JCI: Outlook della settimana. Una FED diversa

L’attesa riunione della Federal Reserve di settimana scorsa ha rappresentato un momento di discontinuità. Che potesse esserlo nella forma era ampiamente atteso (considerando il cambio di guida dopo molti anni da Ben Bernanke a Janet …


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Yellen). Meno prevedibile invece era un cambiamento di sostanza. L’apertura del sipario ha svelato un FOMC che sembra significativamente diverso in due caratteristiche: a) più centrista e meno pilotato dalle colombe (non a caso per la prima volta in tanti anni la voce di dissenso si è levata da una colomba, Kocherlakota, e non da un falco). Post maltempo invernale, una buona ripresa dei dati economici nelle prossime settimane sembra necessaria per vedere questa nuova direzione confermata, ma l’atteggiamento di fondo sembra essere cambiato. b) più imprevedibile rispetto al rigido framework degli ultimi 3 anni (anche a causa dei limiti comunicativi che la Yellen sembra avere rispetto a Bernanke). Da questo punto di vista pare proprio che la famosa ‘forward guidance’ stia soccombendo prematuramente. Più lentamente alla BoE dove è rimasta una lista nebulosa di variabili da monitorare al posto del solo tasso di disoccupazione, più nettamente alla Fed dove le soglie quantitative sono state semplicemente abbandonate e non sostituite da una gamma ampliata di nuovi parametri. A partire dal prossimo FOMC, con l’ingresso come vice governatore di Stanley Fischer, un noto detrattore di questo strumento comunicativo, è praticamente impossibile si torni indietro.

Tutto questo dovrebbe comportare ‘bear flattening’ della curva statunitense e supporto per il dollaro. Il biglietto verde potrebbe prendersi qualche rivincita anche contro euro, specialmente se il tentativo di portarsi dietro la parte a breve della curva europea farà innervosire Draghi (come era successo a giugno/luglio).

Sui mercati azionari l’impatto è contraddittorio: tassi più alti tolgono la benzina del “lower for longer/forever” ma la fiducia della Fed nella crescita può aiutare, sperando non sia smentita dai dati.

In ogni caso, un FOMC che deve ritrovare un equilibrio sotto la nuova guida, unitamente alla scomparsa o riduzione della ‘forward guidance’, dovrebbe portare un aumento di volatilità e mettere un po’ in difficoltà vari tipi di carry trades. Difficile per ora dire se questo comporterà maggiori fastidi per il mercato dei governativi periferici e quello del credito che per ora si sono mostrati inossidabili a qualsiasi nervosismo. Probabilmente dipenderà da quanto saliranno i tassi americani soprattutto nella parte a lunga della curva.

Dati macro. US: fiducia dei consumatori e vendite di case nuove (martedì), ordini di beni durevoli (mercoledì), preliminari di vendite immobiliari e terza lettura della crescita GDP Q4 (giovedì), redditi, spese personali e indice dei prezzi PCE (venerdì). EuroZona: dopo i PMI ‘flash’ di oggi (meglio delle attese la Francia, peggio la Germania, in linea il ‘composite’) si attende l’indice IFO tedesco (martedì). Altro: CPI inglese (martedì), bilancia commerciale neozelandese e vendite al dettaglio inglesi (giovedì), CPI giapponese (venerdì).

Banche centrali. Il mercato continuerà a scandagliare le esternazioni di vari membri del FOMC dopo la sorpresa di settimana scorsa (parleranno Lockhart, Plosser, Bullard, Pianalto, Evans e George). Anche per le banche minori il calendario è affollato. Molti i meeting che dovrebbero lasciare i tassi invariati (dopo Israele che già oggi non si è mosso dallo 0.75%): Filippine (3.50%, giovedì), Taiwan (1.875%, giovedì), Repubblica Ceca (0.05%, giovedì), Norvegia (1.50%, giovedì), Sud Africa (5.50%, giovedì) e Romania (3.50%, venerdì). L’eccezione dovrebbe essere l’Ungheria con l’ennesimo taglio (da 2.70% a 2.60%, martedì).

UN GRAFICO CHE CI PIACE…

Ecco i famosi ‘DOTS’ (i puntini) che vengono pubblicati nei FOMC ‘completi’ (quelli con proiezioni economiche e conferenza stampa/Q&A del governatore, tenuti trimestralmente). Si vede lo spostamento ‘hawkish’ (non atteso) dei membri del comitato riguardante la previsione su dove si attendano i tassi ufficiali a fine 2015 e 2016 (praticamente invariata l’attesa a fine 2014 e quella di arrivo ‘terminale’ a fine ciclo di rialzi).

FOMC del 18 Dicembre 2013

FOMC del 19 Marzo 2014

 


Fonte: JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management

 

 

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