Privatizzazioni vs ristrutturazione senza haircut: Lunedì 13 luglio, dopo circa 20 ore di trattative, è stato finalmente firmato all’unanimità dai Paesi dell’Eurozona un accordo per concedere un terzo piano di aiuti alla Grecia. Le principali caratteristiche ….
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Florian Roger, Responsabile Asset Allocation Exane Derivatives
sono:
• Il piano di aiuti alla Grecia della durata di 3 anni sarà compreso tra 82Mld€ e 86Mld€, di cui 25Mld€ serviranno per ricapitalizzare le banche mentre 55Mld€/60Mld€ saranno destinati ai bisogni di finanziamento del paese per i prossimi 3 anni. Questa somma è in linea con le stime dell’FMI pubblicate una decina di giorni fa. La Grecia beneficerà anche di un pacchetto di aiuti di 35Mld€ provenienti dal piano Juncker a sostegno degli investimenti.
• Con il nuovo accordo, l’FMI rimane nel pool dei creditori. La Grecia dovrà inoltre chiedere ulteriori aiuti una volta giunta la scadenza del programma attuale a marzo 2016.
• Questo accordo è stato ottenuto in contropartita di un valore delle privatizzazioni di gran lunga superiore a quello inizialmente previsto prima del referendum (50Mld€ vs 22,3Mld€ per i prossimi 7 anni – quasi il 30% del PIL). Queste privatizzazioni saranno attuate attraverso un fondo gestito dalla Grecia. A. Tsipras si è inoltre impegnato a far adottare dal parlamento la riforma prevista su pensioni e IVA prima di mercoledì sera.
• La Grecia ha ottenuto in cambio una ristrutturazione del debito ma senza haircut. Si tratta dunque di una «riprofilatura», cioè un’estensione delle scadenze e una riduzione del carico di interessi. La Germania è stata intransigente sul fatto di non condonare parte del debito greco, affinché ciò non possa essere usato come argomento elettorale dagli altri partiti populisti europei.
In conclusione, i termini per la conclusione dell’accordo sono stati i seguenti: elevato ammontare di privatizzazioni vs una ristrutturazione del debito senza haircut. Lo scenario di un Grexit era effettivamente sul tavolo dei negoziati domenica scorsa, eventualità che ha portato A. Tsipras ad arrendersi. L’accordo è molto vago in merito alla traiettoria di bilancio prevista per la Grecia e non è stato definito un obiettivo di saldo primario credibile.
Una riduzione dell’avversione al rischio nel breve termine …
L’accordo politico a cui sono pervenuti i capi di Stato europei deve essere ratificato dai parlamenti nazionali. Le rigorose condizioni imposte alla Grecia hanno permesso ad A. Merkel di far adottare il piano dal Bundestag.
Nel breve termine, questo ha aperto la strada allo stanziamento dei finanziamenti di cui la Grecia ha bisogno per fare fronte ai suoi impegni finanziari, in particolare il rimborso dovuto alla BCE il 20 luglio. La dichiarazione rilasciata in seguito al vertice europeo ha riferito di un budget di 12Mld€ fino a metà agosto.
L’accordo consente inoltre alla BCE di diminuire i limiti di liquidità imposti alle banche greche. Il plafond dell’ELA è ormai gestito con molta più flessibilità. Le autorità greche manterranno tuttavia in vigore i controlli dei capitali per i prossimi due mesi.
… un accordo insostenibile su un orizzonte di 6 mesi
Per la Grecia, l’attuazione economica del piano si rivelerà complicata. Il paese è in recessione. Il mantenimento del controllo dei capitali limiterà la ripresa e gli obiettivi di bilancio fissati prima del referendum saranno difficilmente raggiunti. Anche se riuscisse a far adottare il piano, la situazione politica di A. Tsipras dovrebbe rimanere strutturalmente fragile. La probabilità di nuove elezioni nel secondo semestre 2015 resta alta.
Per l’Europa, la crisi greca dovrebbe avere un impatto negativo sul clima dell’attività economica. Vi è il rischio che le prossime pubblicazioni degli indici PMI, ZEW e IFO siano deludenti. Inoltre, le trattative politiche hanno lasciato trasparire dei dissensi nell’asse franco-tedesco e hanno diviso l’opinione pubblica nei diversi paesi. In questo contesto politico degradato, gli investitori internazionali dovrebbero rivelarsi particolarmente sensibili ai sondaggi aventi per oggetto le elezioni spagnole previste alla fine dell’anno.
Conclusione: la BCE è chiamata a sopperire alla mancanza di una governance europea convincente
In definitiva, l’accordo raggiunto ci sembra difficilmente attuabile da un punto di vista politico e poco pertinente dal punto di vista economico. Nel breve termine, l’accordo permette di evitare un Grexit e offre una soluzione affinché il paese possa far fronte ai rimborsi previsti quest’estate. Su un orizzonte più lungo, l’accordo firmato all’unanimità dai Paesi dell’Eurozona non sembra sostenibile. La governance europea esce indebolita dalla crisi greca. La BCE si trova un’altra volta di fronte al rischio di peggioramento del clima economico e a quello di mettere in discussione lo scenario di reflazione stimato.
La BCE dovrebbe dunque adottare un tono particolarmente dovish nelle future riunioni di politica monetaria, indicando di essere pronta ad attuare ulteriori misure non convenzionali per portare l’inflazione verso il livello target. Ciò dovrebbe determinare un nuovo deprezzamento dell’euro e pressioni ribassiste sui tassi a lungo termine in Europa. Il credito potrebbe trarne vantaggio, poiché la BCE potrebbe decidere di ampliare nuovamente la gamma di asset interessati dal QE.
Per la Fed, la crisi greca (con le sue conseguenze sfavorevoli sulle prospettive economiche europee), unita all’incertezza sulla Cina, non è priva di conseguenze. La tragedia ellenica riduce la finestra per un 1° rialzo dei tassi a settembre, soprattutto considerando che le ultime statistiche relative ai consumi delle famiglie americane si sono rivelate deludenti. La Fed potrebbe basare la propria politica monetaria basandosi sull’apprezzamento del dollaro, sapendo che il difficile contesto mondiale e le politiche monetarie ancora più accomodanti perpetrate dalla altre grandi banche centrali dovrebbero rinforzare il ruolo di valuta rifugio del biglietto verde.
Fonte: BONDWorld.it
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