Cosa sappiamo
Venerdì 26 giugno il primo ministro Greco Tsipras ha ricevuto un’offerta di estensione del secondo bailout per 5 mesi di 15,7 mld di EUR, a partire dal 1 luglio…..
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Eric Chaney di AXA Investment Managers
L’offerta includeva anche un ‘pacchetto per la creazione di nuovi posti lavoro e per la crescita’. Nel meeting di sabato dell’Eurogruppo la proposta sarebbe stata poi limata ed adattata a ‘rispondere alle future necessità di finanziamento e alla sostenibilità del debito greco’. In parole povere, si sarebbe iniziato a parlare di un terzo piano di salvataggio ed una ristrutturazione del debito esistente.
Il gabinetto greco ha invece preso la decisione venerdì sera ad Atene, senza consultare i partner europei, di non rispondere alla proposta dei creditori ed indire un referendum chiamando il popolo Greco a votare domenica 5 luglio sulla sua accettazione. Tutti i membri del gabinetto greco hanno annunciato che avrebbero votato ‘no’ al referendum.
L’Eurogruppo ha deciso all’unanimità (esclusa la Grecia) di ritirare la proposta e di terminare il programma di sostegno il 30 giugno, Le istituzioni dell’UE, incluso l’ESM (il meccanismo di stabilità europeo) saranno pronte a garantire la stabilità dell’area euro, Grecia inclusa. La BCE ha deciso di mantenere attive le misure di ELA (emergency liquidity assistance) a 89 mld di EUR, ma di non incrementare questo ammontare.
In Grecia
Il Parlamento Greco ha votato un decreto che porterà ad un referendum, sostenuto dalla coalizione (Syriza e gli Indipendenti Greci di destra) e dal partito di estrema destra (Golden Dawn). Tutti gli altri partiti (di destra e di sinistra) si sono opposti. La decisione di indire il referendum ha portato ad una corsa in tutto il Paese agli sportelli bancari per tutto il fine settimana, con prelievi fino a 2 mld di EUR.
Sono iniziati oggi (Lunedì 29 giugno) i controlli sui capitali e sui depositi. Banche, Bancomat e la borsa di Atene sono chiusi. All’apertura degli ATM i prelievi giornalieri saranno limitati a 60 EUR. La chiusura forzata delle banche e della borsa continuerà fino al prossimo lunedì (6 luglio) probabilmente. Ovvero fino al giorno dopo il referendum.
E’ difficile vedere un modo in cui la Grecia potrà ripagare il suo debito al FMI (per 1,6 mld di EUR) questo martedì. Un default tecnico è quasi una certezza.
Cosa crediamo sarà probabile
La strategia di Tsipras sembra improntata sull’aumentare nuovamente la posta in gioco per forzare la mano ai creditori europei, ed ottenere condizioni migliori ed un impegno più esplicito allo stralcio di almeno parte del debito esistente. I partner dell’Area Euro potrebbero fare un ultimo tentativo di riconciliazione in settimana (rendendo vincente la supposta strategia di Tsipras). Germania e Francia hanno la stessa posizione sul tema, che potremmo esprimere come: “è essenziale mantenere la Grecia nell’Euro, perché vi sono troppi fattori ignoti nel caso di una Grexit – ma non ad ogni costo”. Si inizierà a vedere della divergenza all’aumento di questi costi. Gli US stanno insistendo per mantenere la Grecia nell’Euro per motivi di stabilità geopolitica.
La BCE dovrà tenere in considerazione il default tecnico verso il FMI della Grecia. E’ assai improbabile che le misure di ELA vengano cancellate, o che la BCE dichiari tutti gli asset garantiti dal governo greco (inclusi quelli bancari, visto che sono detenuti dal governo) ineligibili per le operazioni di ELA. E’ probabile invece un maggiore haircut sugli asset della Grecia, che ridurrebbe la quantità di liquidità a disposizione dell’economia, finchè non usciranno i risultati del referendum.
Cosa non sappiamo
Sono stati posti alcuni quesiti sulla costituzionalità di questo referendum (dall’ex Ministro delle finanze Venizelos tra vari) visto che verte per la maggior parte su questioni di natura fiscale, che non dovrebbero poter essere oggetto di referendum. Inoltre, visto che l’Eurogruppo ha ritirato la sua proposta, si andrebbe a votare su un documento con validità solo storica e non reale. Un altro colpo di scena, ovvero il ritiro del referendum e l’indizione di elezioni da parte del governo, è quindi una (remota) possibilità.
Il caso di un mancato pagamento al FMI, dopo la concessione di un periodo di grazia (l’accorpamento dei pagamenti di giugno in un’unica soluzione a fine mese), è una novità. Non sappiamo quindi fino a quale punto la regolare routine seguita dopo la mancanza di un pagamento (generalmente trattative bilaterali, con una successiva notifica del Direttore del Fondo al board, procedura che normalmente potrebbe impiegare fino a sei settimane) possa venire rispettata. Questo è un elemento importante in quanto una volta che il default dovesse venire notificato al board del FMI, l’EFSF/ESM dovranno valutare se attivare o meno le clausole di cross-default presenti nell’attuale accordo con la Grecia. In caso affermativo, l’EFSF dovrebbe richiedere alla Grecia un rimborso immediato dei prestiti in essere. Ovviamente una decisione politica.
Cosa sembra più probabile questa settimana (il nostro scenario principale)
Con banche e borsa chiusi, l’ELA manterrà il sistema bancario liquido (le operazioni elettroniche ed il sistema interbancario dovrebbero continuare ad operare regolarmente), almeno finchè la BCE non prenderà una decisione post-default con il FMI. Haircuts più elevati non dovrebbero rendere il sistema bancario Greco immediatamente insolvente.
Sapremo meglio mercoledì, il prossimo momento critico, se i Paesi dell’Area Euro saranno disposti a migliorare la loro proposta e fornire maggiori dettagli sulle future misure da adottare nel caso questa venisse accettata (investimento dell’UE nella Grecia e debt relief). Non vi è molto spazio di manovra, ma vi è una buona probabilità di un ultimo tentativo.
Nel frattempo le reazioni nei mercati finanziaria potrebbero essere decisamente severe:
– €/US$ giù possibilmente del 5%.
– Mercati azionari globali in correzione:
o I mercati Euro probabilmente tra il 5% ed il 10%; nel caso nel referendum vincesse il ‘no’ allora una correzione negativa ancora maggiore, probabilmente attorno al 15%, principalmente nel settore finanziario.
o Gli altri mercati vedranno pure segni negativi, anche se di minor importo. Ci aspettiamo un -5% dei mercati globali, in base anche al beta del mercato azionario.
Crediamo Wall Street perderà di meno, visto che gli US saranno visti come un porto sicuro; altri mercati presumibilmente reagiranno peggio.
– I mercati Fixed Income registreranno movimenti divergenti:
o Treasury US, Bund ed altri rendimenti semi-core si abbasseranno. Non escludiamo la possibilità che i rendimenti del Bund raggiungano quota 50 / 60 bps in una prima reazione immediata.
o Gli spread italiani e spagnoli potrebbero ampliarsi forse fino a 200 / 220 bps, o l’equivalente di circa un 2,5% / 3% in termini di rendimento.
Cosa succederà se al voto il ‘Si’ vincerà?
L’attuale gabinetto darà le dimissioni ed il Presidente greco inizierà a consultare i vari partiti per formare una nuova coalizione. Una di ampio respiro, con all’interno Syriza, è una possibilità. Altrimenti sarà necessario indire le elezioni.
I creditori internazionali miglioreranno le condizioni di finanziamento per la Grecia, in modo da rendere possibili I pagamenti al FMI ed alla BCE (20 luglio), stabilizzando il sistema bancario, con una rimozione graduale dei limiti sui prelievi.
Una volta che il nuovo governo sarà al potere, la proposta dei creditori passerà in mano al Parlamento ed i 15,7 mld di EUR promessi saranno veicolati in Grecia. Poco dopo inizieranno le negoziazioni per il terzo bailout e per lo stralcio del debito.
I mercati finanziari rimbalzeranno in positivo nel caso vinca il ‘si’ al referendum. Lo sguardo del mercato tornerà ad essere puntato sulla Fed.
E se il ‘No’ riceverà più voti?
I paesi membri dell’Euro dovranno considerare il fatto che il popolo greco ha espresso un parere coerente con l’uscita dalla moneta unica.
La Grecia renderà chiaro che le obbligazioni dovute alla BCE non verranno ripagate.
La BCE considererà probabilmente la Grecia in default e le banche insolventi (anche se non immediatamente), facendo i primi passi verso la cancellazione dell’ELA, con il conseguente fallimento immediato del sistema bancario.
I controlli su capitale e depositi saranno rafforzati, e si inizierà a preparare una Grexit.
Nel caso di attacchi speculativi sul debito periferico (le obbligazioni portoghesi sono quelle più a rischio) la BCE potrebbe permettere alle banche centrali nazionali di aumentare i volumi del PSPP (Public Sector Purchase Programme).
E’ probabile che i mercati finanziari in ogni caso reagiscano negativamente, con l’euro in calo tra il 5% ed il 10%, e parimenti i mercati azionari. Gli spread periferici non si amplieranno più di quanto già discusso, vista la prontezza della BCE.
La volatilità dei mercati finanziari potrebbe spingere la Fed a posporre il primo rialzo dei tassi al meeting di Settembre.
– I Paesi dell’UE, con il sostegno degli US, faranno il possibile per tenere la Grecia nell’Unione Europea, per evitare pericolose instabilità politiche nell’Europa del Sud/Est. La decisione finale sarà però in mano alla coalizione guidata da Syriza, e lo scenario peggiore, una Grexit, diventerebbe una possibilità concreta. Disordini civili e sociali in Grecia potrebbero diventare un grave problema.
Fonte: BONDWorld.it
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