BCE meno tranquilla sull’inflazione

Come atteso, non sono emerse particolari novità dalla riunione BCE. Degni di nota solo la maggiore accentuazione, rispetto ai mesi scorsi, sui rischi inflazionistici e l’appoggio esplicito a un rafforzamento dell’EFSF. …


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La BCE ha lasciato, come scontato, invariati i tassi (che continuano a essere giudicati «appropriati») senza introdurre novità circa le misure di politica monetaria in essere.

Circa lo scenario, si nota una lieve revisione al rialzo delle aspettative sulla crescita ma soprattutto maggiori preoccupazioni sull’inflazione: nello scenario BCE i rischi sono ora «lievemente verso il basso» sulla crescita (da «verso il basso» il mese scorso), mentre i rischi sull’inflazione restano «bilanciati», ma «potrebbero aumentare». In particolare, la BCE ammette l’esistenza di pressioni «di breve termine» sull’inflazione, che rimarrà sopra il 2% almeno per qualche mese e potrebbe anzi aumentare ulteriormente, per tornare coerente con la definizione di stabilità dei prezzi secondo la BCE solo verso la fine dell’anno; in ogni caso, il recente rialzo dell’inflazione non ha mutato lo scenario BCE perché nel medio termine le pressioni rimangono contenute (per inciso, da notare che esattamente in direzione opposta vanno le dichiarazioni fatte in contemporanea dal Ministro dell’Economia tedesco, secondo cui in Europa i rischi inflazionistici non ci sono nel breve termine, ma potrebbero emergere nel giro di 3-4 anni).

In ogni caso Trichet, durante la conferenza-stampa, ha dichiarato che la BCE è permanentemente in allerta contro i rischi inflazionistici. Ricordando la mossa a sorpresa di luglio 2008, quando la Banca alzò i tassi in corrispondenza di un picco inflazionistico (il CPI arrivò al 4%), nonostante esso fosse dovuto unicamente alle materie prime e nonostante uno scenario internazionale già gravato delle prime avvisaglie della crisi, Trichet ha affermato che la BCE non si è mai impegnata a non toccare i tassi qualora fosse necessario, segnalando così che: 1) la BCE tiene conto della dinamica complessiva dell’inflazione e non solo della componente core; 2) la BCE non è disposta a tollerare troppo a lungo scostamenti significativi del CPI dal target.

Circa la divergenza del ciclo tra i paesi dell’area euro, secondo Trichet essa non è particolarmente accentuata (lo è meno di quella degli stati appartenenti agli Stati Uniti) e anzi è diminuita nell’ultimo anno (e questo trend potrebbe continuare in futuro).

Mentre il mese scorso, sia la decisione di rinnovare le aste a piena allocazione a 3 mesi che quella di rinnovare il Securities Markets Programme (SMP) erano state prese a maggioranza, (l’una «a maggioranza», l’altra a «schiacciante maggioranza»), questo mese il Consiglio è stato unanime (nel decidere di lasciare tutto invariato) e Trichet ha aggiunto in particolare che la BCE è stata unita nel giudizio sullo scenario inflazionistico. Trichet non ha fatto dichiarazioni particolari circa il programma di acquisti di bond, limitandosi a dichiarare che la BCE osserva attentamente l’andamento dei mercati obbligazionari sia sul secondario che sul primario. In risposta a una specifica domanda, Trichet ha dichiarato che qualsiasi ipotesi di un’insolvenza della BCE, a causa del calo di valore dei titoli che questa ha in portafoglio, è ”assurda”. Nessuna particolare dichiarazione nemmeno sul destino delle misure non convenzionali, Trichet si è limitato ad affermare che la BCE continuerà a «scoraggiare» le banche strutturalmente dipendenti dai prestiti dell’Istituto Centrale, ammettendo però che non si tratta solo di casi isolati in quanto la crisi sul debito sovrano aumenta i rischi per gli interi sistemi bancari dei paesi periferici.

Circa il dibattito in corso sugli strumenti per rispondere alla crisi sul debito dei paesi periferici, Trichet si è detto d’accordo sul fatto che il fondo di stabilizzazione (l’EFSF) debba essere migliorato sia quantitativamente, che qualitativamente, appoggiando così esplicitamente la presa di posizione della Commissione Europea.

In sintesi, dalla riunione è emersa una maggiore preoccupazione per lo scenario inflazionistico. Vista la teoria del «doppio binario» più volte ribadita in conferenza-stampa da Trichet, non è da escludere, se il CPI restasse per buona parte dell’anno significativamente al di sopra del target, che la BCE possa anticipare alla seconda metà di quest’anno un rialzo dei tassi pur mantenendo, almeno in parte, le misure non convenzionali in essere. Mentre, infatti, il rischio macroeconomico dall’inflazione potrebbe giustificare un rialzo dei tassi, il rinnovo del full allotment potrebbe essere giudicato appropriato, in quanto non finalizzato a mantenere in piedi artificiosamente singole banche in difficoltà, ma necessario a sostenere i sistemi bancari dei paesi periferici, che risentono inevitabilmente a livello di «sistema» del maggior rischio-paese che il mercato attribuisce loro (rendendone più difficile/costoso il finanziamento sul mercato).


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