Boner Roman Robeco

Robeco: Cina – in pole position per diventare il primo “elettrostato” del mondo

Robeco : A partire dai primi anni 2000, la produzione di energia rinnovabile ha cominciato ad aumentare nella maggior parte delle principali economie, tra cui Europa, Stati Uniti e Cina, grazie all’aumento della capacità solare ed eolica immessa nella rete.

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A cura di Roman Boner, Senior Portfolio Manager della strategia Robeco Smart Energy


Sicurezza energetica e costi economici

Per quanto la produzione di energia pulita in questi mercati chiave continui a crescere a un ritmo impressionante, i tassi di elettrificazione – una misura della quota di elettricità nel consumo finale di energia – hanno subito una notevole battuta d’arresto nell’UE e negli Stati Uniti, in netto contrasto con la Cina, dove continuano a salire.

L’ascesa della Cina nel settore delle tecnologie pulite non è stata inizialmente motivata dal cambiamento climatico, ma piuttosto dalla sopravvivenza economica. Le valutazioni strategiche degli anni ’90 e dei primi anni 2000 spinsero la Cina ad espandere la capacità manifatturiera di fascia alta, tra cui le rinnovabili, i veicoli elettrici e le batterie. Anche la sicurezza energetica faceva parte del mix di motivazioni della Cina. Essendo un importatore netto di petrolio e gas, il Paese è vulnerabile agli shock di offerta esterni provenienti dai petrostati dominanti. Un’economia elettrificata e alimentata da fonti rinnovabili offre un percorso per ridurre l’esposizione agli shock esterni e rafforzare la competitività economica di lungo periodo.

Il dominio della Cina in cifre

La Cina si conferma chiaramente il leader globale negli investimenti per la transizione energetica, avendo speso 800 miliardi di dollari nel 2025 (il 35% circa dei 2.300 miliardi di dollari di spesa globale complessiva). Tali investimenti, inoltre, si stanno accumulando rapidamente, tanto che i settori delle tecnologie pulite hanno quasi raddoppiato il loro valore reale tra il 2022 e il 2025. Se questi settori fossero una nazione, oggi sarebbero l’ottava economia al mondo.

Nel primo semestre del 2025 la Cina ha rappresentato il 67% delle installazioni globali di impianti fotovoltaici. A livello nazionale, l’eolico e il solare sono sulla buona strada per rappresentare la metà della capacità di generazione installata entro la fine del 2026. Inoltre, nessun Paese si avvicina alla Cina in termini di capacità installata di accumulo e utilizzo delle batterie installate. Data la sua padronanza delle tecnologie di batteria, non sorprende che, nel 2024, quasi la metà di tutte le nuove auto vendute in Cina fosse completamente elettrica, un dato che ne fa il più grande mercato nazionale per i veicoli elettrici. Il Paese vanta inoltre la più grande rete di ricarica al mondo, con quasi il 66% delle colonnine di ricarica pubbliche globali.

Il dominio della Cina, peraltro, non è circoscritto al mercato interno: il Paese è anche un importantissimo fornitore globale di tecnologie pulite. Secondo le stime, attualmente la Cina produce tra il 70 e l’80% delle celle per batterie per veicoli elettrici a livello mondiale e nel 2024 ha prodotto circa 12,4 milioni di auto elettriche, pari a oltre il 70% della produzione globale complessiva. Il Paese occupa anche una posizione dominante nella catena di fornitura dell’accumulo in batteria, poiché il 90% delle applicazioni in quest’area dipende da componenti di produzione cinese. La Cina è altresì il principale produttore mondiale di pompe di calore: ad essa, sono riconducibili infatti il 40% di tutte le unità prodotte e il controllo del 95% del mercato dei compressori per pompe di calore.

Non solo più pulita, ma anche più economica e produttiva

Grazie alle dimensioni e all’integrazione verticale delle proprie catene di fornitura nazionali, la Cina è riuscita a ridurre notevolmente il costo delle tecnologie per l’energia pulita. I prezzi dei pannelli solari sono diminuiti di quasi il 75% dal 2022; quelli delle turbine eoliche sono calati del 50% tra il 2022 e l’inizio del 2024; e quelli dei pacchi batteria si sono ridotti del 30% circa nel solo 2024. Infine, in Cina è sceso anche il prezzo delle pompe di calore, un’altra tecnologia critica per usi finali, tanto che ora queste apparecchiature costano il 40-60% in meno rispetto all’UE e agli Stati Uniti.

L’elettrificazione batte i combustibili fossili non solo sul piano dei costi economici, ma anche su quello della mera produttività energetica. Le rinnovabili evitano le enormi perdite termiche insite nella combustione dei combustibili, risultando da due a tre volte più efficienti nella produzione di elettricità. I motori elettrici raggiungono regolarmente efficienze dell’80-90%, rispetto al 20-30% circa dei motori a combustione e delle centrali elettriche a combustibili fossili. Le pompe di calore forniscono da due a quattro unità di calore utile per unità di elettricità, grazie alla loro capacità di trasferire, anziché generare, calore, risultando da tre a quattro volte più efficienti rispetto alle caldaie a gas.

Gli Stati Uniti continuano a far leva sul loro potere di petrostato

Sotto l’amministrazione Trump, le politiche energetiche e geopolitiche hanno virato verso la messa in sicurezza delle risorse fossili e la tutela dei consumi basati sulla combustione. Trump ha ampliato le concessioni per petrolio e gas, ha allentato le norme sulle emissioni di metano e delle centrali elettriche e ha abrogato le norme sull’efficienza dei veicoli. Oltre a questo, ha emanato una serie di ordini esecutivi per dare priorità alla produzione di combustibili fossili e alla capacità di esportazione degli USA.
Nonostante tutti gli sforzi compiuti da Trump per ostacolare la crescita dell’energia pulita, gli USA continuano a beneficiare delle politiche energetiche lungimiranti delle amministrazioni precedenti, in particolare dell’Inflation Reduction Act (IRA) di Biden che ha innescato un’ondata di investimenti nelle rinnovabili e nell’elettrificazione. Questi investimenti si stanno rivelando fondamentali per raggiungere l’obiettivo propugnato dallo stesso Trump, ossia quello di una leadership degli Stati Uniti nell’IA e nelle infrastrutture dei data center, settori che richiedono enormi quantità di elettricità. Il modo più rapido ed economico per soddisfare questa domanda è rappresentato dall’energia solare su larga scala, dall’accumulo in batteria e da connessioni di rete moderne, ed è per questo motivo che secondo l’EIA statunitense che il 93% di tutta la nuova capacità di generazione aggiunta alla rete nel 2026 proverrà da eolico, solare e batterie.

Fonte: InvestmentWorld.it


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