Da seguire: In Cina, il rimbalzo stagionale dell’inflazione è stato leggermente inferiore alle previsioni: da 2,0% in febbraio a 2,4% in marzo (attese: 2,5%). L’inflazione core è stabile a 1,7%. Accelera il calo dei prezzi alla produzione, da -2,0% a/a a -2,3% a/a….
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Area Euro
- Germania. La seconda lettura ha confermato la stima preliminare di marzo con i prezzi al consumo in aumento di 0,3% m/m su entrambe le misure, dal +0,5% del mese precedente. L’inflazione è quindi confermata in calo di due decimi all’1,0% sulla misura nazionale e in calo di un decimo allo 0,9% sulla misura armonizzata. A nostro avviso il CPI rimarrà intorno all’1% sino a fine estate.
- In Spagna la seconda stima dovrebbe confermare l’inflazione in calo a -0,2% da un precedente +0,1% sulla misura armonizzata. La dinamica core dovrebbe rallentare a 0,0% da un precedente+0,1% Sul mese i prezzi al consumo dovrebbero essere cresciuti di 1,6% m/m per effetto di una stagionalità sfavorevole. Marzo dovrebbe rappresentare il minimo per l’inflazione spagnola che nei prossimi tre mesi dovrebbe aggirarsi intorno a 0,5% ma ad agosto l’inflazione è attesa tornare sotto zero per effetti base. In media 2014, l’inflazione spagnola dovrebbe aggirarsi a 0,4%.
- Continua l’attività di emissione del Tesoro italiano, che oggi colloca 5,75-7,25 miliardi di debito a medio e lungo termine.
Stati Uniti
- Il PPI a marzo è previsto in aumento di 0,1% m/m. L’indice core dovrebbe aumentare di 0,2% m/m, con un rimbalzo dei prezzi dei servizi dopo il calo del mese precedente. L’indice dei beni dovrebbe invece registrare una correzione sulla scia di prezzi energetici in calo e di un ritorno verso il trend dei beni core, dopo tre mesi di aumenti sostenuti. I dati dovrebbero confermare l’assenza di accelerazione della dinamica dei prezzi alla produzione.
- La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan ad aprile (prel.) è attesa in aumento a 81 dopo la correzione a 80 vista con la stima finale di marzo. La fiducia rilevata dal Conference Board a marzo ha recuperato il differenziale che si era aperto fra le due serie; il trend degli indici di fiducia dovrebbe essere in graduale rialzo nei prossimi mesi.
Ieri sui mercati
Il forte ribasso degli indici azionari (oltre due punti sull’S&P500 e sul Nikkei) ha favorito il calo dei rendimenti sugli UST (-5/6pb sulle scadenze lunghe) e sui mercati europei. La flessione dei tassi sul debito tedesco ha trascinato dietro anche i mercati periferici, ma ha anche causato un modesto riallargamento dei premi al rischio. Bene il collocamento dei BOT annuali (7,5 mld piazzati allo 0,59%), mentre la Grecia ha collocato tre miliardi del suo quinquennale a un tasso del 4,95%. Fitch ha modificato da ‘negativo’ a ‘positivo’ l’outlook sul debito portoghese, confermando il rating a BB+. S&P ha confermato ad AAA il rating della Finlandia, ma ha portato l’outlook a ‘negativo’ da ‘stabile’.
Dollaro in netta flessione sui mercati valutari: il cambio effettivo è tornato sui minimi di metà marzo. L’euro ha sfiorato 1,39 ed è ancora vicino ai massimi del mese, mentre lo yen si è fermato a 101,3 per poi correggere. Da ieri l’euro è tornato a rafforzarsi anche come cambio effettivo, pur restando sotto i massimi dell’anno: questo rimane l’anello debole della forward guidance BCE, che invece riesce a mantenere i tassi di interesse a termine compressi.
Area Euro
Italia. Il calo della produzione industriale a febbraio non muta il trend di ripresa. La produzione industriale è calata lievemente oltre le previsioni a febbraio, di -0,5% m/m. Il dato di gennaio è stato rivisto al rialzo di un decimo, a +1,1% m/m. L’output risulta in aumento di +0,4% rispetto ad un anno prima, in ripresa rispetto al mese precedente se valutato in termini grezzi (-1,9% il dato di gennaio) ma viceversa in rallentamento se corretto per i giorni lavorativi (+1,2% il dato di gennaio). Il dato non sorprende perché circa in linea con le attese e perché corregge il “balzo” di gennaio. Tuttavia, il dato lascia la produzione in rotta per un aumento di appena 0,3% t/t nel 1° trimestre del 2014, in rallentamento rispetto allo 0,7% t/t registrato nel 4° trimestre 2013. Ipotizzando un possibile rimbalzo a marzo, e tenuto conto che l’attività nei servizi potrebbe tornare a dare un contributo positivo al valore aggiunto totale, il dato non modifica la nostra previsione di un PIL in crescita di uno-due decimi nei primi tre mesi dell’anno.
Il bollettino di aprile la BCE riafferma la forward guidance e l’impegno unanime del consiglio a mantenere la politica monetaria accomodante a lungo e a ricorrere a misure non convenzionali, se necessario. Il bollettino include un focus sulle diverse misure di output gap, una valutazione dei problemi di misurazione dell’indice dei prezzi al consumo e un’analisi sui moltiplicatori fiscali.
BCE. Weidmann, Praet, Constancio e Draghi hanno riaffermato ieri che le misure non convenzionali rientrano fra le possibilità di azione. È emersa qualche diversità sulla valutazione dello scenario di inflazione: più aggressivo di tutti Constancio, secondo il quale la BCE farà qualcosa, perché “chiaramente non stiamo conseguendo il nostro obiettivo di avere un’inflazione inferiore ma vicina al 2%”.
Stati Uniti
I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 5 aprile calano a 300 mila da 332 mila della settimana precedente. Il livello di sussidi nella prima settimana di aprile è sui minimi da maggio 2007. Il Labor Department ha detto che non ci sono fattori speciali nella settimana conclusa il 5 aprile. I dati sono coerenti con un continuo miglioramento del mercato del lavoro.
I prezzi all’import aumentano più del previsto, segnando una variazione di +0,6% m/m (consenso: +0,2% m/m), il quarto aumento consecutivo. Il petrolio registra un aumento contenuto, +0,1% m/m; l’ampia variazione di marzo è legata ad altri comparti, fra cui in particolare quello degli alimentari (+3,4% m/m) e di altre materie prime.
Giappone
I verbali della riunione della BoJ di marzo mostrano opinioni diverse riguardo alla solidità della ripresa. Alcuni partecipanti hanno segnalato preoccupazione per la stagnazione delle esportazioni e la debolezza degli investimenti fissi delle imprese.
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