Negli USA, la politica monetaria è in stand-by, la politica fiscale è complicata dall’avvicinarsi delle elezioni midterm. Un voto a favore del rialzo dei tassi alla riunione della Banca d’Inghilterra, ma è difficile che..
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i tassi siano ritoccati nei prossimi mesi.
– La riunione del FOMC si è conclusa senza novità di rilievo, come atteso. Nell’insieme il comunicato è più “dovish” rispetto al precedente e conferma lo spostamento in avanti della data attesa della svolta sui tassi. L’obiettivo sui fed funds rimane invariato a 0-0,25% e viene ribadito l’impegno a mantenere condizioni monetarie accomodanti per un “periodo esteso”. La Fed riconosce che la ripresa si sta facendo strada, che il mercato del lavoro va migliorando e i consumi stanno crescendo, pur rimanendo soggetti a freni (disoccupazione, restrizione del credito e calo della ricchezza immobiliare). La Fed ribadisce la previsione che, se pure lentamente, vi sarà un ritorno a più alti livelli di utilizzo delle risorse in un contesto di stabilità dei prezzi. Come atteso, si cita un nuovo elemento negativo sullo scenario: “le condizioni finanziarie sono divenute meno favorevoli alla crescita economica nel loro assieme, riflettendo in larga misura sviluppi all’estero”. Si inserisce un nuovo riferimento alla disinflazione, notando esplicitamente che recentemente i prezzi delle materie prime e dell’energia sono stati in modesto calo e che “l’inflazione sottostante è su un trend verso il basso”. Anche se il comunicato non fa riferimento esplicito a rischi verso il basso sui prezzi, il riferimento al trend decrescente dell’inflazione core segnala la preoccupazione di una parte del Comitato e conferma che i prezzi rappresentano un freno alla svolta dei tassi. Hoenig ha ribadito il suo dissenso, affermando che l’aspettativa di tassi ufficiali bassi per un periodo esteso potrebbe condurre a nuovi squilibri, minacciando la stabilità macroeconomica e finanziaria. I verbali, in uscita il 14 luglio, daranno maggiori informazioni sulla distribuzione delle opinioni all’interno del Comitato e sui pareri riguardo ai rischi relativi ai prezzi, ma quanto emerso finora è sufficiente a segnalare che il primo rialzo dei tassi non verrà attuato prima del 2011.
– Per quanto riguarda la politica fiscale americana, stanno montando le tensioni pre-elettorali in Congresso. Il Senato ha bocciato definitivamente la proposta di legge democratica con cui sarebbero stati estesi i sussidi di disoccupazione fino al 30 novembre e il supporto per la copertura sanitaria statale. Il disegno di legge includeva misure di riduzione del deficit attraverso rialzi delle imposte societarie, che hanno compattato il fronte repubblicano. La legge è stata bocciata con una maggioranza di 57 voti contro 41. Nell’ultima versione della legge il costo netto stimato delle misure sul deficit nel periodo 2010-20 sarebbe stato di 33 miliardi di dollari. A legislazione invariata, a partire dalla fine di questa settimana circa un milione di disoccupati resteranno senza sussidio. Circa 10 milioni di individui ricevono ora sussidi di disoccupazione, di cui circa 5,2 milioni estesi con provvedimenti straordinari. La leadership democratica ha detto che riproverà a far passare altre versioni delle misure in questione. Nel frattempo, è passata alla Camera quasi all’unanimità una legge, parte del pacchetto originario di misure contro la crisi, che estende per un altro anno i pagamenti ai medici in convenzione con Medicare, che altrimenti avrebbero avuto un taglio del 21% nelle loro tariffe. Lo scontro pre-elettorale renderà difficile il passaggio di nuove misure, ma è probabile che si trovi qualche forma accettabile per il finanziamento dell’estensione dei sussidi.
– Ha suscitato una certa sorpresa la notizia che l’ultima riunione della Banca d’Inghilterra non ha visto un voto unanime a favore di tassi stabili: Andrew Sentance ha, infatti, votato a favore di un rialzo di 25pb dei tassi ufficiali. Sentance aveva già segnalato di non credere che l’eccesso di capacità abbia significativi impatti disinflazionistici e probabilmente il suo cambiamento di linea è stato accelerato dall’aumento delle aspettative di inflazione che ha cominciato a manifestarsi nel Regno Unito: il sondaggio GfK/NOP ha visto un incremento dal 2,5% al 3,3% delle attese di inflazione. Tuttavia, la posizione prevalente nel MPC sembra opposta a quella di Sentance, tanto che altri membri ritengono piuttosto che con la crisi del debito nell’Eurozona il bilancio dei rischi si sia lievemente spostato verso il basso. Con l’avvio della restrizione fiscale sancito dal budget straordinario del Governo Cameron, sembra improbabile che la Banca d’Inghilterra possa cambiare linea sui tassi ufficiali nei prossimi mesi.
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