L’evento chiave di oggi sarà la pubblicazione dei dati sul lavoro negli USA. Dopo le cifre leggermente deludenti del rapporto ADP di mercoledì (variazione di 190 mila unità rispetto alle 200 mila previste),……
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la previsione per gli occupati escluso il settore agricolo (NFP) è pari a 217 mila unità (rispetto alle 215 del mese precedente); si stimano inoltre un calo del tasso di disoccupazione (5,2% rispetto al 5,3% precedente) e retribuzioni stabili ad agosto. I rendimenti dei decennali USA si stabilizzano sopra la media mobile a 200 giorni (2,1255%) e si muovono all’interno della fascia in vista del rapporto sull’occupazione. Il dato NFP sarà l’ultimo a essere pubblicato prima della prossima riunione del FOMC, e viene considerato come l’ultima occasione per mantenere viva la speranza di un rialzo del tasso a settembre. Secondo noi, un rialzo alla prossima riunione del FOMC ormai è fuori discussione, perché le pressioni inflazionistiche rimarranno probabilmente dimesse a causa dei bassi prezzi delle materie prime e delle prospettive cupe per l’economia globale.
L’USD/JPY è sceso a 119,11 a Tokyo e ha confermato la violazione della media mobile a 40 settimane, perché gli operatori calibrano le loro posizioni in vista del rapporto sul lavoro. In caso di un NFP in calo, il supporto a 118,17 non durerà a lungo, mentre al rialzo la resistenza intorno a 122 yen probabilmente resisterà alle pressioni all’acquisto. Sul fronte azionario, stamattina i mercati regionali asiatici sono in diffuso calo, perché si sta rafforzando l’avversione al rischio. Le azioni australiane, che si stanno riprendendo dalle vendite di ieri, sono le uniche a muoversi in territorio positivo. L’indice S&P/ASX guadagna lo 0,25%, a Hong Kong l’Hang Seng perde lo 0,43%, mentre il Kospi sudcoreano arretra dell’1,54%. Le azioni giapponesi subiscono perdite più marcate, con il Nikkei a -2,15% e il Topix a -2,06%.
Le notizie principali di ieri hanno riguardato le dichiarazioni dalla Banca Centrale Europa. Pur mantenendo invariato il tasso sulle operazioni principali di rifinanziamento allo 0,05% come da attese, Mario Draghi ha anche annunciato che la BCE non esclude un ulteriore allentamento quantitativo. L’EUR/USD ha ceduto 150 pip, scendendo da 1,1237 a 1,1087, per poi stabilizzarsi intorno a 1,1130. La valuta che ha guadagnato di più contro l’euro è stato lo yen giapponese, in rialzo dell’1,58% da ieri mattina; l’EUR/JPY è così sceso a 133 yen rispetto ai 139 di due settimane fa.
L’EUR/CHF ha ceduto subito lo 0,70% sull’onda dei commenti, ma poi non è riuscito a scendere sotto la soglia a 1,08, perché le dinamiche fra franco svizzero ed euro sono un po’ cambiate durante l’estate. L’economia svizzera soffre tremendamente a causa dell’euro debole e non è in grado di espandersi in modo considerevole senza una moneta comune forte. Riteniamo quindi che i rischi al ribasso siano circoscritti alla coppia EUR/CHF. La coppia USD/CHF è risalita sopra la soglia a 0,97, in rialzo di 470 pip dal minimo del 24 agosto sulla scia della rinnovata propensione al rischio.
Oggi gli operatori monitoreranno l’IPC in Svizzera; la produzione industriale in Svezia; il PMI della distribuzione al dettaglio di Markit in Germania, Francia, Italia ed Eurozona; la variazione nelle buste paga escluso il settore agricolo, il tasso di disoccupazione, le retribuzioni orarie medie e il tasso di sottooccupazione negli USA.
Fonte: BONDWorld.it
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