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Exane Macro: “Feedback dalla West Coast”

PUNTI CHIAVE – Gli investitori statunitensi sono fortemente attratti dai mercati emergenti; Nonostante la reflazione in corso, i tassi obbligazionari di lungo termine potrebbero non aumentare; Sebbene la vittoria di Trump sia possibile, ci sono pochi timori circa un impatto economico negativo per gli Stati Uniti….

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A cura di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas


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La scorsa settimana ho incontrato i clienti sulla West Coast negli Stati Uniti. Si respira un certo ottimismo tra gli investitori statunitensi e pochi sono preoccupati per il Brexit. Al centro della loro attenzione, invece, ci sono i mercati emergenti dove i costanti flussi in entrata di capitale hanno portato a un significativo miglioramento delle condizioni finanziarie. Inoltre, le economie che esportano petrolio hanno beneficiato del rimbalzo dei prezzi delle commodity dai loro minimi di inizio anno. Per questo motivo le prospettive dei mercati emergenti stanno migliorando, come mostrano i risultati positivi degli indicatori economici di giugno.

Oltre ai mercati emergenti, gli investitori stanno osservando attentamente il trend di reflazione in corso a livello globale: tuttavia, nonostante questa dinamica sia iniziata nel primo semestre con il rimbalzo dei prezzi delle commodity, i rendimenti obbligazionari non hanno ancora registrato rialzi. Come ho scritto la scorsa settimana, è sempre più chiaro come l’economia globale stia accelerando: l’aumento del prezzo delle commodity spingerà l’inflazione al rialzo nei prossimi trimestri. Sebbene pensi che le aspettative di espansione monetaria e fiscale nel breve termine siano eccessive, il mix di politiche a livello globale dovrebbe continuare a supportare l’economia. Gli ultimi dati sul PIL del secondo trimestre suggeriscono che la crescita in Eurozona stia perdendo vigore (non dimentichiamo, però, che la crescita erano stata molto robusta nel primo trimestre). La crescita del PIL negli Stati Uniti, invece, è stata più debole del previsto; tuttavia, la domanda finale ha registrato un tasso di crescita annualizzato del 2,4%.

Assisteremo quindi a un rialzo dei rendimenti obbligazionari di lungo termine nei prossimi mesi? Questo era lo scenario che ci aspettavamo prima del Brexit e che sarebbe in linea con il trend di reflazione in corso a livello globale. Anche la maggior parte degli investitori statunitensi condivide questa idea. Tuttavia ci sono anche ragioni per credere in un ulteriore calo dei rendimenti nel breve termine. Ad esempio, gli investitori obbligazionari potrebbero osservare l’aumento dei flussi in entrata e scontare nei prezzi la possibilità di una recessione a livello globale (un evento che potrebbe accadere nei prossimi 2-3 anni). Inoltre, c’è ancora molta liquidità nei mercati finanziari.

In particolare, quest’anno sono stato molto sorpreso dall’ammontare di titoli di Stato europei acquistati dagli investitori giapponesi. Se guardiamo per esempio alla Francia, il rendimento a 10 anni dei titoli francesi è superiore a quello dei titoli giapponesi, offrendo così agli investitori nipponici interessanti opportunità di carry trade. Dato che i tassi francesi a 2 anni sono inferiori a quelli giapponesi, gli investitori possono coprire la propria strategia dal rischio di cambio senza incorrere in alcun costo (si veda il grafico sottostante). Inoltre, se si considera anche il QE della BCE, c’è molta liquidità che può essere investita nei titoli di Stato statunitensi e nei mercati emergenti.

Per concludere, gli investitori sono recentemente rimasti sorpresi dalla forza dell’economia globale. Come abbiamo evidenziato dall’inizio dell’anno, questo scenario è molto simile a quello del 1999. Persistono ancora alcuni rischi politici. In Europa, il prossimo importante evento in programma è il referendum costituzionale italiano. Negli Stati Uniti, gli investitori stanno seriamente considerando l’idea di una vittoria di Trump. Fortunatamente, a differenza dell’Europa, il contesto istituzionale statunitense è molto più compatto e robusto. In particolare, Paul Ryan, presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, non condivide le stesse idee di Trump: questo limiterebbe la possibilità per il candidato repubblicano di implementare misure radicali che sono percepite come sfavorevoli all’economia.

Un investitore di San Francisco mi ha detto: “Siamo circondati da rischi”. A San Francisco, tuttavia, la possibilità che si verifichi il “Big One” non impedisce alle persone di avere una vita felice né rallenta l’economia regionale, una delle più dinamiche dell’intero Paese. Penso che il mese di agosto sarà più tranquillo e che, a differenza di quanto successo negli scorsi anni, non dovrebbero quindi esserci forti fattori di rischio sui mercati.

Fonte: BONDWorld.it


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