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RBC BlueBay – Conflitto USA-Iran: retorica contro realtà

RBC BlueBay – In una settimana corta per la Pasqua, qui a Londra, gli eventi in Medio Oriente continuano a dominare l’andamento dei mercati finanziari.

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A cura di Mark Dowding, Fixed Income CIO, RBC BlueBay AM


In sintesi

  • Tensioni nel conflitto USA-Iran: l’amministrazione statunitense ha segnalato il desiderio di un’uscita rapida dal conflitto in Medio Oriente, mentre sul terreno continua il rafforzamento militare
  • Impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz: le interruzioni dell’offerta di petrolio e gas sono proseguite questa settimana, con la via marittima strategica rimasta in gran parte chiusa nonostante gli sforzi diplomatici
  • Cambiamento nei mercati dei tassi core: i mercati obbligazionari sono passati dal picco di panico sull’inflazione a preoccupazioni sulla distruzione della domanda e sull’impatto sulla crescita dovuto ai prezzi energetici elevati
  • Dilemma di politica monetaria in Giappone: la BoJ ha affrontato pressioni questa settimana, mentre la debolezza dello yen si intensifica, il CPI di Tokyo resta contenuto e aumentano i timori sulla crescita
  • Incertezza sulle prospettive macro: i policymaker hanno rivisto al rialzo le previsioni di inflazione e al ribasso quelle di crescita, riflettendo le persistenti interruzioni economiche legate alle tensioni in Medio Oriente e allo shock dei prezzi energetici

Come all’inizio della scorsa settimana, obbligazioni e azioni hanno registrato un forte rally in seguito a un improvviso cambiamento del sentiment, sulla base dell’idea che l’amministrazione Trump fosse vicina a un’uscita dal conflitto tra Stati Uniti e Iran.

Tuttavia, nel suo ultimo discorso, Trump non ha fornito alcuna novità in termini di progressi verso un accordo. Da un lato, la retorica proveniente dal Presidente statunitense (per quanto piuttosto incoerente) suggerisce una fine relativamente rapida del coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto; dall’altro, sul terreno la situazione appare diversa, poiché gli Stati Uniti continuano a rafforzare le proprie capacità militari nella regione.

Con l’Iran che continua a negare progressi nei colloqui e a smentire i commenti di Trump, si potrebbe sostenere che poco sia cambiato e che gli investitori restino disorientati in un contesto caratterizzato da messaggi e segnali contrastanti. Rimane difficile prevedere quale direzione prenderà il conflitto nel breve termine, ma due punti appaiono chiari.

In primo luogo, l’amministrazione statunitense vorrebbe una rapida conclusione del conflitto e delle ricadute negative che questo sta avendo sull’economia globale, riuscendo al contempo a dichiarare una vittoria unilaterale. In secondo luogo, lo Stretto di Hormuz rimane in gran parte chiuso e missili e droni continuano a sorvolare la regione, danneggiando le infrastrutture petrolifere e del gas.

In questo contesto, anche una rapida via d’uscita, in questa fase, con i flussi di petrolio ancora compromessi, continuerebbe ad avere ripercussioni economiche e geopolitiche durature e incerte.

È possibile che l’esito più probabile sia una sorta di compromesso non del tutto soddisfacente. Gli Stati Uniti potrebbero uscire dal conflitto dichiarando una vittoria in termini di indebolimento delle capacità militari e nucleari dell’Iran, ma lasciando irrisolta la situazione nello Stretto di Hormuz e richiedendo complessi negoziati tra Paesi asiatici ed europei e l’Iran per ripristinare il flusso delle navi.

Tuttavia, come nel caso dell’inversione della politica del Liberation Day dello scorso aprile, gli investitori sembrano ancora desiderosi di comprare sui ribassi. Una rapida inversione, però, sarà molto più difficile da realizzare rispetto ai precedenti episodi geopolitici, se la realtà sarà caratterizzata da prezzi di petrolio e gas elevati e da interruzioni delle catene di approvvigionamento. Ciò suggerisce che vi sia ampio margine affinché questa compiacenza venga messa in discussione, man mano che emerge la nuova realtà.

Nei mercati dei tassi core, nel corso della settimana è stato interessante osservare come il mercato sembri superare il picco di panico riguardo all’impatto che un’inflazione più elevata potrebbe avere sull’azione delle banche centrali.

Le scadenze brevi si sono stabilizzate e si profila un possibile spostamento dell’attenzione dall’inflazione e dall’entità dei potenziali rialzi dei tassi, verso i rischi di indebolimento della domanda, impatto su consumi, crescita e mercato del lavoro e, di conseguenza, l’ipotesi di tagli dei tassi. Il risultato è un passaggio da un bear flattening delle curve a un bull steepening.

In Giappone, come in altre economie, l’aumento del petrolio sarà negativo sia per l’inflazione sia per la crescita. I dati di questa settimana sono stati contrastanti, con il CPI di Tokyo rimasto ben al di sotto del 2%, mentre l’indagine Tankan si è mantenuta solida sul fronte dei prezzi. Inoltre, con lo yen vicino a 160 contro il dollaro statunitense, i mercati stanno attualmente prezzando una probabilità del 50% di un rialzo dei tassi da parte della BoJ entro la fine del mese.

Sappiamo che il primo ministro Takaichi è molto concentrato sul sostegno alla crescita e, da questa prospettiva, si può sostenere che potrebbe voler contrastare la normalizzazione dei tassi da parte della BoJ. Tuttavia, una BoJ più accomodante potrebbe alimentare timori di un superamento più prolungato dell’obiettivo di inflazione, esercitando pressione sulla curva. Restiamo positivi sul fatto che la curva 10/30 dei JGB possa ulteriormente appiattirsi nel medio termine.

Guardando avanti

Ciò che sappiamo è che la nebbia macroeconomica dovrebbe iniziare a diradarsi relativamente presto, una volta chiarita la direzione degli eventi. In questa fase siamo posizionati relativamente vicini alla neutralità in termini di beta direzionale e in buona posizione per adottare un orientamento più deciso quando la situazione si stabilizzerà.

Dal punto di vista fondamentale, prezzi più elevati di petrolio e gas stanno già avendo un impatto economico a livello globale, con i policymaker che rivedono al rialzo le previsioni di inflazione e al ribasso quelle di crescita alla luce delle continue interruzioni.

In un contesto caratterizzato da un flusso di messaggi contraddittori, distinguere il segnale dal rumore non è così semplice come si potrebbe pensare in questo momento. In questo scenario, è comprensibile che i mercati sembrino muoversi sul filo del rasoio.

Di conseguenza, “camminare sulle uova” appare l’atteggiamento più appropriato per gli investitori nel breve termine. A proposito di uova, vi auguriamo una buona (e auspicabilmente serena) Pasqua.

Fonte: InvestmentWorld.it


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