Dati sull’occupazione non agricola USA sotto i riflettori (di Arnaud Masset)……
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I dati sulle buste paga USA escluso il settore agricolo (NFP) saranno l’evento chiave della giornata e saranno monitorati con ancor più attenzione del solito, perché saranno gli ultimi dati importanti, oltre al rapporto IPC del 16 settembre, prima della tanto attesa riunione del FOMC di settembre. Il comitato vuole vedere pressioni inflazionistiche più elevate prima di aumentare i tassi e quindi si concentra soprattutto su occupazione e crescita delle retribuzioni. Anche se, storicamente, il rapporto ADP (pubblicato mercoledì) non si è dimostrato utile per anticipare le cifre NFP, prevediamo un rapporto discreto per il mese di agosto, forse addirittura inferiore alla media prevista, pari a 217 mila unità.
Una cosa è certa: un rapporto positivo farà impennare il dollaro perché gli operatori tornerebbero a mettere in conto un rialzo del tasso a settembre, mentre un esito negativo avrà un effetto moderato, perché la BCE non ha escluso ulteriori stimoli. Nel complesso, non crediamo che la Fed aumenterà il tasso a settembre e ormai non è scontato neanche un decollo dei tassi prima del 2016. Stamattina, la probabilità implicita di un rialzo del tasso a settembre prevista dal mercato si aggira intorno al 30% e al 55% per dicembre.
Draghi disposto a espandere il QE (di Yann Quelenn)
Ieri la Banca Centrale Europea ha mantenuto invariato il tasso d’interesse principale allo 0,05%. Durante la conferenza stampa, il presidente della BCE Mario Draghi ha fatto riferimento ai nuovi rischi emersi a causa dei bassi prezzi delle materie prime e dell’euro più forte. Le previsioni di crescita e inflazione sono state quindi riviste al ribasso per i prossimi due anni. Nell’Eurozona, la crescita dovrebbe raggiungere l’1,4% nel 2015, rispetto all’1,5%, e l’1,7% nel 2016, in calo rispetto all’1,9% precedente. Draghi ha aggiunto che, nei prossimi mesi, l’inflazione potrebbe diventare negativa. In altre parole, l’Eurozona potrebbe entrare in una fase di deflazione. Sull’onda di questi commenti, ieri il complesso EUR ha ceduto terreno e ora l’euro passa di mano intorno a 1,1140 dollari.
A nostro avviso, l’informazione più importante fornita durante la conferenza stampa è la possibile proroga del programma di acquisto di bond della BCE. Ora è chiaro che l’allentamento quantitativo (QE) viene visto come lo strumento più valido per ritrovare la via della ripresa e della crescita sostenibile. Ciò nonostante, sia negli Stati Uniti sia in Giappone, dove questa politica monetaria è stata usata massicciamente, gli esiti sono ancora incerti. L’unico effetto positivo è il mantenimento delle borse a livelli elevati. Ieri i mercati azionari hanno accolto favorevolmente la possibile proroga del QE. L’indice DAX ha chiuso in rialzo dell’1,51%.
L’inflazione svizzera rimane negativa (di Peter Rosenstreich)
L’inflazione svizzera è scesa in territorio ancora più negativo, alimentando preoccupazioni legate alla minaccia persistente della deflazione. Come riferito dall’Ufficio Federale di Statistica svizzero, l’inflazione dei prezzi al consumo è calata di un -1,4% dal -1,3% a/a, con un leggero miglioramento del rilevamento su base mensile, dal -0,6% al -0,2%. Questo marginale miglioramento nel rilevamento mensile non darà grande tregua alla BNS. I prezzi al consumo di agosto mostrano una debolezza generalizzata in tutte le categorie principali, fatta eccezione per generi alimentari e bevande non alcoliche. Il miglioramento del PIL su base trimestrale, del PMI manifatturiero e dell’indice predittivo KoF lascia presagire che si stia attenuando l’effetto di propagazione dovuto al caro-franco. Tuttavia, la debolezza sul lato dei consumi e delle esportazioni segnala che il deterioramento economico è tutt’altro che concluso. La rinnovata debolezza del CHF, dopo una fase di rafforzamento dovuta all’acquisto di franchi come bene rifugio, darà un po’ di sollievo alla BNS, come pure il sentiment negativo generale. Tuttavia, piuttosto che lasciare il CHF in balia dei mercati, il presidente della BNS Jordan ha ripetuto che, in caso di necessità, la BNS interverrà sui mercati valutari e ha avvertito che potrebbe abbassare ulteriormente il tasso sui depositi (attualmente pari al -0,75%). Rimaniamo ribassisti sul CHF e sospettiamo che l’impostazione da colomba della BNS incoraggerà gli operatori a continuare a utilizzare la valuta per finanziare le operazioni di carry trade. L’EUR/CHF è rimasto stranamente stabile durante la recente fase di avversione al rischio, ciò significa che il trend è inclinato verso il rialzo. Prevediamo che, entro la fine dell’anno, la coppia EUR/CHF supererà il livello a 1,1000.
Fonte: BONDWorld.it
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