Cina – Russia. La Cina e la Russia hanno siglato un accordo per la cooperazione nel settore energetico, dalle forniture russe di gas sino al nucleare. Proprio sul gas naturale è stata posta la maggior attenzione, in merito al quale sono stati presi accordi di massima che verranno sviluppati in futuro. Gazprom…
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QE Giappone & UK. La Bank of Japan ha portato il costo del denaro vicino allo zero, limando i tassi d´interesse allo 0-0,1% dal precedente 0,1%. La Banca centrale nipponica vede in aumento i rischi al ribasso per l´economia, sulla scia del rallentamento a livello globale e della costante forza dello yen. La BoJ ha dichiarato che continuerà a mantenere i tassi vicino allo zero fino a quando non scorgerà prospettive migliori nella dinamica dei prezzi. La Banca centrale sta inoltre pianificando la creazione di un fondo da 5.000 miliardi di yen (circa 60 miliardi di dollari) per acquistare titoli di Stato, corporate bond, fondi immobiliari, asset backet security per incrementare la liquidità sui mercati. Il nuovo fondo andrà ad aggiungersi ai 30.000 miliardi di yen già stanziati nei mesi scorsi. Sul fronte del Regno Unito, la Bank of England ha reso noto che ha deciso di lasciare invariati i tassi d’interesse allo 0,5% e di mantenere invariato il quantitative easing già in atto per complessivi 200 miliardi di sterline. Decisione che tuttavia non ha soddisfatto il Paese dove diversi operatori chiedono una seconda iniezione di liquidità.
Cina. Moody’s ha posto sotto osservazione il rating della Cina pari a A1 per una possibile revisione al rialzo. L’agenzia di rating ha citato tre ragioni principali: l’andamento dell’economia cinese (e le previsioni di continuità nel medio termine), il programma di stimolo adottato dal Governo e la convinzione che Pechino possa gestire tranquillamente i rischi derivanti dal recente boom del credito bancario. Persistono tuttavia alcune preoccupazioni. In primis, il rischio di double dip nelle economie statunitense e europea che impatterebbe sulle esportazioni cinesi. Altra fonte di criticità è il deterioramento dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti che potrebbe portare all’approvazione definitiva da parte degli Usa di misure protezionistiche contro Pechino a causa della currency war in corso tra i due Paesi (si veda news successiva). Da ultimo, la precaria trasparenza riferibile alle operazioni fuori bilancio delle amministrazioni locali potrebbe nascondere situazioni non proprio rosee. Moody’s deciderà entro tre mesi se alzare il rating.
Currency War. Nulla di fatto nelle riunioni del FMI e del G7 in merito alle pressioni degli Usa alla Cina in merito alle svalutazione dello yuan. Nessuna decisione è stata presa con la Cina che ribadisce che la moneta cinese è un affare nazionale. Da segnalare una posizione sostanzialmente omogenea tra Europa e Stati Uniti che però viene richiesta con diversa intensità. Se per gli Usa si tratta di una vera e propria guerra alla quale sono disposti a battersi con tutte le armi (per esempio con leggi protezionistiche contro il Gigante asiatico oppure minacciando attraverso le parole di Geithner), per l’Europa i toni sono più pacati. L’Ue tenta di non irritare la Cina, dopo la garanzia del supporto che il Paese asiatico ha offerto all’euro ed alla Grecia. Geithner ha inoltre legato (o meglio subordinato) la riforma della governance del FMI, tanto voluta dai Paesi emergenti ed in particolare dalla Cina, alla svalutazione dello yuan.
Svezia. Ha sorpreso la discesa del 4% della produzione industriale svedese nel mese di agosto. Un crollo che va ad annullare l’aumento del 3% del mese precedente, mentre una crescita negativa non si registrava dal dicembre 2009 (1,5%). Ad accompagnare tale calo sono stati gli ordini dell’industria che sono crollati del 5,8%, dovuto sia alla discesa degli ordini interni che dall’export. Ad ogni modo, la battuta d’arresto della produzione del mese d’agosto è probabilmente frutto della volatilità alla quale gli indicatori macro sono soggetti. Il buono stato di salute della Svezia è testimoniato dall’andamento del mercato azionario locale che da inizio anno ha guadagnato più del 14%, contro i principali indici europei che hanno registrato una performance negativa.
Hedge Fund. Nel mese di settembre gli hedge fund hanno registrato la più alta performance mensile dell’anno con l’indice Credit Suisse Liquidi Alternative Beta che ha registrato un performance del 3,6%. Il maggior contributo è arrivato dal sottoindice che implementa strategie long/short che è aumentato del 5,4%. Il sottoindice riferibile alla strategia event-driven ha messo a segno un +4,7%. Intanto, sul fronte della normativa dell’industria, l’opposizione francese contro l’introduzione di un passaporto europeo per gli hedge fund extra-Ue si è allentata e la linea d’Oltralpe si è quindi avvicinata a quella delle istituzioni Ue e del Regno Unito. Tuttavia, l’appoggio francese è condizionato all’introduzione di una nuova istituzione europea che regolamenta i mercati finanziari indipendente che, tra gli altri compiti, dovrà gestire le concessione dei cosiddetti passaporti e dovrà inoltre vigilare sull’industria degli hedge fund. L’apertura francese è avvenuta 24 ore dopo la richiesta di un allentamento della sua posizione inviata da Tim Geithner a Christine Lagarde.
Trimestrali. Deludono i conti di Samsung Electronics Co., che per il per il terzo trimestre stima un utile operativo di 4.800 mld krw (4,3 mld usd), sulla base di un range precedentemente stimato tra i 4.600 mld krw e 5.000 krw, al di sotto delle previsione dei mercati di 5.060 mld krw. Le vendite nel terzo trimestre dovrebbero invece toccare i 40.000 mld krw, a partire dal range stimato tra i 39.000 mld krw ed i 41.000 mld krw. Lo scorso anno Samsung ha messo a segno utili operativi di 4.220 mld krw e vendite di 35.890 mld krw mentre nel secondo trimestre di quest’anno il gruppo ha realizzato utili operativi record a 5.010 mld krw. Male anche Banesto che però batte le stime degli analisti con un utile netto di 68,9 milioni di euro superiori alle previsioni di 61 milioni. Un anno fa i profitti si erano attestati a 144,1 milioni. La caduta del risultato è dovuta all’aumento degli accantonamenti per le sofferenze e alla riduzione dei ricavi derivanti dai prestiti allla clientela. In controtendenza invece il colosso delle bevande analcoliche PespiCo ha riportato per il terzo trimestre utili netti pari a 1,92 miliardi di dollari, o 1,19 dollari ad azione, in rialzo del 12% rispetto agli 1,72 miliardi di un anno fa. I ricavi nel periodo sono invece aumentati del 40% a 15,5 miliardi grazie anche all’acquisizione nel corso dell’anno dei due più grossi imbottigliatori delle sue bevande negli Stati Uniti. Le attese degli analisti erano per utili di 1,22 dollari ad azione su ricavi per 15,35.
Argentina. Il presidente dell’Argentina Cristina Fernandez Kirchner ha affermato che lo stato argentino ha intenzione di procedere con la ristrutturazione del debito in default con il Club di Parigi, l’organizzazione informale costituita da 19 Paesi con lo scopo di supportare i Paesi nei quali è in corso una crisi economico-finanziaria nella ristrutturazione del debito. Attualmente l’Argentina è debitrice del Club di Parigi per circa 6,7 miliardi di dollari in default. A giugno lo stato sudamericano aveva già ristrutturato circa 12,2 miliardi di dollari costituiti da titoli di stato e riferiti al default di 95 miliardi di fine 2001. Secondo il ministro dell’Economia argentino Amado Boudou, un accordo con il Club di Parigi permetterà alle imprese straniere di ottenere finanziamenti statali per investire in Argentina. A tal proposito, il presidente Fernandez ha tenuto precisare che un’intesa con il Club di Parigi dovrebbe tenere in considerazione degli investimenti che le imprese europee fanno in Argentina e i benefici fiscali che ricevono dal Paese sudamericano.
Renault. Giovedì 7 ottobre, la casa automobilistica francese ha venduto a investitori istituzionali a 93 corone svedesi per azione, per un valore complessivo di 28,2 miliardi di corone (3,013 miliardi di euro) una partecipazione del 14,9% in Volvo. Renault ha ceduto azioni B, che comportano meno diritti di voto, e resta l’azionista di riferimento del gruppo svedese, con il 6,8% del capitale e il 17,5% dei diritti di voto. Scopo dell’operazione è ottenere liquidità per ridurre l’indebitamento. Fitch ha subito alzato i rating di Renault dal precedente Fitch ha alzato di un gradino il rating del debito a lungo e quello senior non garantito da BB a BB+. Il mercato ha apprezzato l’operazione e il 7 ottobre il titolo della casa automobilistica francese ha guadagnato il 3,09%.
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