L’ inflazione italiana sorprende verso il basso ma novembre dovrebbe essere un minimo

La stima preliminare mostra un calo dei prezzi al consumo a novembre di 0,4% m / m, ben più debole delle stime di consenso (-0,1%). Sulla misura armonizzata, i prezzi calano di 0,5% m/m, tre decimi al di sotto delle stime di consenso. Di riflesso l’inflazione torna a frenare a 0,1% dal 0,3% sia sulla misura nazionale che su quella armonizzata….


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Commento di Anna Grimaldi, senior economist della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo


Secondo l’Istat la sorpresa è in gran parte spiegata da un calo dei prezzi di alberghi e ristoranti (-2,5%m/m dopo il + 0,6%m/m), nettamente più ampio di quanto avrebbe suggerito la dinamica stagionale di novembre (-1,0%m/m). Si registra un calo inusuale anche nei servizi ricreativi (-0,5%m/m), inclusi i servizi per la cura della persona.

Le rilevazioni sui prezzi per le stime preliminari vengono effettuate nelle prime tre settimane del mese. Il calo dei prezzi di alberghi e ristoranti potrebbe ricondursi alla chiusura dell’EXPO ed al minor afflusso turistico. D’altro canto non può escludersi del tutto che gli attacchi di Parigi abbiano indotto i consumatori a limitare le uscite e gli spostamenti. Generalmente l’effetto di eventi terroristici è maggiore sul consumo di servizi ricreativi e turismo che su altri capitoli di spesa.

Per quanto riguarda le altre categorie, si evidenzia un nuovo segno meno nel capitolo energia (-0,6% m/m dopo +0,8%m/m) ancora una volta spiegato dal prezzo dei prodotti energetici e servizi non regolamentati. I prezzi degli alimentari stagionali sono cresciuti meno a novembre (+0,7% m/m dopo +3,2%m/m).

L’inflazione core frena di ben due decimi a 0,6% da 0,8%. L’inflazione nei beni è accelerata di un decimo a+ a 0,6% a/a ma l’inflazione nei servizi cala a 0,5% da +1,0%.

Novembre dovrebbe rappresentare un minimo locale per l’inflazione italiana, dal momento che tra dicembre e febbraio un effetto base favorevole dall’energia dovrebbe spingere l’inflazione italiana fino a 0,8% ulteriori aumenti verso l’1,0% si avranno nella seconda metà del 2016 in parte per l’effetto ritardato del deprezzamento del cambio e se la ripresa si consoliderà offrendo supporto alla dinamica core.

I rischi per le nostre stime rimangono verso il basso e potrebbero derivare da una dinamica dei prezzi delle commodities ancora più debole del previsto nonché da una crescita internazionale deludente.

Fonte: BondWorld.it


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