L’aggiornamento dello scenario congiunturale degli Stati Uniti è positivo. I dati usciti fra fine 2014 e inizio 2015 confermano una ripresa solida, spinta dalla crescita della domanda sia dei consumi sia degli investimenti privati…..
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La correzione del prezzo del petrolio determina un rallentamento dell’espansione dell’attività nel settore energetico, ma sostiene una forte accelerazione della spesa delle famiglie. Manteniamo una previsione di crescita del PIL intorno al 3,5% t/t ann. fra fine 2014 e metà 2015.
Le informazioni congiunturali raccolte fra l’ultima settimana di dicembre e la prima di gennaio confermano la solidità della ripresa USA. I fattori dominanti tra fine 2014 e inizio 2015 rimangono il massiccio calo del prezzo del petrolio, che sostiene la dinamica dei consumi più di quanto non rallenti l’attività nel settore energetico, e il solido miglioramento del reddito da lavoro.
I dati pubblicati nelle ultime due settimane evidenziano un chiaro rafforzamento dei principali fattori che determinano i consumi: reddito da lavoro e potere d’acquisto. L’andamento solido delle ore lavorate, degli occupati e i segnali di accelerazione dei salari orari spingono la crescita del reddito da lavoro stabilmente al di sopra del 5% a/a (v. fig. 3) in termini nominali. A novembre, in termini nominali la spesa personale è cresciuta dello 0,6% m/m, il reddito
personale dello 0,4% m/m e quello da lavoro dello 0,5% m/m. In termini reali, le variazioni sono di 0,7% m/m per la spesa e 0,7% m/m per salari e stipendi. Con i dati di novembre è stata pubblicata anche una revisione verso l’alto per ottobre, che si è sommata a quella estremamente ampia vista con la stima finale del PIL del 3° trimestre. Nell’estate, il PIL è cresciuto del 5% t/t ann, con consumi in rialzo di 3,2% t/t ann. (v. fig. 1) e reddito personale in aumento di 3,6% t/t ann. (dopo due trimestri consecutivi di crescita del reddito del 4,9% t/t ann.). La revisione verso l’alto del PIL, dalla stima precedente di +3,9% t/t ann., è in ampia misura dovuta a consumi più forti di 1pp (in particolare spesa per servizi sanitari), ma anche a una dinamica degli investimenti fissi non residenziali privati più rapida (8,9% t/t ann. da +7,1% t/t ann.).
Il continuo calo del prezzo della benzina aumenta il potere d’acquisto delle famiglie e determina uno shock positivo all’offerta, con una disinflazione che agisce come una riduzione delle imposte sui consumi. Sulla base delle informazioni disponibili al 7 gennaio, la stima della crescita dei consumi personali reali del 4° trimestre, formulata con il modello “Nowcasting” dell’Atlanta Fed, è pari a +4,3% t/t ann. Il trend di espansione dei consumi è in rialzo: da una crescita intorno al 2-2,5% t/t ann. nella prima metà 2014, al 3,2% t/t ann. del 3° trimestre, a variazioni intorno al
4% t/t ann. fra fine 2014 e la prima metà del 2015. Ovviamente questo trend non è sostenibile, ed è il risultato della spinta derivante dal calo del prezzo della benzina. Manteniamo comunque la previsione di una crescita sottostante duratura dei consumi intorno al 3% t/t ann., sostenuta dal mercato del lavoro e dalla buona salute dei bilanci delle famiglie.
I dati di inflazione che verranno pubblicati la prossima settimana mostreranno un rapido declino della variazione dei prezzi al consumo (prev. CPI 0,7% a/a, -0,4% m/m), che dovrebbe diventare deflazione (transitoria) già nel 1° trimestre 2015. Il Department of Energy nello Short Term Energy Outlook di inizio dicembre prevedeva il minimo del prezzo della benzina a 2,6 USD/g a gennaio. A fine dicembre i prezzi avevano già ampiamente scavalcato le previsioni; nella prima settimana di gennaio, con il petrolio intorno a 50 USD/b, il prezzo della benzina è sceso a 2,3 USD/g, in calo del 39% rispetto a fine giugno. Le previsioni Intesa Sanpaolo vedono ora il WTI intorno a 40 USD/b a gennaio, e implicano un ulteriore ampio calo del prezzo della benzina nel mese, seguito da una stabilizzazione e da un graduale rialzo successivo. Alla luce dei dati correnti, il CPI a gennaio dovrebbe registrare una contrazione di –0,6% m/m e segnare già il passaggio alla deflazione, con una variazione di -0,04% a/a (e di -3,9% t/t nel 1° trimestre 2015), secondo le stime di “Nowcasting” della Cleveland Fed. È importante rilevare però che le variazioni previste per gli indici core restano positive, sia a livello mensile che tendenziale. La previsione “Nowcasting” per gennaio 2015 vede aumenti del CPI core di 1,8% a/a e del deflatore core di 1,5% a/a, in marginale aumento rispetto a quanto si prevede per dicembre (CPI
core 1,7% a/a, deflatore core 1,4% a/a).
La correzione di alcune variabili dal lato delle imprese (ordini di beni durevoli di novembre, ISM di dicembre) al momento non preoccupa e va vista come una reazione fisiologica al boom di crescita dell’attività visto in tutti i settori tra metà e fine 2014.
L’evoluzione dei dati è la chiave per le decisioni di politica monetaria in questa fase di avvicinamento alla svolta sui tassi. La riduzione delle risorse inutilizzate sul mercato del lavoro si accompagnerà, almeno nella prima metà del 2015, a un’inflazione in rapido calo, probabilmente fino a un breve periodo di effettiva deflazione. Il FOMC concentrerà la sua attenzione sulle misure nominali meno volatili: aspettative di inflazione di medio termine delle famiglie,
inflazione core e salari. Le indicazioni provenienti dalle indagini sono incoraggianti nell’escludere l’instaurarsi di una spirale deflazionistica: le attese dei consumatori rilevate dal Center for Microeconomic Data della NY Fed mostrano attese di inflazione stabili e di salari in rialzo (v. figg. 7 e 8).


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