AllianzGI : I dati macroeconomici deludenti di aprile hanno alimentato tra gli investitori timori circa una battuta d’arresto della ripresa cinese post Covid.
a cura di Christiaan Tuntono, Senior Economist, Asia Pacific di Allianz Global Investors
I dati macroeconomici deludenti di aprile hanno alimentato tra gli investitori timori circa una battuta d’arresto della ripresa cinese post Covid. A un esame più approfondito si nota che produzione industriale e investimenti in immobilizzazioni hanno maggiormente disatteso le attese del mercato, mentre le vendite al dettaglio hanno deluso in misura inferiore. Tale andamento riflette la dicotomia insita nella ripresa della Cina, trainata per lo più dal rimbalzo post Covid del settore dei servizi (il terziario) , ma con progressi contenuti nel comparto manifatturiero (il secondario).
Il settore manifatturiero cinese ha risentito molto meno dei lockdown di quello dei servizi (come catering e turismo), ecco perché evidenzia una crescita modesta dopo la conclusione della politica zero Covid. Infatti le fabbriche cinesi sono rimaste attive durante la pandemia, conquistando nuove quote del mercato dell’export globale. A nostro parere la performance deludente del comparto manifatturiero cinese in aprile si deve (1) alla flessione della domanda estera di esportazioni dalla Cina legata al rallentamento delle economie avanzate (Stati Uniti, Unione Europea) e (2) alla stagnante domanda interna di beni industriali e di consumo durevoli (come auto ed elettrodomestici) alla luce della debolezza del settore immobiliare e del calo della domanda di investimenti nelle infrastrutture.
Riteniamo che la dicotomia che caratterizza la ripresa della Cina si protrarrà sino a fine anno. Probabilmente la domanda al consumo rallenterà, anche se continuerà a beneficiare dell’aumento della domanda del pubblico di massa, dal momento che i bilanci delle famiglie sono sempre più robusti. L’attività manifatturiera, d’altro canto, continuerà probabilmente ad essere frenata dall’indebolimento della domanda globale, dalla domanda ancora fiacca di investimenti nel settore immobiliare e dalla debolezza della domanda di investimenti nelle infrastrutture.
Poiché nel 2023 il rimbalzo delle attività legate ai consumi dovrebbe sostenere una crescita annua del prodotto interno lordo (PIL) superiore al target ufficiale del “5% circa”, non crediamo che le autorità cinesi stimoleranno l’economia tramite un allentamento fiscale o monetario eccessivo.
La settimana prossima
A fronte della decelerazione della ripresa cinese, i dati in uscita la prossima settimana mostreranno gli sviluppi nelle altre aree geografiche, soprattutto in termini di fiducia di consumatori e imprese, mercato del lavoro e inflazione.
Lunedì è festa nazionale negli Stati Uniti (Memorial Day). Martedì conosceremo l’indice della fiducia dei consumatori USA del Conference Board per il mese di maggio, per il quale il mercato prevede una lieve moderazione (da 101,3 del mese precedente a 100). Lo stesso giorno saranno inoltre pubblicati l’indice dei prezzi delle abitazioni USA della Federal Housing Finance Agency e l’indice dell’attività manifatturiera della Federal Reserve di Dallas. Nell’Eurozona sono attesi gli indici della fiducia in ambito economico e industriale , industriale e dei servizi per il mese di maggio.
Mercoledì la Cina pubblicherà gli indici dei responsabili degli acquisti (PMI) ufficiali per i settori manifatturiero e non manifatturiero di maggio, che il mercato utilizza per valutare lo stato della ripresa del Paese. Verrà pubblicato anche il barometro della fiducia delle imprese USA del Market News International (MNI) di Chicago, che in maggio dovrebbe attestarsi a quota 47 contro il 48,6 di aprile. In Giappone sono attesi i dati di aprile su vendite al dettaglio e produzione industriale, oltre all’indice della fiducia dei consumatori di maggio.
Giovedì sarà resa nota la relazione sull’occupazione USA di Automatic Data Processing Inc. (ADP); il mercato si attende un incremento degli occupati di 155.000 unità, lievemente inferiore a quello di aprile (+296.000). Conosceremo anche la variazione della spesa mensile nel settore edilizio USA, per la quale si prevede una modesta decelerazione allo 0,2% (rispetto allo 0,3% di aprile), e l’indice manifatturiero dell’Institute of Supply Management (ISM) per gli Stati Uniti, per il quale il mercato stima un lieve calo a quota 47 (rispetto al 47,1 di aprile). Nella stessa data saranno rese note le richieste iniziali e le richieste di rinnovo del sussidio di disoccupazione negli USA. Al di fuori degli USA, sempre giovedì saranno pubblicati il tasso di disoccupazione, l’inflazione complessiva misurata dall’indice dei prezzi al consumo (CPI) e l’inflazione core CPI per l’Eurozona, nonché il PMI Caixin del settore dei servizi per la Cina.
La settimana si concluderà venerdì con il report sull’occupazione USA al di fuori del settore agricolo, il tasso di disoccupazione e l’andamento della retribuzione oraria media. Stando alle attese, in maggio gli occupati al di fuori del settore agricolo dovrebbero essere aumentati di 180.000 unità, meno che in aprile (+253.000). Il tasso di disoccupazione di maggio dovrebbe salire al 3,5% (era il 3,4% in aprile) e c’è grande attesa per i dati sull’andamento della retribuzione oraria media, molto importante per le relative implicazioni sull’inflazione.
Fonte: BondWorld.it
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