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NS Partners: Iran, il vero game changer (anche per la Cina) sarebbe un blocco totale di Hormuz

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NS Partners : Le piazze internazionali hanno reagito immediatamente alla situazione mediorientale.

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Di Giacomo Calef, Country Head Italia NS Partners


Europa e futures americani si muovono in calo nell’ordine dell’1-2%. Non è panico, è riduzione del rischio. È il mercato che ricalibra le probabilità.

Il petrolio è il primo termometro. Il Brent si è riportato sopra gli 80 dollari al barile, il WTI in area metà 70. Il movimento incorpora un premio al rischio legato allo Stretto di Hormuz. In queste fasi il prezzo non riflette solo l’offerta attuale, ma la probabilità che il transito diventi più complesso o intermittente.

Il precedente del 2025 aiuta a mantenere equilibrio. Allora, durante la fase più acuta delle tensioni tra Israele e Iran, non si verificò una chiusura totale e prolungata dello Stretto. Il mercato prezzò disruption operative e un forte premio al rischio, con un rialzo del Brent nell’ordine di circa il 15% nel picco di giugno, seguito da un rientro quando l’escalation non si trasformò in blocco strutturale dei flussi.  La lezione è chiara: lo spike nasce dalla probabilità, la persistenza dipende dalla durata reale dell’interruzione.

In questo quadro si inserisce anche la decisione di OPEC+ di aumentare gradualmente l’offerta. È un segnale di stabilizzazione, ma con un limite evidente: più barili non risolvono il problema se il collo di bottiglia resta il passaggio. Se il greggio non attraversa lo Stretto con continuità, l’aumento di produzione ha un’efficacia parziale.

L’impatto verso l’Asia, e in particolare verso la Cina, è centrale. Una quota rilevante del greggio che passa da Hormuz è destinata ai mercati asiatici.  Un rallentamento o un aumento strutturale dei costi di trasporto si tradurrebbe in pressioni sui costi energetici e sui margini industriali cinesi, con effetti a catena sui prezzi globali.

Oro e Treasury segnalano cautela, il dollaro resta relativamente solido. In questo contesto parlare di un taglio “a sorpresa” della Fed appare prematuro: uno shock energetico prolungato complicherebbe il quadro inflazionistico più di quanto giustificherebbe un allentamento immediato.

La situazione è fluida e ne ho piena visione trovandomi in queste ore bloccato a Dubai. Non è finita. I mercati stanno ri-prezzando il rischio, ma non stanno ancora scontando una rottura sistemica. Il discrimine resta uno: la continuità dei flussi energetici. Finché Hormuz resterà operativo, anche sotto pressione, vedremo volatilità. Se il passaggio si fermasse davvero, cambierebbe il regime.

Fonte: InvestmentWorld.it


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