Sotto la spinta delle vendite, gli yield dei titoli portoghesi 10y ha raggiunto la scorsa settimana il 7,64%, costringendo la BCE ad intervenire sul mercato acquistando i bond lusitani. L’azione della…
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banca centrale ha permesso una discesa dei rendimenti al 7,30%. Il consensus di mercato ritiene la soglia del 7% il livello massimo oltre al quale il Portogallo non sia in grado di affrontare stabilmente il finanziamento del proprio debito pubblico.
WestLB, a rischio la ristrutturazione. Nonostante il coinvolgimento diretto dell’autorità di vigilanza finanziaria tedesca BaFin nelle trattative di ristrutturazione di WestLB, un accordo per il salvataggio della banca non è ancora stato raggiunto. Le incertezze sul piano di salvataggio della banca tedesca WestLB hanno fatto riaffiorare le preoccupazioni sul settore creditizio e sul piano di aiuti alle nazioni europee indebitate. La notizia ha pesato anche sull’euro, innescando a rottura del supporto di 1,35 dollari.
Anglo Irish Bank prevede perdita record. La banca irlandese nazionalizzata due anni fa, ha annunciato la previsione di un rosso di 17,6 miliardi di euro per l’esercizio 2010. Alle base delle perdite le potenziali perdite su crediti. Il rosso del 2010 va così ad aggiungersi alle perdite per 12,7 miliardi che Anglo Irish aveva registrato nel 2009. Escludendo gli oneri per il portafoglio di credito in sofferenza, l’utile operativo ammonterebbe a 1,8 miliardi. Grazie all’iniezione di fondi ricevuta dallo stato irlandese a fine 2010, l’istituto assicura peraltro di essere in possesso di un livello di mezzi propri conforme ai requisiti richiesti dalla banca centrale. Negli ultimi due anni, Anglo Irish ha ricevuto un totale di 29,3 miliardi di euro. La banca ha anche indicato che la sua riorganizzazione, richiesta dalle autorità europee quale contropartita degli aiuti pubblici sta proseguendo con il prossimo passo rappresentato dalla fusione con la Irish Nationwide, altra delle banche nazionalizzate lo scorso anno.
Usa, annunciato il piano fiscale 2012. Gli obiettivi principali della finanziaria per l’esercizio ottobre 2011-settembre 2012 comportano la riduzione del deficit dal record di 1.650 miliardi di dollari, previsto per quest’anno, pari al 10,9% del prodotto interno lordo al 7% del Pil nel 2012 e al 4,6% nel 2013 con un sostanzioso taglio della spesa pubblica che supererà i 1.000 miliardi di dollari in dieci anni. Allo stesso tempo l’amministrazione Obama vuole investire sul futuro attraverso un aumento dei contributi per lo studio. La Casa Bianca prevede una riduzione della spesa pubblica di 90 miliardi già quest’anno, la riduzione di programmi pubblici non essenziali per 400 miliardi di dollari in dieci anni e tagli alle spese militari di 78 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni. Previsti inoltre tagli ai sussidi energetici per i meno abbienti, il congelamento dei salari dei dipendenti pubblici mentre saranno ridotte di diverse centinaia di milioni di dollari le risorse per diversi programmi di welfare. Il presidente degli Stati Uniti ha proposto anche il congelamento del budget della NASA per i prossimi 5 anni. Dal punto di vista macroeconomico, il budget 2011- 2012 stima che la disoccupazione negli Stati Uniti scenderà all’8,6% nel 2012 rispetto al 9,3% previsto per quest’anno. Il prodotto interno lordo dovrebbe crescere del 2,7% nel 2011 rispetto al +3,6% precedentemente ipotizzato, mentre la crescita nel 2012 è confermata a +3,6%.
Nokia-Microsoft, alleanza per gli smartphone. Nokia e Microsoft hanno siglato un’alleanza per fronteggiare la concorrenza di Google e Apple nel settore degli smartphone. Microsoft metterà a disposizione di Nokia il sistema operativo Window Phone 7 per cercare di recuperare terreno su Google e Apple, che hanno lanciato rispettivamente Android e iPhone. Intanto oggi a Londra il numero uno di Nokia, Stephen Elop, illustrerà la nuova strategia della società per riguadagnare quote di mercato. Viene inoltre smentita dal ceo di Nokia Stephen Elop l’ipotesi di una possibile acquisizione da parte del produttore di software Usa.
Auto, vola il segmento lusso. Nonostante la crisi del settore auto, il segmento lusso tiene. Bmw ha registrato un aumento delle vendite del marchio Rolls Royce, che ha venduto 210 veicoli, con una crescita del 141,4%. Si segnalano incrementi a due cifre negli USA, a +21,1%, in Europa, a +19,3% e in patria, in Germania, i modelli venduti sono cresciuti di oltre il 30%. Audi ha visto invece crescere le vendite del 22,6%, per 95.600 veicoli, con una forte crescita in Cina, di oltre il 32%. E la Daimler non è rimasta indietro e ha segnato nel mese di gennaio un boom del 23%, con 89.400 auto vendute. Per la maggior parte si tratta di vetture Mercedes, con una crescita di vendite sullo stesso mese del 2010 pari al 23%, a 82.700 vetture.
Giappone, -0,3% del Pil. Il Pil giapponese ha registrato un calo dello 0,3% nel quarto trimestre del 2010, la prima contrazione dopo quattro trimestri in positivo. Le attese erano tuttavia per una declino più marcato, dello 0,5%. Le cifre del 4Q si traducono in un tasso annualizzato del -1,1%, contro stime per -2,1%. Il dato conferma che il Giappone l’anno scorso ha perso il suo posto di seconda maggiore economia mondiale, a favore della Cina, e ha messo in luce la dipendenza da Pechino che acquista circa un quinto dell’export nipponico. A pesare sull’economia lo scadere di incentivi governativi all’acquisto di auto e un rallentamento dell’export. I consumi privati, che costituiscono circa il 60% del Pil giapponese, sono infatti scesi dello 0,7% rispetto al trimestre precedente quando aveva registrato una crescita dello 0,8%, dato rivisto.
India, inflazione in calo. È calato all’8,23% l’indice dei prezzi all’ingrosso indiano rispetto all’8,43% fatto registrare a dicembre 2010. Il dato è tuttavia risultato superiore alle previsioni che erano dell’8,1%. Il livello risulta inoltre quasi il doppio del livello di tolleranza del 4,5% definito dalla banca centrale. Come conseguenza, la probabilità di un futuro innalzamento dei tassi è rimane elevato. Il tasso di riferimento della banca centrale è attualmente pari al 6,5%. A giorni la pubblicazione di un nuovo indice dei prezzi al consumo, finalizzato ad una più accurata stima dell’inflazione, non solo riferita ai prezzi all’ingrosso.
Il Vietnam svaluta il dong. Il Vietnam ha deciso di svalutare la valuta locale del 9% al fine di migliorare il disavanzo commerciale che a gennaio è risultato pari a 1 miliardo di dollari. Tale decisione va in controtendenza rispetto agli altri Paesi asiatici, un esempio tra tutti la Cina che sta gradualmente rivalutando lo yuan. La svalutazione rischia di aumentare l’inflazione che a gennaio era pari al 12,17% contro l’11,75% del mese precedente e soprattutto di rendere più oneroso il debito in dollari Usa che, a causa della cronica debolezza del dong, è molto elevato anche a livello privato.
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