Schroders : La Fed dovrebbe alzare i tassi. L’inflazione è troppo alta, senza indicazioni evidenti che tornerà presto e in modo duraturo al suo obiettivo del 2%, e il mercato del lavoro è stabile, prossimo alla piena occupazione.
A cura di James Bilson, Global Fixed Income Strategist, Schroders
Tuttavia, non riteniamo probabile che ciò avvenga nella prossima riunione.
Sebbene le ragioni a favore di un aumento a settembre rimangano solide, i dati sull’inflazione progressivamente più deboli riducono la probabilità che ciò avvenga. Per questo motivo, abbiamo aumentato al 60% la probabilità del nostro scenario “al punto giusto”, che ora diventa il nostro scenario di base, e abbiamo ridotto la probabilità del nostro scenario più restrittivo, “eccessivo surriscaldamento”.
I nostri scenari: le probabilità rimangono più accomodanti rispetto alle valutazioni di mercato
Alla luce del nostro cambiamento nelle probabilità, e dato che i prezzi di mercato continuano a mostrare un orientamento più restrittivo rispetto al nostro, manteniamo il nostro rating “sovrappeso” sulla duration globale e abbiamo alzato quello degli Stati Uniti a “positivo”, poiché riteniamo che qui vi sia un margine minore di sottoperformance.
Gli eventi in Medio Oriente e le prospettive energetiche globali rimarranno fattori chiave, ma le valutazioni, in termini di rendimenti globali assoluti, sono attraenti.
Le critiche rivolte all’ultima riunione della Fed si sono concentrate sulla riduzione della forward guidance da parte del nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh. Non siamo d’accordo: non abbiamo alcun problema con una riduzione della forward guidance. Anzi, la approviamo. La ricerca della trasparenza spesso dà origine a un sovraccarico di informazioni e a una falsa precisione su risultati intrinsecamente incerti.
Riteniamo tuttavia che gli obiettivi debbano essere espliciti, anche quando si riduce il livello di indicazioni fornite riguardo alle tattiche per raggiungerli. L’ultimo Federal Open Market Committee (FOMC) ha confuso questi obiettivi anziché chiarirli. Quale misura dell’inflazione è più importante per valutare l’inflazione di fondo? Entro quale orizzonte temporale l’inflazione dovrebbe tornare al target? Qual è il livello accettabile: esattamente il 2% o circa il 2%? Entrambe le risposte vanno bene, l’ambiguità no.
Una maggiore chiarezza da parte del presidente della Fed sarebbe ben accolta, prima piuttosto che dopo. Fino ad allora, tuttavia, manteniamo una visione neutrale sulla curva dei rendimenti. Una Fed più proattiva, con una maggiore credibilità nella lotta all’inflazione, è una componente necessaria per una visione di appiattimento della curva; al momento, tuttavia, questa prospettiva appare più incerta.
Chi ha bisogno di tassi al rialzo?
All’interno del nostro giudizio complessivamente positivo sulla duration globale, abbiamo modificato le nostre preferenze geografiche, con le obbligazioni canadesi che si uniscono a quelle statunitensi nel ricevere un upgrade.
Sebbene il mercato del lavoro canadese si sia stabilizzato, con la disoccupazione che non è più in aumento e una crescita soddisfacente, le prospettive sull’inflazione di fondo non sono compatibili con alcun cambiamento di politica da parte della Banca del Canada. Tuttavia, il mercato prevede che nei prossimi 12 mesi la banca centrale canadese inasprisca la politica monetaria più di quasi qualsiasi altra grande banca centrale, cosa che riteniamo improbabile, creando un’opportunità interessante nelle obbligazioni a breve scadenza.
Nel Regno Unito, sebbene le dinamiche dell’inflazione di fondo siano state recentemente molto favorevoli, temiamo che l’inflazione possa aumentare verso la fine dell’anno. Ciò significa che siamo meno ottimisti sui Gilt britannici, ma continuiamo a ritenere improbabile che la Banca d’Inghilterra proceda agli aumenti dei tassi scontati dal mercato.
Abbiamo abbassato il rating dei titoli di Stato giapponesi in quanto riteniamo che la Banca del Giappone dovrà inasprire la politica monetaria in modo più aggressivo, date le prospettive di inflazione e il fallimento degli interventi valutari nel ribaltare la tendenza dello yen. Finché non prenderà il toro per le corna, riteniamo che i titoli di stato giapponesi rimangano vulnerabili.
Asset allocation
Per quanto riguarda l’asset allocation, il cambiamento principale è un miglioramento del rating dei titoli sovrani dell’Europa orientale, che rimangono la nostra prima scelta.
Nonostante l’eccellente performance dei titoli ungheresi da inizio anno, intravediamo un ulteriore potenziale di rialzo alla luce del cambiamento epocale nelle prospettive politiche seguito alla vittoria elettorale di Peter Magyar. Riteniamo che il prossimo catalizzatore della performance sarà l’impegno del nuovo governo a tracciare un percorso verso l’adozione dell’euro. I criteri richiesti per l’adesione all’euro richiederanno politiche economiche e fiscali pragmatiche a sostegno dei titoli di stato ungheresi – sia in valuta forte (euro) che in valuta locale.
Altrove, osserviamo un aumento dei rischi politici sia in Francia che in Italia in vista delle elezioni del 2027, ma riteniamo che gli attuali livelli di valutazione compensino meglio tali rischi nei titoli di stato francesi piuttosto che in quelli italiani, dato che l’Italia registra attualmente rendimenti inferiori rispetto al paese confinante. Si tratta di una vera e propria inversione di tendenza, considerando che fino al 2022 l’Italia registrava un differenziale di rendimento di quasi il 2% rispetto alla Francia.
Infine, in generale, manteniamo un atteggiamento neutrale sul credito societario. Il quadro non è cambiato molto: il contesto macroeconomico è favorevole, ma le valutazioni non lo sono.
Fonte: InvestmentWorld.it
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