JCI: Bond ungheresi? Si grazie, ma in valuta forte

Procediamo oggi con una panoramica sull’Ungheria, paese membro della UE dal 2004 ma non della UEM e dotato quindi ancora di una propria moneta nazionale nonché di una banca centrale indipendente….


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Fonte: Citi Research e Global Evolution
Tra i paesi satelliti dell’Eurozona è tra quelli che meno hanno sofferto della crisi del debito, pur presentando comunque qualche elemento di criticità.
Come si vede sia dalla tabellina sopra allegata che dalla figura sottostante, l’evoluzione delle principali variabili economiche e fiscali è stata discreta: in particolare il debito pubblico si dimostra stabile intorno all’80% da circa cinque anni mentre spesso abbiamo assistito ad ampi rialzi percentuali sul PIL negli anni recenti, così come anche il deficit /pil non eccede il 3%. La crescita è tornata positiva e l’inflazione ha registrato un calo marcato, arrivando fin quasi allo zero, anche se le previsioni per il prossimo anno la vedono tornare verso il 2%.


Fonte: Bloomberg e Global Evolution
La banca centrale ungherese proprio martedì ha ulteriormente ritoccato al ribasso il tasso di riferimento di 10 punti base, portandolo al 2,6%, dopo complessivi tagli nell’ultimo ciclo di 440 punti base, a partire dall’agosto 2012. Proprio la limitatezza dell’ultimo taglio è da interpretarsi per la maggior parte degli analisti come indicativa della fine dell’attuale ciclo di ribasso della politica monetaria, con un’ ultima limatura a ridosso delle prossime elezioni politiche del 6 Aprile.
In realtà poi la Banca Centrale attenderà nei prossimi mesi i dati dall’economia per valutare se riprendere i ribassi , pur con un ritmo molto più contenuto. Nonostante infatti il Board della banca si attenda che l’inflazione risalga ma rimanga contenuta al di sotto del 3% nel corso del prossimo biennio, c’è molto scetticismo da parte di diversi analisti che ritengono altamente probabile che i prezzi rimarranno decisamente bassi, stanti una disoccupazione elevata ed un ampio sottoutilizzo della capacità produttiva.
Il quadro, in ogni caso, rimane favorevole a nostro avviso all’investimento obbligazionario, grazie ad una discreta solidità finanziaria, debito estero non particolarmente preoccupante, buoni parametri fiscali e inflazione decisamente contenuta. La crescita potrebbe non brillare, ma questo non è d’ostacolo al positivo  andamento del reddito fisso. Alcune variabili invece potrebbero nuocere alla valuta nazionale, il fiorino ungherese (HUF).
L’andamento del fiorino, riportato nel grafico sottostante nel suo tasso di cambio contro Euro, mostra ancora segnali di vulnerabilità. Il potenziale di deprezzamento arriva quanto meno ai precedenti livelli di 310 ( ovvero da qui -3%), ma in caso di superamento di quest’area il movimento potrebbe decisamente estendere il proprio potenziale di deprezzamento. Per ora quindi, l’assenza di segnali che indichino una possibile inversione della tendenza attuale ci fa propendere in favore di titoli governativi ungheresi , espressi però  in valuta forte, ovvero Euro in primis, o anche in Usd per coloro che ritenessero di diversificare il proprio portafoglio in altre divise.

Fonte: Bloomberg. Eur/Huf dal 2000 ad oggi.
Ricordiamo che i rendimenti dei titoli in dollari sono superiori a quelli di scadenza equivalente espressi in Euro e variano dal 2,8% per titoli a 3 anni fino al 5,5% per titoli con scadenza a 8/10 anni.
Per coloro che fossero interessati ai dettagli dei singoli titoli rimandiamo alla nota di prossima pubblicazione nella sezione Idee per Investire.


Fonte: JCI CAPITAL LIMITED Investments & Asset Management

 

 

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