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Amundi: Stati Uniti Dati contrastati

Zona Euro. Rialzo dell’indice dell’inflazione complessiva, inflazione core ancora piuttosto modesta…..


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Cross Asset Investment Strategy


Rialzo dell’indice dell’inflazione complessiva, inflazione core ancora piuttosto modesta. L’aumento annuo dell’indice dell’inflazione complessiva ha subito una brusca accelerazione a dicembre (+1,1%, rispetto al +0,6% di novembre), crescendo al ritmo più rapido da settembre 2013. Di contro, l’aumento annuo dell’indice core (esclusi energia e alimentari) non ha superato lo 0,9% (rispetto al +0,8% di novembre), rimanendo pressoché stabile per diversi mesi. A livello geografico, la progressione annua dell’indice a dicembre è stata del +1,3% in Germania, +0,5% in Francia, +0,4% in Italia e +0,7% in Spagna.
L’attuale accelerazione dell’inflazione, riconducibile agli effetti di base delle quotazioni petrolifere, è destinata a proseguire fino alla fine del Q1, quando sarà seguita da una netta flessione. Attualmente non si ravvisano segnali di un incremento dell’inflazione core ascrivibile alla dinamica interna dell’economia europea. Tuttavia, alla luce del tasso di disoccupazione molto basso in Germania, non è escluso che entro la fine del 2017 non possano emerge-re in questo Paese nuove pressioni inflazionistiche derivanti dai salari.

Stati Uniti
Dati contrastati. La produzione industriale ha superato le attese a dicembre (+0,8% rispetto a stime di consenso ferme al +0,6%), ma a seguito di una flessione più marcata rispetto a quanto inizialmente annunciato a novembre (-0,7% rispetto al -0,4%). A dicembre i permessi di costruzione hanno deluso alquanto i mercati (1.210 milioni a fronte dei 1.225 milioni attesi), mentre sul fronte dell’apertura di nuovi cantieri sono state superate le aspettative (1.226 milioni contro 1.200 milioni). Infine, la crescita annua dell’indice dell’inflazione complessiva si è attestata a dicembre al +2,1% dopo il +1,7% di novembre, raggiungendo il livello più elevato dal giugno 2014, mentre l’indice core ha guadagnato il 2,2% rispetto al 2,1% di novembre.
Proprio come nella zona Euro, l’accelerazione fatta segnare dall’indice dell’inflazione complessiva è legata alle oscillazioni del prezzo del petrolio. Tuttavia, il fatto che l’inflazione core abbia superato il 2% dimostra che gli Stati Uniti si trovano in una fase del ciclo economico più avanzata. Stando alle ultime cifre disponibili sui salari (aumen-to del 2,9% del salario orario medio a dicembre), nei prossimi mesi è probabile una leggera crescita dell’inflazione core dovuta ai salari.

Giappone
La Bank of Japan ha innalzato le proprie stime per tre regioni su nove (nel Nordest del Giappone) nel suo rapporto trimestrale sull’attività economica, confermando invece le proprie previsioni per le altre sei regioni. A dicembre il governo aveva già rivisto al rialzo le proprie valutazioni economiche, per la prima volta da 21 mesi. Il principale catalizzatore è rappresentato dalla ripresa nelle economie emergenti e dalla conseguente stabilizza-zione delle esportazioni e della produzione industriale. Sul fronte dei consumi, la banca centrale ha preannunciato un effetto ricchezza conseguente all’apprezzamento del 15% dei listini nipponici nel Q42016. Nel frattempo, l’Ufficio di Gabinetto ha riferito che a novembre gli ordinativi di macchinari sono crollati del 5,1% su base mensile, il che corrisponde al calo più pronunciato da sette mesi a questa parte dopo un rialzo del 4,1% a ottobre. Gli operatori di mercati si aspettavano invece una crescita costante fino al 2017 e una battuta d’arresto più lieve (-1,7%) a novembre.
Nonostante la valutazione incoraggiante del governo e della banca centrale, occorre monitorare l’andamento economico dei prossimi mesi. A seguito delle sorprendenti dichiarazioni rilasciate in un’intervista dal governatore della BOJ Haruhiko Kuroda a fine 2016, la Bank of Japan ha nettamente rivisto al rialzo le proprie stime riguardo all’economia. Kuroda ha infatti sostenuto con grande convinzione che l’economia avrebbe seguito una traiettoria ideale, senza lasciare alcuno spazio al pessimismo. Eppure, a novembre i salari reali erano scesi per la prima volta da undici mesi in concomitanza con la crescita dell’indice totale dei prezzi al consumo (IPC), a sua volta sostenuta dall’indebolimento dello yen e dall’aumento delle quotazioni petrolifere. Per il futuro si prospetta un’ul-teriore accelerazione alla luce dell’apprezzamento dello 0,5% su base mensile a dicembre dell’indice dei prezzi alla produzione (IPP), la progressione più vigorosa da aprile 2011. Inoltre, dal repentino calo degli ordinativi di macchinari si deduce che i timori sulle politiche protezionistiche in materia di scambi commerciali e la rinuncia al Partenariato Trans-Pacifico (TPP) da parte del neoeletto Presidente Trump ha eroso la fiducia delle imprese. Se il clima di apprensione dovesse protrarsi, le trattative di primavera sui salari che s’inaugurano la prossima setti-mana si preannunciano dure sia per i sindacati, sia per i lavoratori.

Cina
I finanziamenti sociali totali della Cina a dicembre hanno di nuovo sorpreso positivamente. I dati monetari cinesi si sono rivelati notevolmente superiori alle previsioni. La massa monetaria M2 ha esibito un andamen-to in linea, facendo segnare l’11,3% (stime di consenso e dato precedente: 11,4%) e raggiungendo i minimi da luglio, mentre il finanziamento sociale totale ha superato di gran lunga le previsioni totalizzando 1.630 miliardi di yuan (stime di consenso: 1.300 miliardi, dato precedente: 1.736,6 miliardi). Anche i nuovi prestiti in yuan sono stati superiori alle attese con 1.040 miliardi di yuan (stime di consenso: 676,8 miliardi di yuan, dato precedente: 794,6 miliardi di yuan). In termini di dati sugli scambi commerciali, a dicembre le esportazioni cinesi su base annua in yuan sono state migliori delle attese: 0,6% (stime di consenso: -0,1%; dato precedente: 5,9%), e la crescita delle importazioni su base annua in yuan ha anch’essa sorpreso al rialzo con il 10,8% (stime di consen-so: 4,2%; dato precedente: 13%).
Dai dati sul commercio e sulla massa monetaria in Cina di dicembre, emerge il quadro seguente: 1. Le importa-zioni di minerale e concentrato di rame restano sostenute, con una crescita del 13% su base annua a dicembre (rispetto al 22% di novembre), quelle di carbone si attestano al 52% su base annua a dicembre (rispetto al 67% di novembre) e l’import di greggio raggiunge una crescita del 10% su base annua a dicembre (rispetto al 18% di novembre). 2. La crescita della massa monetaria M2 per l’intero 2016 è stata pari all’11,3%, ossia dell’1,7% inferiore all’obiettivo del 13% che era stato fissato dal governo e accolto favorevolmente dal mercato. Il volume dei nuovi prestiti in yuan è cresciuto del 13,5% nel 2016 (2015:14,3%), mentre i finanziamenti sociali totali sono avanzati a un ritmo del 12,8% nel 2016 (2015: 12,6%). I nuovi prestiti societari e governativi hanno recuperato terreno portandosi al -2,9% su base annua a dicembre (rispetto al -66,9% di novembre), mentre i nuovi prestiti a lungo termine alle famiglie (e segnatamente le ipoteche) sono calati a causa delle misure restrittive varate, ma hanno continuato a rappresentare oltre il 40% del volume totale dei nuovi prestiti. Restiamo del parere che la stabilizzazione economica cinese sia sostenibile almeno fino alla fine del 2017.

India
A dicembre l’indice dei prezzi all’ingrosso (WPI) su base annua in India ha registrato un andamento infe-riore del previsto con il 3,39% (stime di consenso: 3,50%, dato precedente: 3,15%). In India l’indice dei prezzi al consumo (IPC) su base annua per il mese di dicembre ha superato le attese con il 3,41% (stime di con-senso: 3,51%, dato precedente: 3,63%), raggiungendo un minimo su nove mesi.
La debolezza degli indici IPC e WPI è ulteriormente esacerbata dai livelli inferiori alle attese dei prezzi dei beni alimentari nonché, in parte, dagli effetti della demonetizzazione, che ha rallentato la dinamica inflattiva. Il rincaro dei prodotti alimentari all’interno dell’IPC ha raggiunto un minimo su 16 mesi con il 2% su base annua a dicembre rispetto al 2,6% su base annua di novembre. Confermiamo la nostra opinione secondo cui le stime sull’inflazione della Reserve Bank of India sono state disattese perché l’inflazione è stata molto più debole rispetto a quanto previsto dalla RBI. Alla luce del caos in cui è piombato il Paese a causa della demonetizzazione, riteniamo quindi che la RBI debba restare accomodante più a lungo di quanto preventivato dagli operatori di mercato e adottare misure di allentamento di portata maggiore rispetto alle previsioni.

Politica monetaria
BCE
Scarse modifiche in occasione del Consiglio direttivo. Mario Draghi ha ribadito che l’allentamento monetario era in ampia parte necessario per far salire le pressioni inflazionistiche e sostenere un aumento dell’inflazione a medio termine, sottolineando che l’inflazione core non presenta ancora tendenze al rialzo convincenti.
Com’è emerso dai verbali del precedente Consiglio direttivo, la BCE è scissa in due fazioni opposte: i “falchi”, secondo cui la progressiva attenuazione del rischio di deflazione dovrebbe costringere la BCE a porre fine al suo programma di QE, e le “colombe”, secondo cui la debole crescita dell’inflazione core conferma la necessità di dare seguito al QE. Attualmente, a detenere la maggioranza è il secondo schieramento, e anche noi non preve-diamo che nei prossimi mesi l’inflazione core aumenterà a un ritmo tale da indurre la BCE a sconfessare le deci-sioni adottate a dicembre.

Turchia
La banca centrale turca (CBRT) è intervenuta sul mercato valutario proponendo tre aste per importi pari a 500 milioni di dollari per la prima e 300 milioni di dollari per la seconda e terza. In occasione della prima asta, il tasso d’interesse per la lira era pari all’8%, salendo poi al 9% in occasione della terza asta, con un incre-mento di 100 pb. Il tasso d’interesse sul dollaro è rimasto pari allo 0,75% per tutte e tre le aste.
Queste misure mirano a incoraggiare le banche a incrementare il volume di lire depositate allo scopo di salva-guardare la valuta nazionale, che ha ceduto oltre il 20% rispetto al dollaro dall’elezione di Trump in poi. Dal canto nostro, riteniamo che queste misure non convenzionali non saranno sufficienti a rassicurare i mercati, che auspi-cano invece rialzi dei tassi di tipo tradizionale, in particolare per le operazioni di rifinanziamento e il tasso sui depositi overnight. La prossima riunione della CBRT è in programma per martedì 24 gennaio. Siamo tuttavia in attesa di una comunicazione sullo status quo da parte della CBRT.

Mercati finanziari
Obbligazioni governative
Leggero rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi sviluppati. I rendimenti decennali tedeschi e statuni-tensi hanno chiuso la settimana attestandosi, rispettivamente, allo 0,4% e al 2,48%. Il tasso dell’inflazione di break-eveno decennale statunitense ha chiuso al 2,05%, un livello che non si registrava da settembre 2014 (quando un barile di petrolio costava circa 100 dollari). Pochi cambiamenti a carico degli spread sovrani della Zona Euro.
A nostro avviso i rendimenti long dovrebbero risalire leggermente nelle prossime settimane, a causa dell’aumento dell’inflazione complessiva (effetti base) e del fatto che i mercati dovrebbero riconsiderare la probabilità di un rialzo dei tassi sui fed fund a marzo.

Tassi di cambio
Nel corso della settimana il dollaro si è leggermente indebolito rispetto alle principali valute dopo le affer-mazioni di Donald Trump su un dollaro USA “troppo forte” e le incertezze legate alla sua amministrazione. Il tasso di cambio EUR/USD si è leggermente apprezzato, raggiungendo quota 1,07. Ad archiviare i risultati peggiori nella settimana sono state, nell’ordine, la lira turca (-2,3% rispetto al dollaro nella settimana), il peso messicano (-1,3%) e il dollaro canadese (-1,8%). Degno di nota è l’apprezzamento dello 0,3% del renminbi rispetto al dollaro e il ritorno del cambio USD/CNY ai minimi degli ultimi due mesi.
Il nostro giudizio sul dollaro canadese è negativo. In occasione della riunione del Consiglio direttivo della BCE di questa settimana, il governatore Poloz ha elencato una serie di ragioni per cui le politiche economiche della nuova amministrazione statunitense potrebbero avere ripercussioni negative sul Canada. Tra queste figura il fatto che nel periodo post-elettorale il tasso di cambio effettivo del CAD è salito quanto quello del dollaro USA, il che rappresenta un problema in un periodo in cui l’inflazione core è bassa.
Credito
Gli spread sono rimasti relativamente stabili in vista di una riunione della BCE da cui non si attendono ritocchi importanti alle prospettive in materia di politica monetaria dopo le importanti novità annunciate a inizio dicembre.
Dopo un certo rallentamento nelle settimane precedenti, nella settimana conclusasi il 13 gennaio la BCE ha ripreso a effettuare acquisti di obbligazioni societarie tornando ai consueti volumi di circa 2 miliardi di euro. Ciò conferma che la BCE resta fermamente intenzionata a proseguire il programma di QE, pur adeguando gli acquisti di obbligazioni societarie in funzione dei livelli di liquidità, dei volumi di attività e della volatilità di mercato. La stabile evoluzione tendenziale degli spread delle obbligazioni high yield, sia negli Stati Uniti che in Europa, bene-ficia della flessione dei tassi di default attesi negli USA e dei livelli stabilmente bassi previsti per i default europei nel 2017. Secondo le nostre analisi di regressione e le proiezioni delle agenzie di rating, i tassi di default del comparto high yield statunitense dovrebbero raggiungere un picco nel breve termine per poi scendere dall’attuale livello – prossimo al 6% – al di sotto del 4% entro la fine del 2017. Il quadro macroeconomico favorevole sostenuto dalle recenti sorprese positive, insieme ai primi segnali incoraggianti in vista della prossima stagione degli utili, ci induce a mantenere invariato l’orientamento positivo sui mercati del credito.

Fonte: BONDWorld.it


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