Il PIL italiano è cresciuto dello 0,2% t/t nel 3° trimestre 2015, un decimo in meno rispetto alle nostre attese e al trimestre precedente. Peraltro, su base annua l’attività economica mostra una accelerazione a 0,9% da 0,6% (rivisto al ribasso di un decimo): si tratta di un massimo da oltre 4 anni.…
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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo
– Il dettaglio delle componenti non è ancora noto (verrà diffuso il prossimo 15 dicembre), ma secondo quanto riportato dall’Istat si è registrato un aumento del valore aggiunto in tutti i principali settori (agricoltura, industria e servizi) e la crescita è venuta dalla domanda interna, in presenza di un contributo negativo dal commercio con l’estero.
– Stimiamo che nel trimestre possano essere cresciuti sia i consumi interni (in particolare di servizi, con un contributo dal turismo) che gli investimenti (con la rilevante eccezione delle costruzioni, che è probabile si siano contratte per il secondo trimestre consecutivo dopo l’effimero segnale di ripresa visto a inizio anno). Viceversa, gli scambi con l’estero hanno contribuito negativamente, come già avvenuto nella prima metà dell’anno; ma mentre nei due trimestri precedenti si era registrata una crescita sia per l‘export che per l’import, non escludiamo che in estate si sia vista una contrazione per entrambi i flussi commerciali (evidentemente meno marcata per le importazioni che non per le esportazioni).
– La crescita acquisita per il 2015 è pari ad appena 0,6% (più bassa di quanto ci si potesse attendere, anche per via di una lieve revisione al ribasso sul trimestre precedente).
– In questo momento in Italia (ma anche altrove nell’eurozona) i segnali di decisa ripresa venuti dalle indagini di fiducia non si stanno riflettendo interamente sui dati “reali” (produzione industriale e PIL in primis), che risultano più deboli di quanto ci si possa attendere sulla base della correlazione storica con le surveys. Ciò ci induce a mantenere cautela sul profilo previsivo del PIL nei prossimi trimestri.
– In ogni caso, anche sulla base delle indagini (la fiducia delle imprese è ai massimi da 8 anni e quella dei consumatori da oltre 13 anni), riteniamo possibile una accelerazione dell’attività economica nel trimestre in corso, a 0,4% t/t. Ciò sarebbe coerente con la nostra previsione di un PIL in crescita di 0,8% nella media dell’anno (anzi i rischi su tale stima sembrano essere al momento verso il basso). Di conseguenza, a meno di una revisione sui dati del trimestre estivo, è molto difficile a nostro avviso che possa essere raggiunto il target che il governo ha inserito nei recenti documenti di finanza pubblica (0,9%). Anche per il 2016 manteniamo per il momento una stima relativamente cauta (1,2%).
– In sintesi, la buona notizia è che la ripresa continua ed è sempre più in grado di auto-sostenersi in quanto guidata dalla domanda interna, per la quale anzi stimiamo un ulteriore miglioramento nei prossimi trimestri, soprattutto dal lato degli investimenti (anche sulla scia delle misure espansive proposte dal governo nella Legge di Stabilità, specie nel caso in cui l’Ue conceda l’ulteriore margine di flessibilità in riconoscimento dei costi relativi all’accoglienza degli immigrati).
– Tuttavia, l’altra faccia della medaglia è che il contesto internazionale va facendosi meno favorevole in quanto comincia a sentirsi il rallentamento della domanda dall’estero (non solo dai Paesi emergenti ma anche dalla Germania) e l’impatto addizionale dagli shock su prezzo dell’energia e tasso di cambio è destinato a diminuire.
– Il rallentamento della crescita su base congiunturale visto non solo in Italia ma anche nella media dell’eurozona nel trimestre estivo rende più probabile un aumento dello stimolo monetario da parte della BCE nella riunione di dicembre.
Fonte : BondWorld.it
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