Franco Jamie TCW

TCW: sei forze da domare per investire nei mercati di oggi

TCW: I mercati stanno attraversando una fase in cui fattori macroeconomici strutturali di lungo periodo come tensione fiscale, frammentazione politica, cambiamenti demografici, rivoluzioni tecnologiche e cambiamenti climatici si scontrano, in un contesto in cui narrativa e sentiment mutano molto velocemente.

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Jamie Franco, Managing Director, Head of Cross-Asset Research & Sustainable Investments di TCW


In uno scenario come questo, una qualsiasi previsione precisa e puntuale rischia di diventare obsoleta molto in fretta.

Per questo motivo noi di TCW riteniamo che sia molto più sensato focalizzarsi su quei trend che oggi stanno impattando gli output di numerosissime asset class e capire come influenzano l’allocazione di capitale, le valutazioni e lo sconto del rischio. Di questi trend ne abbiamo identificati sei e rappresentano delle lenti attraverso le quali è possibile interpretare le dinamiche di mercato e modificare il proprio posizionamento al mutare delle condizioni.

Pressioni fiscali: quando i mercati mettono alla prova la loro tolleranza al debito

I livelli di deficit e di debito pubblico sono ancora storicamente elevati nelle principali economie sviluppate, con i tassi di interesse mediamente alti che hanno reso più difficile ripagarli. Eppure, i mercati hanno dimostrato un livello di tolleranza abbastanza alto a questo deterioramento fiscale, soprattutto quando le prospettive di crescita sono rimaste intatte e hanno potuto contare sul sostegno della liquidità.

Lo stress fiscale però non è qualcosa che si manifesta gradualmente; al contrario, tende a esplodere in modo improvviso, a seguito di finanziamenti andati nel verso sbagliato, inflazione superiore alle attese o shock politici, che obbligano gli investitori a rivalutare il rischio sovrano, i premi a termine e la stabilità valutaria. Tuttavia, finché questi episodi non si verificano, spesa pubblica e politiche espansive possono coesistere con bilanci in deterioramento, ritardando il repricing.

Per gli investitori, quindi, non è importante prevedere quando questi shock si verificheranno, ma capire che il fatto che prezzi sono stabili non garantisce che lo saranno a lungo. Pertanto, le pressioni fiscali rimangono un fattore di rischio latente e trasversale per tutte le asset class, con la possibilità che il contagio si ripercuota anche sui tassi d’interesse, sulle valute e sui crediti maggiormente sensibili alla liquidità.

Politiche industriali e commerciali: la frammentazione come fonte di dispersione

Lo shock macroeconomico causato dal rapido cambiamento della politica commerciale internazionale è ormai diventato in un elemento strutturale nel panorama degli investimenti. Dazi elevati, sussidi e iniziative di politica industriale stanno rimodellando le catene di approvvigionamento e le decisioni sull’allocazione del capitale, privilegiando la resilienza interna rispetto all’efficienza globale.

Questo scenario sta creando dispersione all’interno dei settori: le imprese che hanno più potere di determinazione dei prezzi, che si allineano alla politica o che hanno accesso a incentivi possono conseguire risultati migliori rispetto ai competitor, che invece potrebbero dover affrontare una riduzione dei margini o altre difficoltà. Al tempo stesso, l’incertezza sulle negoziazioni, sulla durata dei sussidi e sul controllo normativo accresce il costo del capitale e rende più difficile fare piani di lungo periodo.

Dal punto di vista degli investimenti, capire che direzione prenderà la globalizzazione è meno importante rispetto al saper riconoscere ma chi sarà più in grado di navigare attraverso questa complessità. Infatti, le politiche commerciali e industriali non sono più un elemento di contorno, ma fattori determinanti per le performance dei mercati azionari, del credito e privati.

Divergenze regolatorie: come la politica influenza i rendimenti

I quadri normativi hanno iniziato a divergere considerevolmente tra aree geografiche, influenzando sia la valutazione degli asset, sia la direzione dei flussi di capitali. Negli Stati Uniti, per esempio, la deregolamentazione che ha interessato specifici settori quali l’energia, le infrastrutture e la finanza ha avuto lo scopo di accelerare gli investimenti e ridurre i vincoli legali. Al contrario, Regno Unito ed Europa hanno adottato un approccio più cauto, mentre molti mercati emergenti hanno addirittura rafforzato la supervisione per gestire le vulnerabilità e attrarre capitali stabili.

Ciò significa che la normativa non è più soltanto un vincolo, ma è sempre di più un driver per i rendimenti. Dove la direzione presa è chiara e si hanno i mezzi per mettere in pratica quanto è stato stabilito, il cambiamento della regolamentazione può generare maggiori investimenti, accrescere le valutazioni e permettere alle imprese di cercare nuove soluzioni. Dove ciò non accade, invece, l’incertezza può avere un impatto significativo sui multipli e deteriorare il capitale.

È anche importante notare come il cosiddetto “execution risk” sia ancora sottostimato. Le sfide legali, i limiti alla capacità amministrativa e il turnover politico possono ritardare o rendere meno efficaci le riforme, creando divergenze non solo tra regioni, ma anche tra settori ed emittenti.

Vincoli demografici: la scarsità di forza lavoro come forza strutturale

Le economie avanzate devono anche fare i conti con una popolazione che invecchia e con una carenza strutturale di lavoratori. A differenza dei picchi ciclici a cui il mercato occupazionale può andare incontro, quello demografico è un problema di lungo periodo, aggravato da un’immigrazione contenuta, da skill mismatch e da vincoli alla mobilità interna dovuti al costo degli alloggi.

Sebbene questi trend siano quasi sempre inquadrati in un’ottica di lungo termine, il loro impatto sui mercati è sempre più riscontrabile nell’immediato. Infatti, una costante mancanza di forza lavoro spinge al rialzo i salari, altera le dinamiche inflazionistiche e spinge le imprese a rivedere le loro decisioni di investimento; al tempo stesso, le scelte di consumo operate da un numero sempre più alto di pensionati possono sostenere la domanda per determinati settori, anche in presenza di un rallentamento dell’offerta di lavoro.

Tuttavia, l’aspetto principale è che quanto descritto sta spingendo sempre di più le economie verso l’automazione e l’adozione dell’intelligenza artificiale, rendendo andamento demografico e tecnologia sempre più interdipendenti e in grado di influenzare la produttività.

La rivoluzione dell’AI e il fabbisogno energetico: dal ciclo tecnologico alla narrativa di mercato

L’intelligenza artificiale è una rivoluzione che è andata oltre il percorso di adozione classico storicamente osservato per una nuova tecnologia, diventando un elemento dirompente in quasi tutti i mercati. Le spese in conto capitale in AI hanno sostenuto i solidi fondamentali di diverse parti dell’ecosistema delle infrastrutture digitali, ma hanno anche rimodellato il sentiment degli investitori in un’ottica che va ben oltre il tech.

Il recente andamento del mercato, infatti, mostra come i player stiano dando sempre più importanza al potenziale dirompente prima ancora che ai fondamentali, con l’entusiasmo e il timore dell’obsolescenza che spingono a una rapida revisione dei prezzi in settori come l’industria, la logistica, l’immobiliare e le telecomunicazioni. In questo contesto, il rischio valutativo può essere importante tanto quanto il potenziale di adozione a lungo termine.

Sebbene l’implementazione dell’AI non sarà immediata, con le aziende che necessitano di tempo per passare da programmi pilota a un effettivo utilizzo nella produzione, l’incertezza a breve termine sul ROI, sulle tempistiche e sui vincoli di capacità rimane elevata. Inoltre, l’accesso all’energia, i ritardi nelle autorizzazioni e i colli di bottiglia infrastrutturali introducono rischi di esecuzione, anche se le aspettative sulla domanda sono in aumento.

Il risultato è che attualmente l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato dipende in egual misura dalla tecnologia e del sentiment (e quindi dal posizionamento). Pertanto, capire quando le aspettative si spingono troppo oltre e fino a che punto i fondamentali possono supportarle è essenziale.

Rischi climatici: da trascurati a realtà di bilancio

Gli eventi più o meno estremi legati al cambiamento climatico non sono più una rarità, ma una pressione economica e fiscale ricorrente, con una percentuale significativa delle perdite generate che risulta non coperta da assicurazioni, il che trasferisce il rischio direttamente su governi, famiglie e imprese, generalmente mal preparati per assorbirli.

Dal punto di vista dei mercati, la questione non è la frequenza di questi eventi, ma la sottovalutazione e il ritardo nel rendersi conto di quanto si è esposti. Le aree geografiche e gli emittenti che investono in adattamento, resilienza e mitigazione del rischio sono quindi meglio posizionati per registrare performance superiori alle aspettative, mentre quelle che non reagiranno più in fretta vedranno la loro vulnerabilità aumentare sempre di più nel tempo.

Anche i rischi climatici sono un elemento che interessa tutti i mercati, dal debito sovrano agli asset reali, dalle assicurazioni al credito strutturato, e che causa bruschi repricing piuttosto che adeguamenti graduali. Ciò li ha resi un elemento che è fondamentale prendere in considerazione nella valutazione della resilienza degli asset a lungo termine e della sostenibilità fiscale.

Conclusione: l’importanza di una prospettiva cross-market

Queste sei forze non agiscono indipendentemente l’una dell’altra; le tensioni fiscali possono amplificare gli shock climatici, i vincoli demografici accelerano l’automazione, le divergenze commerciali e normative influenzano i flussi di investimento nell’AI e, in tutto ciò, la narrativa di mercato può amplificare o mettere in ombra i fondamentali sottostanti.

In tale scenario, i rischi e le opportunità più significativi emergono spesso dove le diverse tematiche si incontrano; per questo una prospettiva multi-asset è essenziale per orientarsi in un panorama di mercato in cui struttura, politica e sentiment si muovono sempre più in sinergia.

Fonte: InvestmentWorld.it


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