempo. Questo spiega perché sia difficile ottenere performance stabili e solide investendo esclusivamente nelle valute.
Tuttavia, non tutti i fattori hanno lo stesso peso né lo stesso potere predittivo. Dal nostro punto di vista, l’indicatore più affidabile è lo spread tra i tassi di interesse reali a breve termine (adeguati per l’inflazione). Analizzando la tendenza dello spread dei tassi reali a 2 anni (Stati Uniti – Eurozona) e i movimenti valutari negli ultimi cinque anni, i dati rivelano una correlazione chiara e significativa.
Ci sono casi in cui i dati si discostano dalle aspettative sui tassi reali? Sì, e queste variazioni sono spesso causate da eventi politici, monetari o da altri fattori esterni. È esattamente quanto accaduto durante l’elezione di Trump, quando il dollaro ha registrato un forte rialzo, e successivamente nel periodo successivo al Liberation Day (l’annuncio dei dazi alle importazioni il 2 aprile scorso), quando si è indebolito in modo marcato.
Tuttavia, tutto ciò rappresenta solo un rumore di fondo attorno alla tendenza sottostante indicata dal differenziale dei tassi reali. Nel 2025, i tassi reali a 2 anni negli Stati Uniti sono scesi dall’1,68% all’1,15%, mentre quelli dell’Eurozona sono aumentati dallo 0,28% allo 0,60%. Di conseguenza, i rendimenti denominati in euro sono migliorati, mentre quelli denominati in dollari si sono indeboliti. Questa compressione dello spread dei tassi reali, da 140 punti base a 55, si è tradotto in un apprezzamento dell’euro da 1,10 a 1,15 rispetto al dollaro, un risultato coerente. (Fonte: Bloomberg)
Nel 2026 ci aspettiamo che i tassi di interesse reali a breve termine negli Stati Uniti continuino a diminuire, mentre quelli nell’Eurozona dovrebbero rimanere stabili. Ciò dovrebbe portare a un ulteriore deprezzamento del dollaro rispetto all’euro nel 2026, seppur meno marcato rispetto ai dodici mesi precedenti.
Fonte: InvestmentWorld.it
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