Groupama AM – La pubblicazione delle ultime statistiche negli Stati Uniti (produttività, occupazione, inflazione, ecc.) ci offre l’opportunità di fare un punto della situazione sulla congiuntura americana, sottolineandone i principali punti di forza e di debolezza.
A cura di Christophe Morel, Capo Economista Groupama Asset Management
1.I consumi rimangono resilienti grazie all’occupazione e all’effetto ricchezza.
I consumi delle famiglie continuano a rappresentare un sostegno significativo alla crescita, come dimostra l’accelerazione delle vendite al dettaglio settimanali a maggio. Questa resilienza dei consumi è coerente con il rimbalzo dei mercati azionari, che alimenta l’effetto ricchezza, e con un mercato del lavoro ancora solido. La creazione di posti di lavoro ha raggiunto una media di 50.000 unità negli ultimi tre mesi, un ritmo vicino alla stima di Groupama AM della soglia necessaria per assorbire l’aumento della popolazione attiva e al contempo stabilizzare il tasso di disoccupazione. Da notare che in queste statistiche sull’occupazione, la popolazione di origine straniera è di nuovo in aumento, il che potrebbe riflettere un allentamento della politica migratoria dell’amministrazione Trump . Questo sviluppo contribuisce a limitare le tensioni nel mercato del lavoro e, di conseguenza, le pressioni salariali.
- Un’inflazione che rimbalza a causa di fattori temporanei.
In soli due mesi, l’inflazione americana è passata dal 2,4% al 3,8% su base annua, con un contributo dell’energia pari all’1,1%. Oltre all’impatto legato al rialzo del prezzo del petrolio, la disinflazione della componente “core” (al netto di energia e alimentari) segna una pausa per tre ragioni principali:
- In primo luogo, e senza sorpresa, la componente “affitti” ha contribuito in modo anomalo all’inflazione di aprile a causa di un effetto statistico puntuale.
- In secondo luogo, l’aumento dei dazi doganali continua a trasmettersi in alcuni segmenti di beni manufatti (mobili, apparecchiature audio e video, gioielleria o elettrodomestici).
- In terzo luogo, lo sviluppo dell’IA esercita pressioni su alcune catene del valore tecnologiche, in particolare sui componenti di memoria informatica, contribuendo così al rialzo dei prezzi di computer e apparecchiature elettroniche.
Tuttavia, riteniamo che il processo di disinflazione dovrebbe riprendere gradualmente nei prossimi mesi, grazie a una moderazione del contributo degli affitti e all’attenuazione progressiva degli effetti legati ai dazi.
- La produttività continua ad aumentare, ma le aspettative rimangono entro limiti accettabili.
La produttività oraria del lavoro mantiene una tendenza al rialzo, con un incremento di quasi il 3% su base annua nel primo trimestre del 2026. Confrontando i dati sulla produttività con le aspettative del Consensus, emergono tre fatti salienti:
- Le aspettative a 10 anni del Consensus rimangono modeste, all’1,8%.
- L’aumento della produttività non ha nulla di eccessivo in questa fase.
- La realtà supera costantemente le aspettative.
La nostra analisi fondamentale sull’impatto dirompente dell’IA suggerisce che questa tendenza rialzista dovrebbe proseguire.
- Le condizioni finanziarie rimangono il principale punto di vulnerabilità.
Il principale “anello debole” dell’economia americana resta la sua forte sensibilità alle condizioni finanziarie. Il pregresso rialzo dei tassi d’interesse continua a produrre effetti restrittivi, con un aumento dei tassi di insolvenza su tutti i segmenti del credito alle famiglie. Le tensioni sono particolarmente visibili sulle carte di credito e sui prestiti auto, dove i tassi di default hanno raggiunto i massimi.
In conclusione, riteniamo che l’economia americana sia ancora in grado di assorbire lo shock legato al rialzo del prezzo del petrolio. Al contrario, è estremamente vulnerabile a un inasprimento delle condizioni finanziarie, in particolare a una risalita dei tassi a lungo termine e a una marcata correzione delle azioni. Né l’economia né i mercati azionari sono in grado di tollerare un aumento dei tassi a lungo termine. Per questo motivo, continuiamo a pensare che esista un “tetto massimo” al rialzo dei tassi. Nel caso in cui i tassi a lungo termine dovessero continuare a salire, ciò porterebbe probabilmente a una correzione degli asset rischiosi che “forzerebbe”, attraverso un effetto di secondo round, l’allentamento dei tassi d’interesse.
Fonte : InvestmentWorld.it
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