PUNTI CHIAVE: Un miglior trade off crescita/inflazione nel primo semestre grazie al calo dei prezzi delle commodity . Un rialzo atteso della volatilità, con il rischio di una crisi bancaria e politica in Russia…
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a cura di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas
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Un altro rischio per il primo semestre: un andamento deludente dell’economia USA
Difficilmente quest’anno si assisterà ad un apprezzamento del dollaro significativo
È difficile che gli investitori, in particolare coloro che investono sulle azioni europee, abbiano nostalgia del 2014. Gli elevati flussi di capitale in uscita del secondo semestre, e le rotazioni di mercato associate ad una debole crescita europea e all’aumento dei rischi geopolitici (Ucraina/Russia), hanno portato gli investitori a sperare, a fine d’anno, in una nuova azione della BCE.
Dopo la meritata pausa per le festività natalizie e per le celebrazioni del nuovo anno, l’assenza di un contagio sui mercati obbligazionari dei paesi periferici della situazione greca mostra come la crescita delle attese per l’acquisto di debito sovrano da parte della BCE stia compensando l’incertezza che regna sull’esito delle elezioni elleniche. Ma, per il 2015, ritengo che il crollo del prezzo delle commodity a cui abbiamo assistito a partire dalla scorsa estate sia il tema principale di quest’anno, tema con effetti su tutte le asset class, soprattutto nel primo semestre. A nostro avviso, il crollo del prezzo del petrolio non è ancora giunto ad una conclusione ed è solitamente necessario un po’ di tempo affinché i mercati scontino uno shock così importante.
Da un punto di vista positivo, un prezzo del petrolio così basso dovrebbe rilanciare la crescita globale spingendo l’inflazione al ribasso nella prima metà dell’anno. Storicamente, un miglioer trade-off crescita globale/inflazione é un supporto per i mercati azionari. A livello settoriale, ci attendiamo una spesa per i consumi superiore al previsto, soprattutto nei mercati emergenti, dove il calo del prezzo delle materie prime alimentari aumenta il potere d’acquisto delle famiglie in maniera più significativa rispetto ai paesi sviluppati. È però necessario sottolineare che anche la spesa dei consumatori dei paesi sviluppati dovrebbe beneficiare del calo del prezzo del petrolio. Inoltre, il conseguente calo dei tassi dei mutui in Europa ha portato i prezzi immobiliari del Vecchio Continente a non esser più sopravvalutati.
Da un punto di vista negativo, la volatilità del mercato dovrebbe quest’anno rimanere elevata a causa del maggiore rischio geopolitico in alcuni paesi produttori di petrolio e delle numerose elezioni previste in Europa. In particolare, uno dei rischi principali è rappresentato dalla corsa agli sportelli e da un’eventuale crisi politica in Russia. I clienti di alcune banche russe, preoccupati dall’aumento dell’inflazione e dalla crescita del deficit fiscale, potrebbero, infatti, ritirare i loro depositi. Ricordiamo, inoltre, che un crollo del prezzo del petrolio è stato, in parte, responsabile dell’allontanamento dal Cremlino dei due predecessori di Putin, Mikhail Gorbachev e Boris Yeltsin.
L’altro rischio principale del primo semestre è rappresentato da un andamento inferiore alle attese dell’economia degli Stati Uniti, in quanto il consensus (come noi) è bullish sulle prospettive della crescita americana. I leading indicators degli Stati Uniti pubblicati di recente sono risultati in leggero rallentamento, in particolare per quanto riguarda le prospettive d’investimento nel breve termine delle imprese. Con un Pil degli Stati Uniti atteso in forte crescita nel primo semestre e margini societari ancora molto elevati, qualsiasi dato deludente sull’economia USA potrebbe far aumentare la volatilità del mercato.
Per quanto riguarda il mercato valutario, gli analisti concordano su un ulteriore apprezzamento del dollaro. All’inizio dello scorso anno, stimavamo un deprezzamento del cambio EUR-USD fino a raggiungere la soglia di 1,20 entro la fine del 2014. Analizzando lo spread reale fra i tassi a 2 anni tra USA ed Eurozona, riteniamo che l’easing quantitativo della BCE sia già stato in parte scontato. Inoltre, il minor utilizzo dei petrodollari dovrebbe attutire il processo di apprezzamento del dollaro. Per questo motivo, quest’ultimo dovrebbe essere nel 2015 più limitato (con un target di 1,15) e non è nemmeno da escludere qualche temporaneo apprezzamento dell’Euro nel corso dell’anno, soprattutto nel primo semestre.
Tutto sommato, nel 2015 dovremmo assistere ad un miglioramento delle prospettive macro, soprattutto nel 1° semestre, ma anche ad un aumento della volatilità. La maggior parte del miglioramento del contesto macro dovrebbe avvenire nel corso della prima metà dell’anno mentre il primo rialzo dei tassi da parte della Fed, che riteniamo probabile nel secondo semestre, dovrebbe coincidere con il picco di liquidità a livello globale. Non è ancora chiaro se, per gli economisti e per gli investitori, il 2015 sarà meno impegnativo del 2014.
Fonte: BONDWorld.it
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