Il dibattito principale continua ad essere sullo stato dell’economia americana e su come crescita e inflazione si possano combinare nei prossimi mesi. Da questo dipenderà in maniera assai significativa l’atteggiamento della Federal Reserve…..
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e l’andamento di molte asset class sui mercati globali. Giovedì il dato sull’occupazione non ha lasciato molti dubbi. Sul lato della creazioni di posti di lavoro (+262.000) la crescita costante ma non particolarmente entusiasmante degli ultimi anni sembra aver subito un’accelerazione importante: la media degli ultimi 3 mesi è ormai nettamente al di sopra dei 200.000 posti creati al mese. Il tasso di disoccupazione scende coerentemente. In realtà la Yellen e altre colombe della Fed si aspettano che la creazione di posti possa avvenire con un tasso di disoccupazione fermo o quasi, grazie ad un aumento del tasso di partecipazione, il rapporto tra forza lavoro (impiegata e in cerca di occupazione) e popolazione complessiva. Questo però, al momento, non sta avvenendo e il tasso rimane vicino ai minimi storici al 62.8%. Se questa tendenza dovesse continuare (creazione di lavoro, tasso di disoccupazione in diminuzione, tasso di partecipazione basso e stabile) è inevitabile che prima o poi l’inflazione salariale inizi a salire ben oltre quei livelli di crescita positiva ma assai controllata (poco sopra il 2% nominale annuo) per ora incapace di fare veramente decollare i salari reali. Se e quando questo accadrà, un cambio nella retorica iper-accomodante della Federal Reserve diventerà possibile e assai più probabile. Se non lo farà Janet Yellen i contrasti interni al comitato diventeranno molto più visibili. Le occasioni per modificare i toni non mancheranno nelle prossime settimane: l’audizione semestrale davanti ai comitati parlamentari verso metà luglio arriva forse troppo presto ma se i dati confermeranno le tendenze in atto il giusto palcoscenico potrebbe essere Jackson Hole a fine agosto o il FOMC (con corredo di proiezioni macro e conferenza stampa) del 17 settembre. Intanto il mercato fa fatica a reagire e a scrollarsi di dosso il torpore che lo attanaglia. Troppo spesso in questi mesi ha provato a forzare la mano alla Fed sull’onda di dati economici positivi, uscendone poi sconfitto. Analizzare i dati per anticipare la banca centrale non sembra pagare di questi tempi. Si preferisce quindi aspettare che la banca centrale si muova, con segnali chiari almeno a livello verbale. I dati diventano meno importanti di conseguenza. Anche perché seguire di settimana in settimana le evoluzioni cicliche di un’economia pur importante come quella US è diventato tanto snervante quanto apparentemente inutile. Inutile perché’ ormai sono quasi tutti convinti che il problema sia strutturale, di scarsa produttività e minor potenziale di crescita nel lungo periodo, nel solco della ‘new normal’ di Bill Gross o della ‘secular stagnation’ di Larry Summers. Di conseguenza anche dati pimpanti faticano assai a stimolare movimenti della curva dei tassi, sempre meno reattiva così come sempre più abulici e in calo di volumi appaiono il mercato valutario e, nonostante la lenta e costante salita, anche quello azionario.
Dal nostro lato dell’oceano Draghi ha dato maggior dettaglio ai meccanismi di funzionamento del TLTRO (targeted-LTRO) e non ha fatto nulla per far preoccupare i potenziali utilizzatori del programma. I bond periferici hanno ritrovato entusiasmo, un po’ meno i mercati azionari europei che probabilmente risentono maggiormente delle preoccupazioni riguardante la crescita.
Dati macro. Poco o nulla in US ed EuroZona con i dati settimanale sui sussidi di disoccupazione americani (giovedì) e la bilancia commerciale tedesca (martedì) gli unici vero spunti di interesse. Cina: CPI (mercoledì) e bilancia commerciale (giovedì). Altro: indice di attività manifatturiera Ivey PMI canadese (lunedì), produzione industriale inglese (martedì), occupazione australiana, CPI norvegese e bilancia commerciale inglese (giovedì) e occupazione canadese (venerdì).
Banche centrali. Mercoledì le minute dell’ultima riunione Fed saranno un momento saliente della settimana entrante. Di massimo interesse sarà capire quanti membri del comitato non sono completamente allineati con la Yellen nel definire ‘noise’ le pressioni inflattive che timidamente stanno ricomparendo. I tassi dovrebbero rimanere invariati nelle riunioni in agenda: Corea del Sud (2.50%, giovedì), Indonesia (7.50%, giovedì), UK (0.50%, giovedì), Messico (3.00%, venerdì).
Trimestrali. Si riparte con Alcoa martedì. Wells Fargo sarà la prima grande banca a riportare (venerdì). Il consenso è per una crescita degli utili del 6.2%.
Fonte: BONDWorld.it
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